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    Breedbot: robot “geneticamente” selezionati

    La commessa, di circa 150 milioni di euro, prevede una partecipazione italiana complessiva pari a circa un terzo, concentrata nelle parti tecnologicamente più innovative quali la logistica del progetto, la progettazione di base e la produzione di materiali avanzati.

    Creato da una collaborazione tra il "Laboratorio di vita artificiale e robotica" dell’Istituto di scienze e tecnologie Cognitive (Istc) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, l’Università Federico II di Napoli e l’Università di Palermo, "BreedBot", grazie ad un approccio originale e innovativo della robotica e della vita artificiale, è stato pensato anche per il nascente mercato della robotica educativa e di intrattenimento.
    Una "tentazione" ludico-pedagogica, insomma, che potrebbe divenire irresistibile per molti bambini e adulti, soprattutto in questo periodo di regali, dato anche il costo non insormontabile (circa 240 euro il kit, circa 120 i tre sensori).

    "Così come con l’allevamento l’uomo ha cercato di migliorare alcune caratteristiche dei propri animali, attraverso una selezione che, al contrario di quella naturale, viene definita artificiale – spiega Onofrio Gigliotta, assegnista dell’Istc-Cnr e dottorando di ricerca al Dipartimento di psicologia dell’Università di di Palermo, ideatore del progetto insieme ad Orazio Miglino, professore di psicologia generale alla Federico II – allo stesso modo con ‘Breedbot’ è possibile allevare robot come se fossero dei veri e propri animali, operando nel tempo, una personale selezione genetica".

    Inizialmente si avranno a disposizione nove robot con un codice genetico differente che si muoveranno virtualmente sullo schermo del computer e avranno il compito di superare ed adattarsi ad una serie di stimoli decisi dall’utente stesso.
    Successivamente, osservando le azioni e le reazioni della prima popolazione di robot, l’utente potrà scegliere quelli che a suo avviso saranno i migliori da far riprodurre.

    "A partire dal genoma di ogni individuo selezionato – prosegue Gigliotta – ‘Breedbot’ produrrà, introducendo piccole mutazioni, tre cloni che ricreeranno la numerosità della popolazione iniziale e così a ripetersi, fino alla selezione finale.
    L'utente, cioè, al termine di ogni generazione deciderà chi far riprodurre nella generazione successiva; migliorando o accentuando alcune caratteristiche piuttosto che altre di ogni singolo robot".
    Alla fine, dopo aver riprodotto generazioni e generazioni robotiche, quando si sarà soddisfatti delle selezione ricreata, si potrà passare dal simulato al reale, dando vita realmente ad uno dei robot.

    "Il robot a cui facciamo riferimento – conclude Gigliotta – molto semplice da assemblare, è facilmente reperibile sul mercato dal momento che la base è realizzabile utilizzando il kit robotico Lego Mindstorms®, mentre i sensori a Infrarossi (modello sharp) e le interfacce (mindsensors robotics) si possono acquistare via Internet al sito www.mindsensors.com".

    Basterà mettere il Breedbot appena costruito davanti alla torretta a infrarossi (inclusa nel kit Lego), aprire la Breedcard, mettendo il puntatore sopra il robot preferito e premere il tasto ‘implant’. A questo punto una piccola animazione informerà l'utente dell'avanzamento del download.
    Il cervello di Breedbot passerà così dal robot simulato a quello reale che, se ben allevato, riuscirà agevolmente a navigare in un ambiente irto di ostacoli. Il passo successivo riguarderà l’applicazione di questa tecnologia a robot più complessi, con un numero maggiore di sensori e con morfologia differente.

    Articolo tratto da: http://newton.corriere.it/index.shtml

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