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    Il cinema in 3D è una risorsa per la riabilitazione neurologica

    Il cinema in tre dimensioni, ormai diffusissimo nelle sale di tutto il mondo 'complici' gli speciali occhialetti da indossare durante la visione, non è dannoso.

    Anzi, la nuova frontiera della medicina è quella "di utilizzarlo per la riabilitazione neurologica, perché può aiutare a stimolare aree cerebrali danneggiate e a riattivarne la funzionalità".

    A intervenire dopo le critiche lanciate dalla star di Hollywood Nick Nolte, convinto che il 3D possa nuocere alla salute degli spettatori, è Antonio Federico, past president della Società italiana di neurologia (Sin) e direttore della Clinica neurologica dell'università di Siena.

    "Quello che posso dire, avendo anche testato in prima persona la visione di un film in 3D – dice l'esperto all'Adnkronos Salute – è che nella fase iniziale si può sperimentare un modesto senso di vertigine, che poi va normalizzandosi con il passare del tempo. Oppure, una lieve cefalea.
    Tutte condizioni che possono manifestarsi più intensamente nelle persone predisposte nel primo caso a disfunzioni vestibolari, nel secondo a emicrania. Esiste invece uno studio scientifico che ha dimostrato che per chi soffre di epilessia fotosensibile c'è un rischio più alto di attacchi durante la visione di un film di tre dimensioni.

    Ma questo accade anche con l'uso del computer o se il paziente si trova in una discoteca, in presenza di particolari 'flash' di luce. Per quanto riguarda gli eventi psicotici" paventati da Nolte, "non esistono basi razionali per spiegarne l'insorgenza, ma indubbiamente, per chi è predisposto a questi disturbi, trovarsi in una realtà virtuale non aiuta".

    In ogni caso, dunque, si tratta sempre di persone che hanno una predisposizione a un problema di salute, fisica o mentale. Di per sè, il cinema in 3D non rappresenta un rischio. "Al contrario – conclude Federico – questa metodica sta stimolando grande interesse nel campo della neuroriabilitazione: studi clinici stanno dimostrando che può riattivare la funzionalità persa di alcune aree del cervello" a seguito di traumi di varia natura".

    Articolo tratto da: http://www.iltempo.it

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