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    Il Disturbo dell’Apprendimento Non Verbale, questo sconosciuto

    Quando si parla di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, l’associazione che spesso viene fatta di fronte a questo termine è legata al saper parlare, comprendere, leggere e scrivere. L’apprendimento è infatti, per associazione, immediatamente collegato a quelle componenti che sono considerate la base degli apprendimenti scolastici, prima fra tutti la componente linguistica.

    Eppure altri processi sono implicati nel processo di apprendimento che purtroppo non balzano subito all’attenzione, rischiando di trascurare certe difficoltà che invece possono esistere in alcuni bambini. Una piccola parte di bambini può presentare infatti una buona competenza linguistica, ma incontrare invece difficoltà nell’elaborazione di informazioni non veicolate dal linguaggio (generalmente, ma non necessariamente, implicanti l’ambito visuo-spaziale).

    Un Disturbo di cui non si parla tanto quanto quello Specifico dell’Apprendimento, anche perché non inserito all’interno dei manuali diagnostici – ma che invece è stato individuato e portato all’attenzione da uno psicologo canadese di nome Byron Rourke nel 1995 – è il Disturbo dell’Apprendimento Non Verbale.

    Il fatto che non esistano ancora criteri univoci per la definizione di questo disturbo, e che a scuola si ponga molta più attenzione agli aspetti linguistici piuttosto che alle abilità spaziali, rende la diagnosi di questo Disturbo molto rara, nonostante negli ultimi decenni sia aumentato l’interesse nei confronti di questi bambini e la ricerca abbia fatto numerosi passi in avanti.

    In Italia, il gruppo di ricerca di Padova ha individuato i seguenti criteri per l'inquadramento del disturbo:

    • discrepanza tra intelligenza verbale e intelligenza non verbale di almeno 15 punti;
    • difficoltà in prove cognitive di natura visuo-spaziale e, in particolare, in compiti di memoria di lavoro visuo-spaziale (geometria, disegno, lettura di tabelle e grafici, scienze, comprensione del testo);
    • assenza dei fattori di esclusione dei disturbi specifici dell’apprendimento.

    Bambini che si contraddistinguono per queste caratteristiche presentano cadute specifiche in compiti di natura non verbale, associate a prestazioni sufficienti in compiti verbali. Questo significa che il loro sviluppo linguistico è adeguato, con un vocabolario molto ricco tanto da essere definiti verbosi per la tendenza a parlare continuamente senza lasciare spazio all’interlocutore.

    Da un punto di vista linguistico dunque questi bambini non sono facili da individuare, in quanto è più l’utilizzo che fanno del linguaggio che il linguaggio stesso ad essere compromesso. 

    Da un punto di vista clinico dunque il Disturbo si manifesta con:

    • difficoltà nella percezione tattile bilaterale, più marcata nella parte sinistra del corpo (anche se normalmente vi è una recessione parziale spontanea con l’andare degli anni);
    • difficoltà di coordinazione psicomotoria bilaterale;
    • difficoltà di organizzazione visuo-spaziale;
    • difficoltà nell'adattarsi a situazioni nuove e complesse;
    • difficoltà nella risoluzione di problemi e nella formazione di concetti di natura visuo-spaziale;
    • distorsioni nella capacità di stimare lo scorrere del tempo;
    • verbosità, scarsa prosodia e uso pragmatico del linguaggio compromesso;
    • difficoltà di aritmetica;
    • deficit nella percezione, nel giudizio e nell'interazione sociale.

    Da un punto di vista scolastico, per valutare il livello di apprendimento di questi bambini è dunque necessario fare attenzione alla performance, per cui è necessaria un’analisi qualitativa delle prestazioni. Gli apprendimenti di base non sono visuo-spaziali di per sé, ma mettono in campo questo tipo di abilità che è quella su cui va maggiormente puntata l’attenzione.
    Le aree dell’apprendimento scolastico che risultano maggiormente compromesse in questi bambini infatti riguardano tutti quegli ambiti che includono la manipolazione di informazioni visuo-spaziali:

    • Disegno. Stadio evolutivo non adeguato all’età; mancanza della corretta rappresentazione dei rapporti topologici, sia nel disegno libero che nella copia; non c’è proporzione, prospettiva e tridimensionalità;
    • Matematica. Difficoltà nell’allineare i numeri in colonna; difficoltà nel capire la direzionalità di un’operazione; difficoltà nella grafia; deficit di memoria; errori di giudizio e di ragionamento;
    • Geometria. Difficoltà nel riconoscimento di forme geometriche e le loro caratteristiche; difficoltà nella stima di grandezze e aree; difficoltà nel misurare utilizzando degli strumenti;
    • Geografia. Difficoltà nell’orientarsi nello spazio; difficoltà nell’utilizzare mappe, cartine, percorsi; difficoltà nella memorizzazione visiva di posizioni sulla carta geografica; difficoltà generale nella rappresentazione grafica dello spazio;
    • Scienze. Scarsa capacità di osservazione della realtà, di analizzare i fenomeni nei loro elementi costitutivi; difficoltà di comprensione dei cambiamenti in successione spazio-temporale; difficoltà nel cogliere la relazione causa-effetto; difficoltà nell’utilizzare grafici e tabelle;
    • Scrittura/Prassie. Scarsa organizzazione del lavoro personale; disordine; scarsa coordinazione; difficoltà a livello fino-motorio; disgrafia.

    Anche la comprensione del testo può risultare deficitaria là dove vengano inserite relazioni visuo-spaziali tra elementi come descrizioni di paesaggi, movimenti e rapporti spaziali tra immagini e parti del testo.

    Byron Rourke ha messo in luce non solo gli aspetti neuropsicologici che sono implicati in questa “sindrome non verbale”, ma anche i problemi emotivi e sociali che ne derivano:

    • Da un punto di vista sociale le difficoltà nelle interazioni con gli altri sono dovute all’incapacità di percepire i segnali non verbali della comunicazione (come le espressioni del volto, le posture e le intonazioni di voce degli altri) con un’enorme difficoltà di adattamento all’ambiente sociale di appartenenza. 
    • Da un punto di vista emotivo questi bambini presentano una grande labilità emotiva e un’impulsività di base che, se associate alle scarse competenze nelle attività scolastiche e nel gioco, diventano ancora più esasperanti. Secondo Rourke, è facile che in adolescenza bambini con disturbo non verbale dell’apprendimento sviluppino problemi emotivi gravi e soprattutto stati depressivi.

     

    E’ possibile allora, e come, trattare questo tipo di Disturbo nei bambini che lo presentano?

    Assolutamente si. Il Disturbo dell’apprendimento non verbale viene considerato infatti come un disturbo evolutivo e può essere pertanto compensato e attenuato con il potenziamento delle varie aree che interessano la percezione visuo-spaziale-motoria.
     

    L’obiettivo principale sarà dunque insegnare al bambino la gestione delle proprie difficoltà attraverso strategie di compensazione, nonché stimolare le abilità generali di memoria e rappresentazione spaziale partendo dagli apprendimenti scolastici e dai sintomi più caratteristici di questo disturbo.

     

    Dott.ssa Alessandra Riccardi

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