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    Cervelletto e sviluppo emotivo e cognitivo del bambino

    Il cervelletto non presiede solo all'attività motoria, ma gioca un ruolo importante anche per le competenze emozionali e cognitive. I soggetti con lesioni acquisite al cervelletto verosimilmente manifesteranno deficit che vanno oltre quelli motori e potrebbero interessare le capacità di comunicazione e socializzazione. Finora non era però noto se un quadro sintomatologico simile fosse riscontrabile anche in soggetti che presentano una malformazione congenita.

    Uno studio dell'IRCCS "E. Medea", pubblicato sulla rivista Brain ha preso in analisi i dati relativi a 27 soggetti portatori di malformazioni congenite del cervelletto. Una dettagliata indagine clinica e neuropsicologica ha consentito di evidenziare un ampio spettro di disordini, confermando così il ruolo centrale del cervelletto nell'acquisizione di competenze non solo motorie ma anche cognitive e affettive. Per esempio, i ricercatori hanno dimostrato il coinvolgimento del cervelletto nel controllo di alcuni compiti cognitivi e neuropsicologici, nel linguaggio, nell'interazione interpersonale, nel controllo e modulazione dell'affettività, nello sviluppo e negli apprendimenti in generale, nella patogenesi di alcune forme di autismo.

    In particolare, malformazioni coinvolgenti la porzione filogeneticamente più antica del cervelletto – il verme – producono i più importanti disturbi dell'affettività e della partecipazione sociale e determinano lo svilupparsi dei quadri a prognosi più sfavorevole, spesso associati a comportamenti riconducibili allo spettro autistico. Malformazioni coinvolgenti gli emisferi cerebellari sono invece più frequentemente associate a deficit neuropsicologici selettivi coinvolgenti le funzioni esecutive, le competenze visuospaziali ed il linguaggio. I disturbi di tipo motorio sono in genere i meno severi e hanno la tendenza ad un miglioramento lento ma progressivo spesso fino al raggiungimento di una piena funzionalità.

    Fonte: Disorders of cognitive and affective development in cerebellar malformations. Alessandro Tavano, Rita Grasso, Chiara Gagliardi, Fabio Triulzi, Nereo Bresolin, Franco Fabbro, and Renato Borgatti. Brain 2007 130: 2646-2660
    Ufficio Stampa  I.R.C.C.S. E.Medea 2007.
    http://it.health.yahoo.net/c_news.asp?id=20566

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