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    …il femminile, motore creativo del sé…

    Una riflessione psicologica sull’opera di Pier Toffoletti, in mostra ad Arezzo con “Ritratti come specchio dell’anima”, dal 19 novembre 2005 fino all’8 gennaio 2006 presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea.

    Eteree e leggere immagini oniriche, rappresentazioni del femminile, motore creativo dell’essere, si staccano in un gioco figura/sfondo dall’amalgama primigenio del mondo profondo di Pier Toffoletti, dalla grezza e dura materia prima dell’essere da cui ognuno trae le proprie immagini interiori.

    Dal “lavoro” della sua mente l’artista trae una rappresentazione del femminile soggettiva e singolare, attirandoci dentro un sogno collettivo in cui avvertiamo che quel femminile tratteggiato abiti nel mondo interno di ognuno di noi.
    Attraverso le sue opere Toffoletti ci racconta della sua percezione di una parte vitale e creativa, femminile, dentro di sé, che chiede di essere liberata e non sacrificata alle regole sociali e culturali.
    E’ l’artista stesso a rivelarci, nell’intervista alla rivista giapponese Art Pictorial nel novembre 2004 che il soggetto femminile è un pretesto per rappresentare l’essenza naturale che in fondo è in ognuno di noi, la natura spogliata di orpelli e pregiudizi.

    Questa ricerca degli aspetti più primitivi e vitali del proprio mondo profondo e questa lotta personale dell’artista tra i compiti che gli sono stati assegnati dal collettivo e la realizzazione della propria frazione individuale sembra, in effetti, caratterizzare tutto il percorso biografico di Toffoletti, che, a un certo punto l’ha percepita e ce l’ha comunicata attraverso la sua opera.
    Si tratta della percezione della pressione della propria parte profonda vitale e creativa che l’artista sente di aver soffocato cedendo alle pressioni collettive e ci rappresenta attraverso la sua opera .
    Nelle opere più recenti questa percezione si fa più intensa e viva. Compare, infatti, il tema del doppio che rimanda all’emergere, da dietro la percezione collettiva, della condizione della propria vita.
    Il doppio dell’immagine femminile è la percezione della perdita di una parte di sé dell’artista, messaggera della individualità che rischia di soffocare e di soccombere.

    Toffoletti cerca con le sue opere di percepire questo movimento interno profondo, questo tentativo personale di immergersi nel collettivo e di riemergere individuo.
    La creatività artistica impregna e condiziona la nostra vita in maniera perfino più massiccia di quello che appare, è la spinta verso l’individuazione personale e nello stesso tempo il legame con il grande flusso collettivo della vita. Questo doppio livello, spesso conflittuale, è percepito con grande chiarezza da Toffoletti, che ce lo comunica nella sua opera, che è una lama che squarcia il velo, percezione del proprio rapporto con il proprio doppio, con la propria parte femminile interna portata all’esterno.
    Dalle opere più recenti di Toffoletti emerge il passaggio doloroso dalla percezione di una parte profonda vitale pura, idealizzata, che aspira a realizzarsi, alla percezione di una grande onda nascosta, di un’immensa spinta collettiva che sta travolgendo questa parte interna individuale, creativa.

    Il trauma originato dalla percezione del soffocare della propria parte individuale genera nell’artista ambivalenza, produce regressione fino all’incontro inevitabile con la sofferenza, la paura della morte di questa parte profonda di sé. Ogni opera di Toffoletti è un’opera irrisolta, che segnala che il vero discorso si svolge altrove, una domanda senza risposta, uno strumento che consente all’artista non tanto di dire ciò che sa ma di percepire quel che ha dentro, trasformandolo e portandolo all’esterno per guardarlo e condividerlo.

    *Tutte le opere di Pier Toffoletti sono visionabili sul sito ufficiale dell’artista: www.piertoffoletti.com/
    Si ringrazia la dott.ssa Manuela Longo, storica dell’arte, per il suo contributo.

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