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    Bioenergetica: scopo delle classi di esercizi

    Si può cercare di definire lo “scopo” delle classi di esercizi in opposizione a quello di altre discipline corporee e anche alla terapia bioenergetica.

    In effetti gli esercizi bioenergetici sono nati all’interno dell’approccio analitico e vengono tuttora impiegati all’interno delle sedute di terapia individuale e di gruppo.
    Possono perciò essere molte le confusioni rispetto ai due tipi di setting (terapia e classe di esercizi), e spesso viene evidenziato il pericolo che una classe possa tendere a trasformarsi in una terapia di gruppo.

    Nonostante gli esercizi siano una base comune dei due setting, vi è una grande differenza rispetto al loro utilizzo, allo scopo della “seduta” e allo stile del conduttore.

    Nella terapia bioenergetica gli esercizi vengono utilizzati per far percepire al paziente in che modo inibisce e blocca il fluire dell’eccitazione nel corpo, mentre la parte analitica aiuta a capire il “perché” di questi blocchi e inibizioni, che sono per lo più inconsci, mettendoli in relazione alle esperienze infantili; il paziente inoltre è incoraggiato e aiutato ad accettare ed esprimere le emozioni represse all’interno dell’ambiente controllato della situazione terapeutica.

    Nel contesto delle classi di esercizi manca invece l’elaborazione analitica dei vissuti, come pure la comunicazione e condivisione verbale degli stessi.
    L’esperienza corporea è al centro della classe dall’inizio alla fine, e la voce viene utilizzata come coadiuvante nell’espressione emotiva durante gli esercizi, come mezzo per ampliare la respirazione e le vibrazioni interne, e non tanto nella sua valenza prettamente comunicativa: è piuttosto un mezzo per entrare in contatto con se stessi.

    Anche se non sono una forma di terapia, le classi hanno comunque un effetto terapeutico dal momento che favoriscono la salute psicofisica, diminuiscono lo stress, producono un aumento del livello di energia vitale, un miglioramento del sentire e del contatto con se stessi e la realtà circostante.

    Lowen asserisce che uno dei principali scopi delle classi è quello di aiutare le persone a percepire il corpo e a mettersi in contatto con esso.
    Essendo la percezione una funzione del sentire, l’obiettivo principe delle classi è appunto il “sentire”. “Questi esercizi non sono un sostituto della terapia. Essi non potranno risolvere profondi problemi emotivi (…) ma l’eseguirli regolarmente vi aiuterà in modo notevole ad accrescere la vostra vitalità e la vostra capacità di provare piacere” (Lowen, 1977, p.15).

    Nello specifico gli esercizi aumentano lo stato di vibrazione del corpo, aumentano il grounding, approfondiscono la respirazione, aumentano la consapevolezza di sé, ampliano l’autoespressione.

    Possono inoltre intensificare le sensazioni sessuali e aumentare la fiducia in se stessi. È chiara la valenza terapeutica, ma è importante che il conduttore abbia bene in mente la differenza di scopi e di metodo di lavoro rispetto alla terapia.

    Ellen Green Giammarini asserisce che, data la "efficacia potenziale" degli esercizi bioenergetici si deve mantenere il lavoro all’interno di limiti specifici, incoraggiando nello stesso tempo il fluire dell’energia (non bloccandola).
    E’ necessario sviluppare l’abilità di fare distinzioni, anche sottili, in relazione al lavoro: come nella scelta, sequenza, durata e "dosaggio" degli esercizi; e in relazione ai partecipanti: per esempio di fronte alle variazioni delle reazioni individuali agli esercizi e alla differenziazione dei ritmi e/o dei "fattori di tolleranza".

    Gli esercizi di bioenergetica si differenziano dagli esercizi di ginnastica e di fitness, dove si dà maggiore attenzione alla performance.

    Anche all’interno delle classi gli esercizi possono essere eseguiti come una prestazione o in modo meccanico, ma in tal caso sono mal impiegati e deviati dal loro scopo primario, cioè entrare in contatto con se stessi più in profondità. Qualsiasi "fare" nelle classi è in relazione alle sensazioni e ai vissuti corporei ("Il fare che conduce all’essere").

    Così il "fare" qualche volta può sembrare quasi inattivo, come lo stare semplicemente in piedi e lasciar cadere il peso. Si tratta di un approccio biologico ed energetico a un processo naturale di approfondimento del respiro e di liberazione delle energie bloccate nei muscoli tesi. Qualche volta i movimenti che ne risultano sono ampi e attivi, ma il proposito non è mai la perfezione meccanica dell’esecuzione. 


    Il benessere e la forma fisica ottenibili con la partecipazione alle classi non ha nulla a che vedere con la “forma” nel senso edonistico di bellezza del corpo, che deve rispecchiare i canoni suggeriti dalla cultura mediatica.

    Non si tratta di esercizi per scolpire o snellire il corpo, ma per percepire il corpo, per sciogliere le tensioni e aumentare la carica energetica.

    Aumentando la vitalità in tutto l’organismo si otterrà anche una maggiore grazia nei movimenti, aspetto che gli usuali esercizi eseguiti nelle palestre rendono difficile da prendere in considerazione. 

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