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    Amicizia: una “scintilla” per il cervello

    È un pensiero comune che gli occhi si illuminino quando si parla con un vero amico. In fondo, gli occhi non sono che lo specchio della mente. Una recente ricerca apparsa sulla rivista Journal of Neuroscience ha dimostrato, infatti, che un rapporto di amicizia è in grado di favorire un’interessante attivazione di un’area del cervello, non rilevata quando si ha a che fare con uno sconosciuto.

    Secondo Fenna Krienen, una delle responsabili dello studio dell’Università di Harvard, da anni è in atto una forte disputa su come l’attività cerebrale possa essere influenzata dai rapporti con amici, parenti e semplici conoscenti. “Questi risultati suggeriscono che la vicinanza sociale è il fattore principale, più che la ‘somiglianza’ sociale come pensato in precedenza”, spiega la ricercatrice.

    In un loro esperimento, la Krienen e i colleghi hanno analizzato l’attività cerebrale di un campione di volontari mentre venivano poste loro alcune domande relative ad amici e sconosciuti. Come risultato, quando parlavano dei loro amici i soggetti mostravano un incremento dell’attività della corteccia prefrontale mediale, un’area del cervello coinvolta nella socialità.

    Questo incremento dell’attività non si verificava quando ai volontari era chiesto di rispondere a domande relative agli sconosciuti, anche se questi mostravano molti lati in comune con loro. Secondo i ricercatori, questi risultati suggeriscono che la coesione sociale è un fattore molto più rilevante rispetto alla condivisione degli interessi nel favorire la “vicinanza” tra le persone.

    Fonte:   Krienen FM et al. Clan Mentality: Evidence That the Medial Prefrontal Cortex Responds to Close Others. Journal of Neuroscience 2010; DOI: 10.1523/JNEUROSCI.2180-10.2010
    http://it.health.yahoo.net

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