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    Bioenergetica: classe di esercizi e fasi

    Nello specifico, la “Bioenergetica” si occupa dello studio della personalità dal punto di vista dei processi energetici del corpo.
    L’energia viene prodotta attraverso la respirazione ed il metabolismo, mentre viene scaricata tramite il movimento.

    Il corpo e i suoi processi sono in primo piano: la personalità può essere rappresentata schematicamente come una piramide, alla cui base si trovano appunto i processi energetici mentre, salendo verso l’apice, si incontrano i movimenti (motilità interna), i sentimenti e infine i pensieri e l’Io. 


    Che cos’è una classe di esercizi

    Le classi di esercizi di bioenergetica consistono in incontri di gruppo in cui un conduttore invita i partecipanti ad eseguire una serie di esercizi corporei che possono essere respiratori e posturali, movimenti espressivi con utilizzo della voce, momenti di raccoglimento, massaggi, esercizi in coppia.

    Ogni esercizio si sviluppa secondo un ciclo di “contrazione” e di “espansione”: nella prima fase viene aumentata la tensione sui muscoli attivi nel lavoro, mentre nella seconda il muscolo si libera dello stress tramite vibrazioni e movimento, il che porta a una diminuzione della rigidità dei tessuti.

    Le vibrazioni sono sempre bene accette perché indicano il passaggio di un flusso energetico e quindi sono segno di un certo allentamento della tensione: normalmente la vibrazione è percepita come un leggero tremito, ma a volte può essere molto evidente, il che può indicare una carenza di struttura contenitiva.

    Oltre allo sviluppo dell’energia è importante anche lo sviluppo di una struttura in grado di contenerla e questi possono essere due degli obiettivi raggiungibili tramite la frequentazione regolare delle classi.


    Gli esercizi bioenergetici sono stati ideati da 
    Alexander Lowen nel corso della sua esperienza coi pazienti e sono strettamente legati ai caratteri bioenergetici e alle loro armature corporee e psichiche, come pure alle tensioni e ai blocchi energetici che vanno a formare l’armatura stessa.

    All’interno della terapia, oltre al lavoro corporeo che serve a percepire e allentare le tensioni, si utilizza il lavoro analitico, mentre nella classe di esercizi questo secondo aspetto viene meno, e l’attenzione è posta esclusivamente sulla percezione corporea da parte dei clienti.

    Si lavora ad ogni modo seguendo la mappa delle tensioni muscolari dei caratteri loweniani, come pure quella delle fasce di costrizione muscolare individuate da Reich (occhi, bocca, collo, spalle, diaframma, addome, pelvi).

    Si lavora molto anche sulle articolazioni (caviglie, ginocchia, bacino, spalle, polsi, collo): si tratta di punti di snodo energetico all’interno del corpo, e un loro stato di tensione cronica limita fortemente un passaggio fluido dell’energia, andando a creare dei blocchi e dei ristagni.


    Il Grounding
    Un concetto fondamentale della Bioenergetica è quello di 
    Grounding, che si ritrova anche all’interno delle classi di esercizi.
    Lo si può definire come il senso di avere i piedi ben appoggiati a terra, dovuto ad una corrente dinamica che scorre dalle gambe, attraverso i piedi, verso il suolo e rappresenta il contatto dell’individuo con la realtà di base della propria esistenza.

    Un individuo dotato di Grounding sa chi è, dove si trova e dove sta andando. È caratteristica dell’epoca moderna dare grande enfasi al potere, alla volontà, al controllo, come pure all’apparire, alle immagini, e soprattutto al potere della mente al di sopra del corpo, il quale viene relegato a ruolo di macchina, che “porta a spasso” la sopravvalutata mente.

    Questo è ancora più vero quando il corpo è costretto da tensioni croniche, derivante dalla repressione dei sentimenti e delle emozioni avvenuta nell’epoca infantile.
    Ogni parte del corpo cronicamente contratta diventa insensibile, e la persona perde una parte di sé, dal momento che il Sé è il corpo.

    Quando si ha uno scarso senso del Sé ci si rifugia nelle immagini dell’Io e ci si identifica con esse, ma si perde il contatto con la nostra realtà di base.

    Proprio qui assume importanza il Grounding, che riporta il centro di gravità in basso, verso il ventre, nel punto che gli orientali chiamano “hara”.
    C’è una posizione in particolare che aiuta ad aumentare il senso di grounding: il soggetto è in posizione eretta, con i piedi paralleli e all’altezza dei fianchi; il peso del corpo è poggiato sull’intera pianta del piede, le ginocchia sono leggermente flesse, il busto è dritto e il bacino leggermente spostato all’indietro; si richiede che il soggetto si lasci respirare naturalmente.

    Se questa posizione viene mantenuta per un certo tempo (o se si piegano maggiormente le ginocchia durante l’inspirazione e se si raddrizzano durante l’espirazione) si produrranno delle vibrazioni spontanee nelle gambe, che possono raggiungere anche il bacino, segno che le tensioni si stanno allentando e che l’energia sta scorrendo in modo più libero.

    È importante mantenere le ginocchia sempre leggermente flesse perché, se tenute rigide e tese, si impedisce all’energia di fluire andando ad inficiare il senso di grounding.

    Inoltre le ginocchia fungono da ammortizzatori permettendo, se sono flesse, di scaricare verso terra gli stress che agiscono sulla persona; se invece le ginocchia sono tenute rigide, lo stress si andrà a scaricare nella schiena, andando a creare dei problemi. Analogo effetto viene prodotto da una rigidità nelle caviglie, come pure nel bacino e dal mantenere il peso del corpo sui talloni.

    Quindi il lavoro sul grounding all’interno delle classi si incentra sui piedi, sulle caviglie, sulle gambe e le ginocchia, oltre che sul bacino.
    Si procede sempre dal basso verso l’altro, andando ad allentare man mano le tensioni nei vari distretti e permettendo all’energia di scorrere dando un senso di contatto col suolo e di sicurezza. 

    Fin qui abbiamo esaminato l’aspetto del grounding che si riferisce al “chi si è” e al “dove si è”, riferendoci all’avvicinamento alla propria realtà interiore e al contatto con la realtà esterna.
    Per sviluppare l’aspetto del “dove si sta andando”, nelle classi si utilizza la camminata e gli esercizi con lo sguardo e gli occhi.

    Spesso i partecipanti sono invitati a camminare per la stanza, in circolo o in ordine sparso, portando l’attenzione all’appoggio del piede a terra, vengono invitati a camminare lentamente, a percepire che la spinta ad avanzare viene data dall’avampiede; le ginocchia sono sempre mantenute flesse e si pone attenzione al respiro.

    Durante la camminata è importante cercare di dare direzionalità allo sguardo, i soggetti possono essere invitati a prendere contatto con oggetti della stanza o con lo sguardo degli altri partecipanti, facendo sempre attenzione ad eventuali cambiamenti nella respirazione o nelle tensioni del corpo.

    Tutti questi aspetti costituiscono la base delle classi di esercizi, come il grounding è alla base della personalità, e da qui si può procedere al lavoro sui distretti corporei superiori e a mobilitare una maggiore energia che può essere tollerata grazie al senso di grounding precedentemente sviluppato. 


    Altro aspetto centrale delle classi di esercizi è la respirazione, che viene anche associata alla voce.
    Già Reich aveva posto l’attenzione sul respiro e sulla sua limitazione prodotta dalle tensioni muscolari, formatesi per reprimere sentimenti ed emozioni inaccettabili.

    Anche Lowen dice che i bambini imparano a trattenere il respiro per reprimere emozioni spiacevoli o non accettate dall’ambiente esterno. Ma il respiro ha grande importanza anche e soprattutto in quanto immette l’energia nel nostro organismo, e in effetti è proprio tramite la riduzione dell’energia che si impedisce la motilità interna e quindi la formazione e percezione di sentimenti ed emozioni. Si perde però anche il contatto con se stessi.

    Aumentare la profondità del respiro permette quindi un maggiore afflusso energetico, un maggiore contatto con i sentimenti, le emozioni e quindi con il sè; l’accoppiamento della voce permette di creare delle vibrazioni interne che vanno ad allentare le tensioni e possono sfociare in un pianto che rilassa e libera in misura anche maggiore.

    Esistono esercizi specifici per ampliare la respirazione, ma il conduttore invita i partecipanti a porre attenzione al respiro durante ogni esercizio, utilizzando anche la voce nel caso si percepisca dolore o fatica nell’esecuzione: in questo modo si crea un aumento di energia e si permette alle persone di notare quando tendono a trattenere il respiro, di percepire le tensione e di entrare maggiormente in contatto. 

     
    Le fasi di una classe

    Una classe di esercizi si può suddividere in tre fasi: carica, scarica, rilassamento, che corrispondono al ciclo naturale dell’energia. La fase di carica consiste nel lavoro sulla muscolatura contratta, partendo dai piedi e dalle gambe: si mettono sotto stress i muscoli su cui si sta lavorando.

    Luciano Marchino (2004) paragona questo aumento di tensione ad una cura di tipo omeopatico: sovrapponendo una tensione volontaria alla tensione inconscia preesistente, si stimola il corpo a reagire, rilasciando e liberando lo stress contenuto nell’aria su cui si lavora.

    Lo stato di carica
    si manifesta attraverso lo sviluppo di vibrazioni involontarie, che attestano un aumento di energia e un certo allentamento delle tensioni, inoltre permette un maggiore contatto con i sentimenti e le emozioni. Si cerca di sviluppare la carica in tutto il corpo, seguendo sempre la direzione dal basso verso l’alto. 


    La vibrazione è già un elemento che favorisce la scarica, ma questa può essere accentuata tramite l’utilizzo di esercizi espressivi che interessano le parti del corpo caricate: scalciare, battere i piedi a terra, tirare pugni, spingere i gomiti indietro come per spostare qualcosa, saltare. Tutti gli esercizi di scarica vengono associati all’uso della voce, che permette una maggiore espressione dell’emotività, oltre che un’agevolazione della scarica e della produzione di vibrazioni interne. 

    Dopo aver caricato e scaricato tutto il corpo, si giunge alla fase di rilassamento, che solitamente si svolge con i partecipanti distesi a terra. La posizione supina permette al corpo di abbandonarsi maggiormente al suolo, si elimina il peso della forza di gravità e i muscoli si possono rilassare maggiormente. 

    La “rimessa in piedi” è l’ultima fase della classe di esercizi, durante la quale i partecipanti ritornano al contatto col mondo esterno e a una posizione adulta (quella eretta). I clienti sono invitati ad aprire gli occhi, a prendere contatto con l’ambiente esterno, a stirare le membra come al risveglio mattutino.

    E’ importante rialzarsi gradualmente, passando dalla posizione del Bend-over. Quando i partecipanti sono tutti in piedi, possono essere invitati a prendere contatto con lo sguardo dei compagni di gruppo, a camminare liberamente per la stanza incontrando le altre persone, ci si può prendere per mano sentendo l’energia del gruppo che scorre.
    Ad ogni modo è sempre importante riportare le persone a contatto con la realtà e farle uscire con un senso di grounding. 

     
     
    BIBLIOGRAFIA
    Capecchi A. (2007), Che cos’è l’analisi bioenergetica, Carocci, Roma.
    Tratto da International Journal of Bioenergetic Analysis.
    Lowen A. e Lowen L. (1977), The way to vibrant health, Harper & Row,
    Marchino L., Mizrahil M. (2004), Il corpo non mente, Saggi Frassinelli, (TN).
    Sollmann U. (1988), Bioenergetik in der praxis, Rowohlt, Amburg. Tr.it., Esercizi bioenergetici: per vincere lo stress e rigenerarsi, 1995, Astrolabio, Roma.
     
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