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    A 3 anni bimbi attendibili su abusi se sentiti da esperti

    Il bambino in età prescolare, di 3 o 4 anni, può essere "idoneo a testimoniare", se ascoltato da un perito psicologo, esperto in materia, in casi di abusi e maltrattamenti.

    "Uno specialista competente è infatti in grado di raccogliere il disagio, il trauma che il bambino di tre anni dimostra non attraverso il linguaggio verbale", spiega all'ADNKRONOS SALUTE, Marialori Zaccaria, presidente dell'Ordine degli psicologi del Lazio, sottolineando uno dei punti nodali delle "Linee guida per le perizie in caso di abuso dei minori", deliberate dal consiglio dell'Ordine, e presentate oggi a Roma.

    Indicazioni per i professionisti che puntano a elevare la qualità delle perizie e cercare di facilitare il dialogo tra psicologi e magistrati, a tutela di tutte le persone coinvolte in casi di abuso sui minori.

    "Le linee guida puntano molto alla qualità dell'intervento della psicologia in un campo così delicato come l'abuso sui minori", continua la presidente degli psicologi del Lazio. Durante i procedimenti giudiziari le perizie richieste dai magistrati, per stabilire la verità dei fatti, potranno avere in queste linee guida un punto di riferimento 'tecnico'.

    "Vogliamo affermare – prosegue Zaccaria – la cultura dell'ascolto e del rispetto dell'infanzia, ai diversi livelli di responsabilità, affinché vi siano 'regole' condivise che vincolino tutti a comportamenti con standard elevati".

    Fissare criteri per orientare lo psicologo chiamato a valutare una situazione di presunto abuso è fondamentale anche secondo Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi.

    "Queste linee guida – afferma Palma – erano assolutamente necessarie. Questo perché registriamo numerosissimi casi di psicologi che sono sottoposti a procedimenti disciplinari da parte degli Ordini territoriali che riguardano proprio l'intervento in caso di abusi, con accuse di carattere deontologico, soprattutto per quanto riguarda le competenze necessarie per intervenire nel settore specifico".

    Un fenomeno 'fisiologico' perché mettere in dubbio la correttezza della perizia è spesso funzionale a un iter giudiziario. "Avere delle linee guida – continua Palma – fissa criteri di qualità che potrebbero evitare anche tanti procedimenti deontologici, tutelando sia le persone coinvolte che il professionista".

    Altro elemento utile del documento è la possibilità di migliorare la comunicazione tra psicologi e magistrati: "si usano linguaggi diversi – continua Palma – magari si utilizzano gli stessi termini dando loro significati differenti. Questo documento va nella direzione giusta perché contiene una serie di elementi per lo psicologo, anche in riferimento alle competenze che deve avere, che rendono più probabile anche un maggiore dialogo con il magistrato".

    Per quanto riguarda questioni più specifiche, come la necessità di videoregistrare gli incontri tra minore e perito, gli psicologi dicono sì alla registrazione, "purché ci sia il consenso del minore stesso – precisa Zaccaria – e questa volontà può essere stabilita solo dall'esperto che lo sta valutando". Una posizione che sembra condivisa dai magistrati.

    Per Nicola Maiorano, magistrato di Cassazione, sostituto procuratore di Roma, "sulla videoregistrazione sono sorte incomprensioni e travisamenti della realtà: nessuna norma prevede o impone la videoregistrazione degli incontri tra l'esperto e il minore, come nessuna norma prevede la documentazione dell'attività svolta. Va pertanto lasciata alla sensibilità e alla professionalità dell’esperto la scelta se adottare o meno la videoregistrazione".

    Il documento presentato oggi dall'Ordine degli psicologi del Lazio si basa su otto articoli e indica anche la prassi operativa per la conduzione del colloquio e l'osservazione del minore, in particolare nella prima e seconda infanzia.

    Fonte: http://www.adnkronos.com/

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