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    Giovani uomini: istruzioni per l’uso

    Questa volta si parla di lavoro e di soldi. Ma anche di mondi virtuali. Temi cari ai 12.000 ragazzi di 15 paesi diversi, e agli esperti, coinvolti nello studio di Discovery Networks

    La prima puntata dell'inchiesta sui giovani uomini costruita sui risultati dell'indagine di Discovery Networks ha suscitato tra tutti voi un vivo interesse. Vi siete scatenati a commentare quello che i maschi europei tra i 25 e i 39 anni, pensano in fatto di coppia, sesso, figli e amici. Questa settimana il nostro viaggio nel mondo maschile prosegue su un tema altrettanto fondamentale: il lavoro. Che ha poi una forte influenza sull'immagine che gli uomini hanno di sé.

    Un tempo Celentano cantava: “Chi non lavora non fa l'amore…”, oggi sarebbe meglio  dire “Chi lavora troppo non fa l'amore”! Ma nonostante questa “minaccia” gli uomini europei non si scoraggiano e il loro chiodo fisso rimane la carriera. Secondo i risultati di questa ricerca il motivo è duplice. Fare carriera appare, infatti, come una sorta di rivendicazione personale nei confronti delle persone che li circondano. Ma è soprattutto il guadagno per se e la famiglia a incentivarli: il 71% dei giovani sotto i 30 anni dichiara che questa è la cosa più importante. Mentre il dato cresce al 76%  dai 30 ai 34 anni per arrivare a un 78% tra i maschi dai 35 ai 39.

    Questi dati li conferma anche uno degli intervistati, Daniel, 31enne svedese che analizza la situazione così: “La pressione più forte per i giovani uomini di oggi è quella di riuscire a guadagnare abbastanza facendo nel contempo un lavoro interessante”.
    Anche questo è un segno dei tempi: il lavoro deve garantire il sostentamento ma deve anche essere appagante.  E infatti a mettere il piacere di lavorare prima di tutto è il 79% dei ragazzi tra i 25 e i 29 anni, il 78% di quelli tra i 30 e i 34 e il 77% di quelli dai 35 in su! Quasi un plebiscito.

    Ma fare carriera a volte non è neppure una scelta. In una società in cui la figura femminile e quella maschile sono diventate indefinibili, l'unico ruolo non negoziabile è che le donne possono fare figli e gli uomini no. Motivo per il quale il compito dei maschi resta quello di provvedere al mantenimento della famiglia. Questo li spinge ad aggiungere ore e ore all'orario prestabilito di lavoro.

    Il luogo comune che “chi è in carriera ha una vita privata disastrosa” viene confermato da Cary Cooper, docente di Psicologia Organizzativa, che afferma: “Vista la quantità di uomini che sono sul mercato, oggi i lavoratori devono impegnarsi più che mai per rendersi indispensabili. Tanto che assistiamo ad un vero e proprio eccesso di presenzialismo: gli uomini si sentono in obbligo di arrivare in anticipo al lavoro e smettere più tardi per mostrare la propria dedizione. E questo ha un effetto deleterio sulla loro vita familiare”.

    Articolo di Marina Rubini, tratto da: http://www-repubblica.it

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