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    Dipendenza affettiva e controdipendenza: due facce della stessa medaglia

    Talvolta alcune persone hanno difficoltà ad instaurare o mantenere dei rapporti di coppia stabili e paritari, o perché si coinvolgono eccessivamente fino ad annullare la propria volontà o perché, al contrario, temono la vicinanza e il coinvolgimento emotivo. 
     
    Nella dipendenza affettiva gli individui sono completamente sprovvisti di autonomia e di iniziativa personale, percepiscono la solitudine come qualcosa di terrificante da sfuggire e necessitano di una persona che fornisca loro costante rassicurazione.
    Questo induce a scegliere un partner unicamente per evitare di rimanere soli e non per le sue effettive caratteristiche. Si distinguono varie tipologie di dipendenti affettivi, le più conosciute sono: 
     
    I portatori di fiamma, tendenzialmente ossessionati da persone non disponibili. Essi possono cercare di avvicinarsi all’oggetto desiderato oppure rinchiudersi in se stessi, limitandosi a soffrire in silenzio. Si nutrono perlopiù di illusioni e fantasie

    I dipendenti di relazione, pur non amando più il loro partner non riescono a lasciarlo per la paura del cambiamento e della solitudine. Permangono nel rapporto anche in situazioni pericolose o maltrattanti.

    I codipendenti, restano ancorati al partner perché, a causa della loro bassa autostima e insicurezza, necessitano di qualcuno a cui aggrapparsi che possa rappresentare un punto di riferimento. Questo li porta a sviluppare comportamenti accondiscendenti volti a compiacere il partner, così da scongiurare l’eventualità di un abbandono. 
     
    Esiste anche la forma opposta di dipendenza, ovvero la “controdipendenza affettiva” (definiti anche soggetti evitanti) in cui si teme l’intimità e l’idea di dipendere da un’altra persona, al punto di negare il bisogno di relazioni interpersonali/sentimentali.
    In questo caso, la paura di essere sopraffatti e controllati dalle richieste altrui genera il mantenimento di una distanza emotiva che ha la funzione di proteggere da un possibile rapporto percepito come minaccia, impedendo così la formazione di un legame durevole.
     
    Anche loro possono essere suddivisi in più categorie:   
     
    I sabotatori, interrompono le relazioni non appena esse stanno per diventare serie e maggiormente impegnative.

    I seduttori deprivanti, si avvicinano agli altri alla ricerca di rapporti sessuali o di compagnia ma si allontanano non appena provano ansia o paura, salvo poi ripresentarsi alternando il modello disponibile/non disponibile.

    I dipendenti romantici, frequentano più partner al contempo ed instaurano una pseudo intimità con ognuno di loro, tuttavia tale coinvolgimento si rivela sempre di natura breve e fugace. 
     
    Non sempre è possibile inserire un individuo all’interno di una sola categoria, anzi è frequente che queste modalità si accavallino o si verifichi un’oscillazione da una dipendenza affettiva ad una reazione evitante: in questo caso si desidera l’amore ma contemporaneamente si è spaventati da esso.
     
    Ad esempio, dopo aver alimentato un’ossessione per anni, un dipendente può diventare evitante o viceversa un evitante può innamorarsi ed assumere atteggiamenti dipendenti. 
     
    Paradossalmente, i dipendenti ed i controdipendenti tendono ad attrarsi tra loro, proprio perché ciascuno consente all’altro di mantenere inalterato il proprio stile relazionale. Difatti, il dipendente, constatando l’effettiva lontananza dell’altro, si sentirà “autorizzato” a richiedere attenzioni eccessive e da parte sua l’evitante si sentirà legittimato ad aumentare le distanze in virtù delle pressioni ricevute.     
     
    Tale contraddizione può essere superata riconoscendo come naturale, entro una misura ragionevole, l’esigenza di affidarsi all’altro  pur continuando a conservare la propria individualità, così da costruire un rapporto fondato sulla simmetria e sulla reciprocità.
     
    Invero  una reale indipendenza  implica un giusto equilibrio tra appartenenza e differenziazione, senza che l’altro rappresenti l’unica fonte di regolazione né tantomeno un rischio per la propria integrità. 
     

    BIBLIOGRAFIA
    Borgioni, M. (2015). Dipendenza e controdipendenza affettiva. Dalle passioni scriteriate all’indifferenza vuota”. Alpes: Roma
    Peabody, S. (1989). Addiction to Love: Overcoming Obsession and Dependency in Relationships. Ten Speed Press: Berkeley
     
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