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    Dare un nome alle emozioni fa bene anche al cervello

    Mettere i sentimenti in parole produce effetti terapeutici sul cervello, lo dimostra un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’UCLA, la più grande università della California, e pubblicato sulla rivista Psychological Science. Che esprimere le proprie emozioni, verbalizzarle o scriverle, faccia sentire meglio non è più dunque solo un detto popolare.

    Lieberman e i suoi colleghi hanno osservato attraverso le tecniche di neuroimaging RMI (risonanza magnetica funzionale) che, quando le persone vedono la fotografia di una persona arrabbiata o impaurita, si verifica un aumento dell’attività cerebrale dell’amigdala, la zona del cervello che serve ad attivare reazioni utili alla salvaguardia del corpo in caso di pericolo. La stessa reazione si ha anche se i messaggi emozionali sono subliminali. Quando invece le stesse persone definiscono con una parola l’espressione del viso osservata la risposta dell’amigdala cambia, diminuisce, mentre è attiva un’altra regione prefrontale dell’emisfero destro localizzata dietro la fronte e gli occhi, implicata nel processo di elaborazione delle emozioni e nell’inibizione del comportamento.

    “Allo stesso modo in cui si preme sul freno alla vista del semaforo giallo, così si mette un freno alle proprie risposte emotive nella messa in parole delle emozioni” esemplifica l’autore, e questo processo aiuta soprattutto se le emozioni sono troppo intense e negative. Ecco perché quando si fa una confessione ad un buon amico o quando ci si sfoga scrivendo, la sensazione che ne deriva è di sollievo, di minore tristezza e preoccupazione.

    Questo studio è un'ulteriore dimostrazione che la psicoterapia innesca cambiamenti fisiologici e da qui rafforza i suoi benefici.

    Fonte: Lieberman MD, Eisengerger NI, Crockett MJ et al. Putting feelings into words: Affect labeling disrupts amygdala activity to affective stimuli. Psychological Science 2007; 18(5):369-468.
    http://it.health.yahoo.net

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