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    È l’era dei cyberbulli: tra you tube ed sms la violenza continua

    In America li chiamano cyber bulli. È la generazione di ragazzi che pubblicano su you tube i video in cui picchiano amici più deboli, che inviano alla loro tribe ripetutamente sms intimidatori o di scherno, che rubano foto scattate con il telefonino e le diffondono senza nemmeno la consapevolezza di violare l’altrui privacy.

    Ma di cyberbullismo si può anche morire. È successo a Ryan Halligan, un ragazzo di tredici anni che si è suicidato dopo che un suo compagno di classe aveva sparso in tutta la scuola, tramite sms, la voce che fosse omosessuale. Una storia drammaticamente simile a quella di Marco, il ragazzo di sedici anni di Torino che ha fatto riflettere molto sull’argomento anche l’Italia. E poi ci sono i casi di ragazzi ricattati da coetanei perché in possesso di foto, magari di nudo, rubate nelle palestre scolastiche che vivono nel terrore, nella vergogna e nella vessazione; la vittima in realtà non avrebbe alcun motivo di sentirsi a disagio ma, al contrario, dovrebbe essere sostenuta dalla forza di sapere di essere stata violata e quindi di dover attribuire un valore negativo alla prepotenza degli altri.

    Così, invece, non accade. La vittima è vessata. Il prepotente il modello. In più, secondo quando sostiene un’inchiesta pubblicata sull’ultimo numero della rivista New Scientist, nell’era dei media senza filtri controllare la violenza sta diventando difficile.

    Le domande rimangono sempre le stesse e, ancora, senza risposta perché fonte di dibattito: davvero i nuovi media sono i soli responsabili della nascita dei cyber bulli? E la scuola? E i genitori? La società tutta?

    Fonte. Mckenna P. The rise of cyberbullying. New Scientist. 19 luglio 2007.
    http://it.health.yahoo.net

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