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    Il frutto dell’incontro tra l’economia e la psicologia

    Se vogliamo capire perché le donne partoriscono sempre più tardi e la natalità è così bassa nella gran parte del mondo sviluppato non è sufficiente dire che il lavoro e lo stile di vita hanno preso la precedenza. Se vogliamo incoraggiare le donne ad avere più figli, o ad averli quando sono più giovani, dovremmo saperne di più su di loro. Non solo il loro profilo demografico, ma anche che cosa pensano della gravidanza, quali pressioni sociali ritengono di subire per avere o non avere figli, e se pensano di essere in grado di mantenere e allevare bene il primo o anche il secondo figlio. E come cambiano nel tempo queste opinioni, percezioni e valutazioni, in risposta ai cambiamenti dell’economia, delle politiche statali e dei datori e delle condizioni personali e familiari.

    Finora la maggior parte della ricerca sulle decisioni importanti che vengono prese nel corso della vita, come la gravidanza (ma anche la decisione di abbandonare la casa materna e andare a vivere da soli, di sposarsi, di andare in pensione), ha cercato spiegazioni economiche o sociali al cambiamento. Facendo uso di grande quantità di dati, gli economisti e i demografi hanno identificato slittamenti temporali negli eventi che caratterizzano il corso della vita e li hanno motivati con le priorità per il lavoro, la famiglia, il reddito o lo stile di vita. Confrontando paesi con politiche economiche e sociali differenti, i ricercatori hanno trovato degli indizi sulle cause e sulle condizioni che sono alla base dei cambiamenti e hanno individuato il tipo di intervento di politica economica o sociale che potrebbe influenzare le decisioni e i comportamenti. Ma siamo sicuri che questo sia l’unico metodo? Perché non avvalersi del contributo degli psicologi per individuare anche gli aspetti cognitivi ed emotivi che influiscono su decisioni e comportamento?
     
    È quello che stiamo facendo al Centro Dondena in molti lavori, compresi i progetti Repro (Reproductive decision-making in a macro-micro perspective) e Ggp (Generations and gender programme), progetti di ricerca finanziati dal Settimo programma quadro per la ricerca della Commissione europea (FP7). In questi progetti utilizziamo comunque grandi database, che però comprendono anche informazioni sulle percezioni delle persone, i sentimenti, le emozioni, i progetti di vita oltre al loro lavoro, la famiglia, il reddito e le condizioni di vita. Insieme a colleghi di importanti centri di ricerca europei, stiamo esplorando le spiegazioni psicologiche delle decisioni del ciclo di vita e dei comportamenti collegati al lavoro (spiegazioni di livello micro) e li stiamo collegando, usando nuove tecniche di modellizzazione statistica, a potenziali spiegazioni di livello macro e ai cambiamenti che i macrofattori registrano nel tempo.
     
    Che cosa abbiamo scoperto fino ad ora? Si può partire con l’ovvio: i pensieri e le emozioni delle persone influenzano le loro decisioni su cambiamenti significativi per il lavoro e le condizioni familiari. Oltre a questo, però, ci stiamo spingendo su terreni inesplorati. Sembra ragionevole supporre che differenze nelle politiche economiche e sociali, così come differenze nelle politiche e nelle pratiche delle organizzazioni influenzino le percezioni personali e le emozioni che, a loro volta, impattano sulle decisioni del ciclo di vita, le quali poi influiscono sul mercato del lavoro, l’economia e la società. Ma qual è la natura esatta di queste relazioni? Che differenze ci sono tra decisioni familiari e di lavoro? In che modo la consapevolezza del collegamento tra condizioni macro, percezioni ed emozioni specifiche, decisioni e comportamenti può aiutare a formulare le politiche e contribuire allo sviluppo economico e sociale? Al Centro Dondena, con la nostra ricerca, speriamo di avvicinarci alle risposte.
     
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