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    Il disturbo da gioco d’azzardo

    Nel DSM IV il gioco d’azzardo patologico veniva definito come un disturbo del controllo degli impulsi, consistente in un comportamento di gioco ricorrente, maladattivo che comprometteva le attività personali, familiari e lavorative dell’individuo.
     
    Con il DSM V è stato fatto un importante passaggio.
    Nel nuovo manuale diagnostico, infatti, il gioco d’azzardo patologico viene rinominato “disturbo da gioco d’azzardo” (Gambling Disorder), ed equiparato alle dipendenze da sostanza, come droghe e alcol.
     
    Rispetto alla precedente classificazione i criteri diagnostici del DSM scendono da 10 a 9, viene infatti eliminato il criterio degli atti antisociali.
     
    Cosa comporta questo passaggio?
    Sicuramente la novità più importante è quella di considerare il gioco d’azzardo in maniera dimensionale, ovvero su un continuum lungo il quale la persona può spostarsi da un gioco problematico verso un gioco grave e invalidante.
     
    Un grande problema che lo psicologo si trova ad affrontare davanti a un paziente che gioca d’azzardo è proprio capire l’entità e la qualità del problema riportato.
    La letteratura è ricchissima di contributi che vanno nella direzione di dare una classificazione delle tipologie di giocatore, in base al loro comportamento di gioco e alle relative conseguenze.
     
    Giocatore sociale, giocatore per fuga e giocatore dipendente sono solo alcune delle categorie proposte per cercare di dare una definizione di determinati comportamenti.
     

    Scrivere sul gioco d’azzardo è quasi altrettanto rischioso che scrivere sul sesso: entrambi gli argomenti raramente vengono trattati senza toni moraleggianti. […] sarebbe assurdo non accettare che il gioco, legale o meno, sarà sempre una parte integrante di tutte le culture e società“ (Dickerson, 1993)

     
    La difficoltà sta proprio nel dover lavorare e analizzare un tipo di comportamento che riguarda un aspetto, quello del gioco, che fa parte della normale quotidianità delle persone, e che non sempre equivale ad un chiaro comportamento patologico.
     
    In questo, la nuova concezione epistemologica del gioco d’azzardo ci viene in aiuto, indicandoci non tanto la strada della categorizzazione, piuttosto quella dell’esplorazione del comportamento della persona che soffre questo tipo di problema.
     
    Possiamo dire, dunque, che il gioco d’azzardo, essendo equiparato agli altri disturbi da sostanze possiede inequivocabilmente tre fattori: tolleranza, dipendenza e craving.
     
    L’esplorazione di questi elementi, può aiutare lo psicologo a capire, prendendo in considerazione il continuum problematicità-disturbo, dove si trova il paziente.

    Bibliografia
    Dickerson M.G. (1993), La dipendenza da gioco, Gruppo Abele, Torino (ed. or. 1984).
    Sitografia
    www.gamling.it Alea-Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio.
     
     
     
     
     
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