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    Gli anziani? Sempre più proiettati verso il futuro

    Almeno nel nostro territorio gli anziani del terzo millennio sono diversi rispetto ai loro coetanei di qualche tempo fa: infatti non sono più ripiegati sul passato, ma inseriti nel presente e proiettati nel futuro.

    E’ quanto emerge da una ricerca promossa dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna e condotta da Pio Enrico Ricci Bitti, responsabile scientifico, e dalla psicologa cotignolese Manuela Zambianchi. La ricerca ha coinvolto un campione di 88 anziani, contattati nei centri sociali, nelle università per adulti e nelle strutture sportive di Lugo e Faenza, a cui sono stati proposti alcuni questionari sul benessere psicologico e sul loro rapporto con il tempo passato, presente e futuro, al fine di indagare su cosa gli interpellati ritengano importante per ’sentirsi bene’.

    Lo studio, spiega la dottoressa Zambianchi, «ha evidenziato come gli anziani ritengano più rilevanti il ’passato positivo’ ed il futuro, il che sfata un poco l’immagine della persona anziana tutta protesa nel ricordo dei tempi passati, ma ne evidenzia un’altra, concentrata principalmente sul ’qui ed ora’ ma neanche del tutto priva di interesse verso il futuro».

    Dunque ’la vita è adesso’ anche a 70 o 80 anni, e non manca del tutto l’interesse per il ’domani’, anche se la ricerca evidenzia a questo proposito qualche difficoltà. Il questionario sul benessere psicologico riguardava infatti 6 condizioni che la ricerca scientifica definisce fondamentali per ’sentirsi bene’: l’autonomia, la capacità di muoversi sul proprio territorio trovando in esso le risorse per i propri desideri e bisogni, la crescita e lo sviluppo personali, le relazioni positive con gli altri, una visione positiva di se stessi, la presenza di scopi e propositi per la vita futura.

    Gli anziani, sottolinea la psicologa, «hanno indicato come ’meglio funzionanti’ gli aspetti delle relazioni positive con gli altri e della crescita personale, mentre risulta per loro più difficile individuare uno scopo di vita, il che conferma la difficoltà che gli anziani incontrano a trovare obiettivi precisi e raggiungibili, che diano motivazione e spinta alla realizzazione di sé».

    Resta comunque il fatto che, tra il passato, il presente nei suoi diversi aspetti e il futuro, la statistica ha evidenziato che, sul benessere degli anziani, influiscono tre aspetti principali: la capacità di rielaborare i lati negativi del passato, gli aspetti piacevoli del presente, e appunto il futuro, che, rileva la psicologa, «appartiene dunque ai tempi considerati fondamentali per sentirsi bene nella terza e nella quarta età. Dalla ricerca sono emersi due ulteriori dimensioni importanti per il benessere: l’identità di genere (gli uomini percepiscono un maggiore benessere nelle donne), insieme, per entrambi i sessi, al possedere un titolo di studio elevato».

    Il gruppo di ricercatori intende condurre altre indagini sul territorio per avere ulteriore conferma di questa nuova ’identità’ degli anziani di oggi.

    Fonte: http://www.nuovodiario.com/lugo.cfm?wid=5672

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