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    I medici incrociano le braccia. Ha aderito l’85% della categoria

    Adesione massiccia allo sciopero di 24 ore dei camici bianchi. Secondo le associazioni di categoria, l’85% dei dipendenti della sanità pubblica hanno incrociato le braccia.

    La protesta comprende i centocinquantamila tra medici, veterinari, sanitari, amministrativi e tecnici del Servizio sanitario nazionale incrociano le braccia per protestare contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro scaduto tre anni fa.

    Rinviati 90 mila interventi chirurgici; procastinati anche gli esami clinici e le visite programmate. Saranno assicurate solo le emergenze e l’assistenza ai degenti già ricoverati. L’astensione dal lavoro non riguarderà i medici delle province di Genova, Imperia e Savona che hanno deciso di sospendere la protesta per non aggravare il disagio dei cittadini già provati duramente dall’eccezionale nevicata di ieri.

    "Ora ci aspettiamo dallo Stato più soldi alle Regioni e quindi un contratto dignitoso – ha commentato Serafino Zucchelli, segretario dell’Anaao-Assomed – e se il nuovo testo non sarà soddisfacente organizzeremo una grande manifestazione a Roma".

    La vertenza si incentra sulla richiesta da parte dei sindacati di categoria di un aumento dell’8% mentre le Regioni restano ferme nell’offrire il 4,3% previsto dalla Finanziaria. Quello di oggi è il quarto sciopero nazionale proclamato per il rinnovo del contratto. I medici avevano già incrociato le braccia l’anno scorso il 9 febbraio, il 24 aprile e il 3 giugno.

    "Lo sciopero di oggi – ha ammesso Vincenzo Carpino, presidente dell’Associazione nazionale anestesisti ospedalieri – provocherà di certo molti disagi ai cittadini, ma è il risultato di una trattativa con la Pubblica amministrazione che da 5 mesi è ferma e non produce alcun segnale positivo per gli oltre 150.000 medici dipendenti da 4 anni in attesa di un contratto". "Nelle ultime ore – continua Carpino – c’è stata una timida disponibilità del comitato di settore a rivedere in senso migliorativo i punti normativi del contratto, ma sull’entità degli aumenti per il secondo biennio economico sono rimasti irremovibili su di una percentuale per noi inaccettabile".

    Massimo Cozza, segretario nazionale dei medici Cgil, non ha peli sulla lingua: "Un Paese che vuole essere competitivo non lascia per 39 mesi senza contratto i medici. Non è più tempo di parole, nè di promesse – ha continuato Cozza – vogliamo una formale proposta contrattuale che non ci costringa a lavorare oltre 40 ore a settimana, senza adeguate garanzie, senza formazione retribuita, assicurazione, senza neppure alcun ruolo reale nelle scelte delle direzioni aziendali e senza regolamentazione per i sempre più numerosi contratti atipici con i quali si assumono nuovi medici".

    Soddisfatto dell’esito dello sciopero anche il segretario generale della Cisl medici Giuseppe Garraffo: ”La pioggia non hanno impedito il sit-in dei medici davanti alla Sede romana delle Regioni, per protestare e mostrare tangibilmente la profonda insoddisfazione e la responsabile rabbia dei medici, non solo per il mancato rinnovo del contratto, ma per il disastro annunciato della Sanità che si comincia a scorgere all’orizzonte".

    Articolo tratto da http://www.repubblica.it/

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