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    Il funzionamento del cervello prima dell’Alzheimer

    I Neuropsicologi sono tra i precursori che hanno identificato il morbo di Alzheimer, lavoro che un giorno potrebbe portare a trattamenti per rallentare la progressione della malattia.

    Nella sua ricerca per prevenire la malattia di Alzheimer, il neuropsicologo Peter J. Snyder, non ha voluto fare affidamento esclusivamente sulle attività che sono state usate per più di 50 anni per rilevare il deterioramento cognitivo. E’ andato a caccia di un nuovo approccio, scientificamente valido, che identificasse le prime fasi della malattia.

    Snyder ha trovato la risposta nell’esperimento chiamato “compito di separazione”, sviluppato dal neuropsicologo Stark, della University of California.

    L’esperimento è basato sulla valutazione, da parte dei partecipanti alla ricerca, dello spostamento, anche se piccolissimo, di immagini viste in  precedenza al computer.

    Il test misura la capacità di memorizzare e di recuperare i ricordi, processi che coinvolgono una regione dell'ippocampo e possono aiutare a rilevare i cambiamenti del cervello che si verificano molto presto nel processo di malattia di Alzheimer.
    Secondo Snyder questa valutazione ha un grande potenziale per scoprire come si svolge il processo della malattia.

    Altri suoi colleghi, della Scuola di Medicina dell'Università di Washington a St. Louis, hanno utilizzato il test in una nuova ricerca clinica, avviata per valutare tre farmaci per prevenire l'Alzheimer.

    Stark è solo uno dei numerosi psicologi che sempre più si stanno occupando della ricerca sull’Alzheimer. 

    L'attenzione si è spostata dalla ricerca di un trattamento dei sintomi per rallentare il processo della malattia, alla ricerca di segnali che predicano l'insorgere della malattia.

    I neuropsicologi hanno dunque un ruolo molto importante nella progettazione delle ricerche su questa malattia.

    Secondo Glenn Smith, neuropsicologo clinico presso la Mayo Clinic in Minnesota, membro del Comitato di APA on Aging che lavora sulla diagnosi precoce del morbo di Alzheimer, è importante utilizzare diversi metodi per trovare i primi segni del morbo di Alzheimer. Afferma infatti che se si misura qualcosa con più di una modalità, la misura risulta essere più accurata.

    Placche amiloidi e grovigli neurofibrillari sono state considerate le caratteristiche che definiscono il morbo di Alzheimer, ma alcuni ricercatori stanno indagando se i cambiamenti nei vasi sanguigni del cervello hanno un ruolo nel processo della malattia.
    Nel suo laboratorio presso la Columbia University, il neuropsicologo Adam Brickman e colleghi, stanno utilizzando la risonanza magnetica per esaminare le anomalie vascolari del cervello, che potrebbero essere alla base della malattia di Alzheimer.

    Secondo Brickman, i cambiamenti vascolari del cervello, misurati con la tecnica del neuroimaging, possono prevedere che gli adulti in buona salute svilupperanno il morbo di Alzheimer e la relativa gravità dei sintomi.  
    Chiarire la relazione tra il morbo di Alzheimer e la malattia vascolare del cervello potrebbe portare ad alcune strategie di base per la prevenzione.

    Egli afferma: "Sappiamo come prevenire le malattie vascolari molto meglio di quanto sappiamo come prevenire placche e grovigli, ovvero con lo stile di vita, i farmaci, il controllo dell'ipertensione e l’esercizio fisico”.

    Molte campagne per la promozione della salute pubblica hanno sottolineato che per prevenire l'ictus e le malattie cardiache, è importante non fumare, mangiare in modo sano e fare esercizio fisico.

    Tali indicazioni possono avere senso anche per la malattia di Alzheimer.

    In un altro approccio interessante, Snyder suggerisce che la benzodiazepina lorazepam potrebbe aiutare a identificare la malattia di Alzheimer prima che si manifestino i sintomi.
    Una piccola dose di questo farmaco può “smascherare” un latente deficit cognitivo nei portatori sani, secondo le ricerche effettuate da Snyder.

    Anche se la ricerca sta facendo rapidi progressi, gli psicologi come Snyder non vedono però una cura immediata, in quanto non si tratta di una malattia semplice, ma di una sindrome con molteplici eziologie.

    Anche se la cura non è vicina, Snyder prevede lo sviluppo di terapie per rallentare la progressione della malattia.

     "Se siamo in grado di rallentare la progressione di soli cinque anni, siamo in grado di tagliare il costo del morbo di Alzheimer alla società entro il 2050 di quasi il 50 per cento", aggiunge. "E 'un obiettivo raggiungibile."


    Articolo scritto da Rebecca Voelker, tratto da: www.apa.org

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