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    Borse: niente panico, gli investitori sono “solo” terrorizzati

    “Panico nelle Borse” è il titolo più diffuso sui media nell’ultima settimana e l’espressione “panic selling” ricorre sempre più spesso per descrivere l’ondata di vendite che sta bersagliando i listini di tutto il mondo. “Non è questo il momento di farsi prendere dal panico o di cedere alla paura”, dice dall’Ohio il candidato democratico alla presidenza Usa, Barack Obama.

    In Italia il premier Silvio Berlusconi osserva che “le Borse sono in preda al panico”, gli fa eco l’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè: “I mercati vivono un momento di panico irrazionale". Constatazione analoga da parte del presidente di Mps, Giuseppe Mussari: “Gli asset sul sistema bancario non sono reali, il panico ha preso il sopravvento sulle valutazioni corrette”. Eppure un attacco di panico, oltre ad essere una situazione di breve durata ha come caratteristica quella di essere improvviso e di non essere provocato da alcunché di reale.

    Le Borse, invece, crollano da una settimana, le uniche manifestazioni “improvvise” sono i timidi rimbalzi che si placano dopo poche ore e i titoli spazzatura nel portfolio di banche e risparmiatori sono più che concreti. E’ giusto dunque parlare di panico?

    “Il panico – dice al VELINO Bruno Mazzara, ordinario di Psicologia sociale alla Sapienza di Roma – è qualcosa di momentaneo che riguarda il blocco delle emozioni. Non è la parola adatta per descrivere la situazione attuale dal momento che un attacco di panico ha solitamente la durata di pochi minuti. Tuttavia – prosegue il docente – anche se il termine non è tecnicamente appropriato, è collegato al senso di psicosi collettiva che osserviamo in questi giorni. Il problema delle aspettative e il danno che può venir loro mette gli investitori in una situazione di terrore che può essere definito come una sorta di ‘anticipazione delle conseguenze negative’”.

    Capita tuttavia che, di fronte a un attacco di panico, le rassicurazioni e gli inviti alla calma che giungono dall’esterno amplifichino la tensione e peggiorino la situazione del paziente. “Questo è vero – commenta Mazzara – ma di fronte a indicatori concreti che segnalano la crisi, il silenzio da parte delle istituzioni finanziarie mondiali e dei governi sarebbe anche peggiore. Dunque ben vengano gli appelli al buon senso che giungono in queste ore”.

    Articolo tratto da: http://www.ilvelino.it/

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