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    Depressione post-aborto: realtà o strumento di lotta politica?

    L’aborto ha conseguenze negative sulla salute mentale delle donne? Una posizione minoritaria ma agguerrita che sta donando linfa nuova al movimento anti-abortista, come racconta un editoriale del quotidiano New York Times.

    Attualmente le donne che cercano aiuto presso strutture specializzate nel supporto psicologico post-aborto sono molto poche, una piccola percentuale di quelle che praticano l’aborto. Per dare qualche numero, quasi  3 milioni delle 6 milioni di gravidanze che ogni anno si verificano negli Stati Uniti non sono pianificate, e circa 1,3 milioni vengono interrotte. Il numero di donne che si rivolgono a centri di assistenza e consultori dopo un aborto è nell’ordine di qualche decina di migliaia, mentre le attiviste sono qualche centinaio.

    Eppure la pressione politica dei gruppi che denunciano conseguenze nefaste sulla psiche femminile dell’aborto si fa sempre più potente: “Queste donne sono state una voce di minoranza per lungo tempo, e ora stanno dando forza e trovando visibilità grazie al rifiorire del movimento anti-abortista”, spiega Reva Siegel, professore di Diritto a Yale.

    L’ideologo di questa nuova scuola di pensiero è senza dubbio David Reardon, che nel suo libro del 1996 “Making abortion rare” ha teorizzato che l’aborto danneggia gravemente la salute delle donne e che questo spauracchio dovrebbe essere utilizzato nella propaganda anti-abortista. Quindi niente più foto di feti morti, appelli alla sensibilità femminile e testimonianze di donne in preda al rimorso, ma una sorta di ‘campagna di prevenzione’ che illustri i ‘gravi rischi per la salute’ della scelta di interrompere la gravidanza.

    Già nel 1980 in realtà il terapista familiare Vincent Rue aveva dichiarato in una seduta del Congresso Usa che esisteva una variante del disturbo da stress post-traumatico che lui aveva definito sindrome post-abortiva. Nel 1986 il presidente Usa ultraconservatore Ronald Reagan chiese al suo General Surgeon (l’equivalente del nostro Ministro della salute) C. Everett Koop di redigere un rapporto ufficiale sugli effetti negativi sulla salute dell’aborto, ma Koop, pur essendo un convinto anti-abortista, rifiutò spiegando a Reagan che “i danni psicologici da aborto sono minuscoli da un punto di vista di salute pubblica”. Incuranti delle opinioni del General Surgeon, i gruppi cattolici hanno continuato un lavoro sottotraccia che dopo un ventennio sembra aver raggiunto lo scopo di contribuire a rimettere in discussione le legislazioni liberali sull’interruzione di gravidanza.

    Dal canto loro, gli accademici continuano a mettere in evidenza come lo stress psicologico di un aborto non è dissimile o più lacerante di quello che si ha portando a termine una gravidanza non desiderata. Un recente studio condotto in Gran Bretagna su 13.000 donne nell’arco di 11 anni ha comparato la salute di donne che hanno interrotto o portato a termine gravidanze indesiderate, rilevando la stessa percentuale di disturbi psicologici nei due gruppi. Brenda Major, professoressa di psicologia alla University of California di Santa Barbara, spiega: “La percentuale di casi di depressione nelle donne che hanno eseguito un aborto è circa del 20 per cento, esattamente la stessa percentuale di casi di depressione post-partum”.

    Fonte: Bazelon E. Is there a post-abortion syndrome? The New York Times 21/01/2007.
    http://it.health.yahoo.net

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