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    Ansia e pianti, se la scuola diventa fobia sempre più ragazzi ne soffrono

    Colette si rifiutava di andare a scuola. Frequentava la quarta in un istituto parigino, era la migliore allieva della sua classe. "Ho telefonato alla direttrice – racconta sua madre – le ho domandato l'autorizzazione di cambiare istituto. Mi ha risposto che mia figlia doveva solo essere più forte". Colette però era sempre più spesso ricoverata in infermeria, poi un giorno ebbe una crisi di disperazione durante una lezione e minacciò di suicidarsi. È questa una delle storie raccontate in un recente articolo su "Le Monde" che descrive una paura che sembrava tramontata e che spesso viene ignorata: la fobia della scuola.

    Una paura che può manifestarsi con pianti, tremori, mal di pancia e di testa, crisi di panico prima di varcare la soglia della classe. A volte sembrano capricci, incomprensibili ribellioni, crisi adolescenziali. Possono essere invece sintomi di un disagio che colpisce bambini e ragazzi, dalle prime classi fino al liceo, e che permane anche in una scuola che ha dimenticato da tempo i metodi autoritari e che ha fatto dell'accoglienza e della comprensione i suoi slogan educativi.

    La fobia della scuola viene descritta per la prima volta nel 1941 dalla psichiatra americana Adélaïde Johnson, ed è stata per anni spiegata essenzialmente come conseguenza di relazioni di dipendenza irrisolte tra madre e figlio. Poi, la definizione si è allargata alla nozione di rifiuto della scuola e oggi tende ad includere le cause più svariate, come l'angoscia della separazione, la paura degli scherzi dei compagni, degli insegnanti, il timore di avere brutti voti, di deludere. "Secondo i medici che prestano consulenza tecnica per la pubblica istruzione il fenomeno sarebbe in crescita", afferma Jeanne-Marie Urcun del ministero della Pubblica istruzione francese.

    Secondo gli esperti riguarda circa il 2 per cento dei bambini della scuola dell'obbligo. La fobia della scuola raggiunge dei picchi nei momenti chiave del percorso scolastico: tra i 5 e i 7 anni, all'inizio della scuola primaria, tra i 10 e gli 11 anni, all'inizio delle medie, e a partire dai 14 anni. "Quando capitano questi casi si segnalano a pediatri e psicologi ma i casi più gravi sono rari", spiega la psicologa Tilde Giani Gallino. "Prima si andava a scuola a sei anni, magari i bambini non frequentavano neanche l'asilo e molti, come anche le mamme, vivevano male il distacco. Oggi parecchie cose sono cambiate, le madri vanno a lavorare e i bambini arrivano davanti alla scuola e dicono ciao senza problemi. Per questo i casi di fobia della scuola appaiono più evidenti. Bisogna però fare attenzione che non si stia enfatizzando una nuova malattia rendendo patologico un atteggiamento che è normale o comunque risolvibile. Questo potrebbe essere un terreno vergine da medicalizzare, che farebbe l'interesse delle case farmaceutiche".

    Se in Italia non è ancora allarme, in Francia è stato deciso di aprire un corso specifico per i giovani che hanno un rifiuto della scuola. "Mi sono dovuta confrontare negli ultimi anni con una domanda crescente da parte dei genitori, dei capi degli istituti e dei medici psichiatri di accogliere giovani che stavano smettendo di andare a scuola o che non erano più in grado di uscire di casa", afferma il provveditore Françoise Le Mer, che ha deciso di aprire un corso specifico con il sostegno dell'Accademia e della fondazione per la Salute degli studenti di Francia per tutti quelli che hanno paura della scuola, la rifiutano, soffrono in classe senza un apparente perché. "Sono tutti degli alunni eccellenti che erano sottoposti a una pressione troppo forte o che si annoiavano".

    Fonte: http://www.repubblica.it

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