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    Agenti in crisi. L’Fbi chiede aiuto al Cielo

    L’Fbi ricorre alla fede per aiutare gli agenti americani a sostenere lo stress del quotidiano confronto con delitti e criminali. In uno degli edifici della base di Quantico, in Virginia, la «Behavioral Science Unit» ha da qualche tempo inserito lezioni di spiritualità per gli agenti federali e statali che frequentano i corsi di aggiornamento. L’unità dell’Fbi che studia il comportamento dell’individuo è nota per avere nel proprio curriculum invenzioni di successo come il «profiling» – che consente di dare la caccia ai criminali in base alle loro caratteristiche sociali -, e dall’indomani degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 la missione che si è trovata ad affrontare è come consentire agli agenti americani di affrontare i nuovi compiti della caccia ai terroristi senza cedere allo stress già accumulato a causa della lotta a piccoli e grandi criminali.

    Per avere un’idea delle dimensioni del problema basta tener presente che il 90 per cento dei quasi 900 mila agenti americani – non solo dell’Fbi ma di tutti i corpi addetti alla sicurezza – è divorziato, mentre fra essi il tasso di suicidi e di violenze domestiche è ben più alto della media nazionale.

    Il direttore dell’Fbi Robert Mueller, in carica dal 4 settembre 2001, ha così deciso di affrontare il problema dell’eccesso di aggressività degli agenti armati andando oltre il normale ricorso a psicologi, consulenti familiari e colleghi di pattuglia. Da qui la decisione di inserire nel programma di «ricerche» della «Behavioral Science Unit» anche la «spiritualità», d’intesa con il dipartimento di Giustizia. La scelta è stata dunque di puntare a rafforzare il rapporto con la fede degli agenti, individuando preti cattolici, pastori protestanti, rabbini ebrei e imam musulmani come insegnanti che si alternano in un corso ad hoc durante il quale viene chiesto ai poliziotti-studenti di aprirsi e raccontare le loro sensazioni ed emozioni come se si trovassero dentro un confessionale.

    Non si tratta di una pratica insolita in una nazione come l’America nella quale molte Chiese evangeliche prevedono programmi di confessioni pubbliche, che a volte avvengono di fronte a centinaia di fedeli. I risultati, secondo uno degli insegnanti di Quantico che ha raccontato la sua esperienza chiedendo l’anonimato, sono stati finora positivi in quanto «parlare di fede aiuta gli agenti a sfogare ciò che provano nel momento in cui entrano a contatto con il Male». Il successo dei corsi di «spiritualità» è stato tale da spingere l’Fbi a organizzare a Quantico una videoconferenza con ventimila posti di polizia durante la quale gli agenti hanno potuto liberamente porre ogni sorta di domande a un gruppo di religiosi presenti nella veste di conferenzieri. Fra le questioni più sollevate vi è stata quella del rapporto con la vita umana, ovvero la sensazione che l’agente prova quando si trova a uccidere o a esercitare con frequenza, per motivi di difesa, forme di violenza eccessiva nei confronti del prossimo. Le risposte dei leader religiosi hanno avuto in comune la richiesta agli agenti di «esprimere liberamente i tormenti che provate» nella convinzione che la scelta peggiore è quella di tenere per sé la rabbia in quanto la porta a manifestarsi sotto forme diverse in altre occasioni, magari dentro le pareti domestiche, a danno degli famigliari più stretti.

    Fra i docenti dei corsi di spiritualità non sono mancate tuttavia tensioni, come nel caso di un imam che ha protestato con l’Fbi per aver affisso in un edificio di Quantico un manifesto gigante con le immagini dei dieci super-ricercati, tutti di religione musulmana. La tesi dell’imam è che tale esposizione avrebbe effetti nocivi spingendo gli studenti della «Behavioral Science Unit» ad avere preconcetti nei confronti dei musulmani in genere. Ma la richiesta di rimuovere il manifesto è stata respinta al mittente con la motivazione che l’identità dei super-ricercati non dipende dall’Fbi.

    Fonte: http://www.lastampa.it

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