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    Disgrafia e disortografia: diagnosi e trattamento

    La Disgrafia è un disturbo specifico della scrittura nella riproduzione di segni alfabetici e numerici, la Disortografia è un disturbo specifico della scrittura che non rispetta regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto non imputabile alla mancanza di esperienze o a deficit motori o sensoriali.

    Il “saper scrivere” è un’abilità complessa e costituita da diverse componenti, che si costruisce nei primi anni di scolarizzazione.

    Richiede l’acquisizione, da parte del bambino, di alcuni prerequisiti fondamentali tra cui:

    • un adeguato livello di sviluppo cognitivo
    • la discriminazione visiva dei diversi grafemi
    • la discriminazione uditiva dei diversi fonemi
    • la capacità di ricordare e associare tra loro fonemi e grafemi
    • la coordinazione oculo-motoria
    • la capacità di accedere in tempi brevi ad un proprio patrimonio lessicale
    • la capacità di attribuire a parole e frasi un giusto significato.

    A questi prerequisiti, si aggiungono poi, abilità che fanno riferimento in modo specifico alla scrittura intesa come strumento per comunicare ed esporre il proprio pensiero.

    Tra queste troviamo:

    • la capacità di rintracciare e riportare elementi importanti che rendano il discorso comprensibile all’interlocutore
    • la capacità di esporre i contenuti in modo chiaro e corretto sia dal punto di vista della struttura della frase sia dal punto di vista dei nessi causali e temporali delle varie parti.

    L’assenza di questi prerequisiti o una problematica legata al loro sviluppo può far emergere disturbi come la disgrafia e la disortografia che vengono inquadrati all’interno della categoria diagnostica dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, DSA.

    La disgrafia è una difficoltà specifica a carico dell’aspetto grafico e motorio della scrittura, la quale risulta disordinata, illeggibile o caratterizzata da troppa lentezza o da troppa rapidità.

    I grafemi risultano indecifrabili a volte anche per il bambino stesso.

    Generalmente anche la posizione del corpo appare inadeguata: il gomito non è appoggiato sul banco e il busto viene inclinato in modo eccessivo. La mano che non scrive spesso non viene coinvolta, mentre invece dovrebbe esserlo, in quanto aiuterebbe a tenere fermo il foglio.

    Solitamente è ridotta la capacità di utilizzare lo spazio grafico disponibile e quindi il bambino scrive invadendo i margini del foglio e tralascia la linea di scrittura, orientando la frase in discesa o in salita rispetto al rigo standard. Inoltre anche gli spazi bianchi tra parole e/o tra lettere possono essere eccessivi o inesistenti.

    La pressione grafica della mano che scrive sul foglio non è regolata in modo adeguato: a volte è troppo debole, a volte troppo forte.

    Le parole e/o le frasi sono copiate in modo non corretto, a causa del fatto che il bambino ha difficoltà a seguire il proprio gesto grafico con lo sguardo.

    Esiste anche una mancanza di rispetto della dimensione delle lettere, riprodotte troppo grandi o troppo piccole, così come i legamenti tra di esse si presentano incerti ed inadeguati per la scarsa coordinazione occhio-mano.

    Le cause possono essere diverse:

    • Scarsa coordinazione motoria
    • Scarsa consapevolezza dello schema corporeo
    • Deficit visivi
    • Lateralità non definita
    • Difficoltà legate al polso e alla mano che impediscono al bambino di impugnare la penna nel modo corretto
    • Difficoltà emotive e/o affettive
    • Metodologie didattiche inadatte utilizzate nell’insegnamento della scrittura

    E’ possibile fare diagnosi di disgrafia attraverso l’osservazione ecologica del bambino e mediante la somministrazione di test specifici come, per esempio, la Scala sintetica per la valutazione della scrittura in età evolutiva, adattamento italiano della BHK, che va ad analizzare sia gli aspetti morfologici della scrittura (qualità del segno grafico), sia la velocità di produzione di quest’ultima.

    La BHK è costituita da 13 livelli, ognuno dei quali prende in considerazione un aspetto specifico della scrittura, come per esempio: grandezza, allineamento, spazio tra le parole, armonia tra le lettere, eventuale presenza di collisioni e/o collegamenti interrotti fra le lettere, presenza di lettere atipiche, presenza di incertezza o tremolii legati al tratto grafico.

    Un altro test che può essere utilizzato è il DGM-P che valuta in modo specifico le difficoltà grafo-motorie e posturali della scrittura.

    Prevenzione, riabilitazione e compensazione sono tutti elementi importanti per il trattamento della disgrafia.

    Per fare prevenzione bisogna inserire il bambino all’interno di attività interessanti e stimolanti fondate principalmente sul rilassamento, sulla dissociazione motoria delle mani e sulla motricità fine (per facilitare la postura e la prensione della penna).

    Anche esercizi utili ad incrementare la potenza e la destrezza possono essere indicati. In seguito sono necessari esercizi di percezione spaziale (come lo sviluppo della lateralizzazione, cioè distinguere la parte destra e la parte sinistra del proprio corpo o la capacità di proiettare uno spazio verticale su uno orizzontale), di macrografia e di pittografia. Infine si devono utilizzare esercizi di pregrafismo che preparano ai gesti tipici delle lettere, incoraggiando nello stesso tempo un movimento più sciolto e ritmico.

    Il programma di trattamento, invece, può essere suddiviso in due percorsi che devono essere portati avanti parallelamente.

    Il primo prevede lo sviluppo di competenze di base, in parte già apprese nella fase di prevenzione, come ad esempio: equilibrio e coordinazione, percezione, organizzazione spazio-temporale, conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo, lateralità, coordinazione occhio-mano, postura corretta, rilassamento.

    Il secondo percorso, invece, è specifico per la scrittura e prevede attività come: l’impostazione dei grafemi per la scrittura in stampato maiuscolo e l’impostazione dei grafemi per la scrittura in corsivo.


    La disortografia, invece, consiste nella difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici.

    Si presenta con errori sistematici di diverso tipo: confusione tra fonemi simili, confusione tra grafemi simili, omissione di lettere e/o sillabe, inversioni nella sequenza dei suoni all’interno della parole (sefamoro anziché semaforo), mancanza di doppie o di accenti, utilizzo scorretto delle regole ortografiche.

    Inoltre nella composizione libera di un testo, quest’ultimo si presenta molto breve, con un vocabolario povero, un’inadeguata composizione di frasi ed una punteggiatura carente.

    Le cause legate all’insorgenza della disortografia richiamano quelle della disgrafia.

    Per una buona competenza ortografica, infatti, è necessario che il bambino abbia raggiunto alcune importanti acquisizioni come: l’orientamento, l’organizzazione e la strutturazione spazio-temporale, una buona lateralizzazione, la capacità di percezione visiva e uditiva. Quando ci sono carenze o mancato sviluppo di tali prerequisiti si possono presentare entrambi i disturbi che, infatti, in molti casi si sovrappongono. Contribuiscono alla disortografia anche difficoltà di linguaggio e un processo lento nella simbolizzazione grafica.

    Come per la disgrafia, anche per la disortografia in fase di valutazione diagnostica è possibile utilizzare test specifici:

    • la Batteria per la Valutazione della Dislessia e della Disortografia Evolutiva-2 (DDE-2), costituita da 8 prove, 3 delle quali sono specifiche per l’analisi del processo di scrittura (dettato di parole, dettato di non-parole, dettato di frasi con parole omofone)
    • il test DDO – Diagnosi dei disturbi ortografici in età evolutiva, che permette di valutare le capacità di scrittura lessicale e sublessicale attraverso un dettato di 160 stimoli, suddivisi in quattro sezioni: parole regolari con corrispondenza 1 fonema-1 grafema; parole regolari contenenti suoni a conversione sillabica; parole a trascrizione ambigua; non parole con corrispondenza 1 fonema-1 grafema
    • la  Batteria per la Valutazione della Scrittura e della Competenza Ortografica–2 (BVSCO-2), suddiviso in 6 prove che vanno ad indagare la competenza ortografica, la capacità di produrre un testo scritto e la velocità di scrittura.

    Il trattamento deve essere centrato sul recupero del rapporto fonema-grafema.

    Il percorso prevede: esercizi di spelling, di ricostruzione di parole e di fissaggio delle informazioni attraverso attività che, nel rispetto delle diverse età, devono essere proposte in modo ludico e accattivante.

    Lo schema che solitamente si segue prevede in una fase iniziale un lavoro sulle monosillabe e sulle bisillabe e in una fase più avanzata un lavoro su parole più lunghe, diagrammi, trigrammi e gruppi complessi per i quali occorre un inserimento graduale e progressivo.

    Per quel che riguarda l’apprendimento e il consolidamento delle competenze ortografiche, serve un esercizio mirato per ogni difficoltà riscontrata. Per esempio, per il riconoscimento delle doppie è utile un’attività di segmentazione delle parole e per evitare errori con l’apostrofo è utile disambiguare le parole omofone (l’ago-lago).


    Nel trattamento di entrambi i deficit, infine, è importante ricordare che ciò che è acquisito dovrà lasciare il posto ad attività gradualmente più complesse ed evolute e che, il lavoro che viene fatto con lo psicologo deve andare di pari passo con l’introduzione nel contesto scolastico di alcuni accorgimenti di facilitazione che possono aiutare il bambino a consolidare i propri progressi.

    Questi accorgimenti vanno concordati con gli insegnanti attraverso il Piano Didattico Personalizzato.


    Bibliografia

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