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    Il cervello reagisce anche alle paure degli altri

    Se si è stati punti da un’ape una volta è prevedibile e giustificato che si provi un certo timore e una certa paura da allora in poi imbattendosi nuovamente nello stesso insetto o nei suoi simili. Ciò che non è altrettanto ovvio, ma che accade spesso, è che si provi paura di qualcosa con cui non si è mai venuti in contatto, come ad esempio serpenti e ragni velenosi, o addirittura mostri o fantasmi. Uno studio della Columbia University spiega che questo accade perché il cervello impara ad avere paura anche attraverso le esperienze altrui.

    Guardare qualcuno che fa una certa esperienza, come essere punto da un'ape o essere morso da un serpente, e osservare le sue espressioni e i suoi movimenti attiva un’area del cervello del lobo temporale, l’amigdala, coinvolta nei processi emotivi e in modo particolare nei sentimenti di paura e ansia. La stessa cosa succede quando noi stessi ci troviamo in una situazione paurosa o ansiogena.

    I risultati del lavoro, guidato da Andreas Olsson del Dipartimento di psicologia della Columbia University, sono stati pubblicati on-line dalla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience. I volontari coinvolti nei test in un primo momento hanno assistito ad un video nel quale un soggetto che osservava un monitor veniva sottoposto ad una piccola scossa elettrica ogni volta che compariva sul monitor un quadrato blu. I ricercatori hanno notato che quando la persona nel video riceveva la scossa i partecipanti si agitavano e mostravano segni di sofferenza.

    In un secondo momento è stato detto loro che avrebbero partecipato ad un test simile a quello al quale avevano assistito e sono stati messi davanti ad un monitor nel quale comparivano a caso quadrati gialli e blu. Quando comparivano i quadrati blu i partecipanti rispondevano con un sentimento di paura, come se anticipassero una scossa, anche se non l’avevano mai ricevuta prima.

    “Questo studio suggerisce che le paure acquisite indirettamente possono essere altrettanto forti quanto quelle originatesi in seguito ad esperienze dirette”, conclude Olsson, che ritiene che in questo modo si spiegherebbe perché le persone sono spaventate dalle scene dei film horror e perché i bambini imparano a temere serpenti, ragni o anche le persone “diverse”, osservando le reazioni dei genitori e degli adulti che li circondano.

    Fonte: Olsson A, Nearing KI, Phelps EA. Learning fears by observing others: the neural system of social fear transmission. Social Cognitive and Affective Neuroscience 2007; doi:10.1093/scan/nsm005ù

    http://it.health.yahoo.net

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