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    Caratteristiche e fasi dello stress

    Derivante dal latino strictus “stretto”, il termine stress viene al giorno d’oggi largamente utilizzato nel linguaggio comune per indicare una condizione di disagio, tensione, affaticamento psicofisico.

    Nonostante la connotazione negativa abitualmente associata a questo concetto, di per sé lo stress non rappresenta una condizione sfavorevole in assoluto. Si tratta infatti di una risposta adattiva che si innesca per predisporre l’individuo ad affrontare adeguatamente la situazione che ha di fronte. Lo stress ha quindi di base la funzione di migliorare le capacità prestazionali dell’individuo consentendogli di sopravvivere, adattandosi alle richieste dell’ambiente al meglio delle sue possibilità. 


    Già negli anni '50 Seyle, nel suo volume “Stress without Distress”, aveva sottolineato come lo stress fosse uno stato fisiologico naturale e che pertanto non si dovesse cercare di evitarlo quanto piuttosto imparare a trarre vantaggio da esso.

    Egli prese in prestito questo termine dalla metallurgia per indicare l’insieme di modificazioni fisiologiche messe in atto in risposta a particolari pressioni, definendolo una “reazione aspecifica dell’organismo a tutte le sollecitazioni cui è sottoposto e a ogni richiesta effettuata su di esso” (Selye, 1955), enfatizzando così il fatto che la reazione di stress potesse scaturire da cause differenti, di varia natura.

    Difatti, non sono soltanto gli eventi eccezionali a poter provocare una risposta stressante nell’individuo ma anche le richieste ambientali usuali accentuate o percepite soggettivamente come intense.

    La componente soggettiva nella percezione dell’evento è dunque fondamentale nel determinare la reazione conseguente: al di là delle loro caratteristiche oggettive gli eventi costituiscono stimoli stressanti (stressor) nella misura in cui vengono percepiti come tali dalla persona. Questo spiega perché uno stesso evento/stimolo sia in grado di innescare una reazione di stress in una persona e non in un altra, o, allo stesso modo, innescarla in un particolare momento di vita e in un altro momento no.


    Eustress e Distress
    Distinguiamo quindi fra stress adattivo e stress disadattivo. Quando la risposta fisiologica genera l’energia, la vitalità e la concentrazione necessarie per fronteggiare la situazione, e l’organismo, a seguito dello sforzo, è in grado di recuperare, si parla di “eustress”, ossia stress “positivo”, adattivo. 
    Quando invece lo stress è troppo intenso e/o si protrae per un periodo di tempo troppo lungo può far insorgere uno stato di disagio o addirittura reazioni patologiche che compromettono il benessere della persona ostacolando anziché agevolando il fronteggiamento della situazione.

    La risposta fisiologica e psicologica è infatti o eccessiva o eccessivamente ridotta, e, sia in un caso che nell’altro compromette le capacità della persona di affrontare efficacemente la situazione, generando ripercussioni negative sul sistema immunitario che ostacolano ulteriormente la ripresa dell’organismo dopo lo sforzo. In questo caso si parla di “distress”, ossia stress "negativo", disadattativo. 


    Sintomi dello stress
    Che sia positivo e adattivo (eustress) o negativo e disadattivo (distress), lo stress è caratterizzato da una serie di sintomi che riguardano la sfera fisica, emotiva, cognitiva e comportamentale.

    L’eustress
    è caratterizzato da sintomi fisici come efficienza e buona qualità del sonno, da sintomi emotivi come serenità e gioia, da sintomi cognitivi come pensieri adattivi, da sintomi comportamentali come decisioni ben ponderate e reazioni funzionali. 

    Il distress da difetto, caratterizzato da scarsa attivazione, è accompagnato da sintomi fisici come aumento del sonno, pressione bassa, mal di testa, da sintomi emotivi come tristezza, malinconia, apatia, rassegnazione, da sintomi cognitivi come pensieri disfattisti e fallimentari, da sintomi comportamentali come lentezza nel prendere decisioni e scarsa efficienza. 

    Il distress da eccesso, caratterizzato da eccessiva attivazione, è accompagnato da sintomi fisici come insonnia, pressione alta, tachicardia, da sintomi emotivi come rabbia, rancore, irrequietezza, da sintomi cognitivi come pensieri distruttivi e vendicativi, da sintomi comportamentali come decisioni affrettate e scarso controllo degli impulsi.

    Sindrome di Adattamento Generale” (SGA)
    A seguito dei sui studi studi Selye ha definito e descritto la cosiddetta “Sindrome di Adattamento Generale” (SGA) che si innesca nel momento in cui il corpo inizia a reagire allo stressor, qualunque esso sia e a prescindere dalla sua connotazione oggettiva, negativa o positiva (anche eventi positivi possono innescare la SGA).

    Tale sindrome è caratterizzata da una serie di modificazioni fisiologiche che l’organismo mette in atto attraverso tre diverse fasi che sono:

    • Fase di Allarme – Schock
    • Fase di Resistenza o Adattamento – Controschock
    • Fase di Esaurimento – Strain
    • Fase di Allarme – Schock
    Durante questa fase si generano una serie di reazioni fisiologiche che il corpo mette in atto per fronteggiare lo stressor. L’ipotalamo, che riveste un ruolo centrale, produce cortisolo, adrenalina, noradrenalina e antidolorifici naturali (betaendorfine), il sistema simpatico si attiva per predisporre l’organismo alla reazione attacco/fuga.

    Possono aumentare: frequenza cardiaca, ritmo del respiro, salivazione, temperatura corporea, pressione sanguigna, tensione muscolare. È una fase difficilmente controllabile da parte del soggetto, e, specialmente in periodi particolarmente intensi anche stimoli minimi possono innescarla.


    Fase di Resistenza o Adattamento – Controschock
    È la fase cruciale in cui l’organismo cerca di rispondere ed adattarsi alle richieste dell’ambiente. La sovrapproduzione di cortisolo intacca le difese immunitarie e, sebbene ciò nell’immediato non provochi conseguenze problematiche, a lungo andare, se la situazione cronicizza, finisce con l’indebolire l’organismo.

    L’andamento di questa fase dipende dalle risorse interne della persona, dalla sua capacità di gestire gli stimoli, da convinzioni e credenze, dal senso di autoefficacia, dal locus of control, ecc. Quanto più le risorse di coping sono elevate tanto più sarà adattiva la reazione. Una gestione funzionale di questa fase porterà all’eustress, una gestione disfunzionale condurrà invece alla fase di esaurimento e al distress.


    Fase di Esaurimento – Strain
    In questa fase le risorse e le difese dell’organismo per fronteggiare lo stressor si esauriscono. Ricompaiono i segnali della prima fase cui però l’organismo non riesce più a reagire.
    Si verifica una iperattivazione del sistema parasimpatico o del sistema simpatico, quindi la risposta fisiologica diventa o troppo ridotta (distress da difetto) o eccessiva (distress da eccesso), di conseguenza possono manifestarsi sintomi fisici opposti.

    Lo stress è dunque è un processo complesso che coinvolge l’individuo a più livelli (fisiologico, emotivo, cognitivo, comportamentale).
    Il suo esito, adattivo o disadattivo, dipenderà da un insieme di fattori come l’intensità e la durata dello stimolo, la rilettura soggettiva, le risorse che l’individuo ha a disposizione e quindi, dalla sua capacità di non lasciarsi sopraffare, gestendo la situazione in maniera funzionale ed efficace.
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