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    Il Morbo di Alzheimer può dipendere dall’alimentazione?

    I risultati di alcune ricerche sottolineano l'importanza del ruolo dello Psicologo nella prevenzione del morbo di Alzheimer e dell'importanza di educare ad un'alimentazione sana e bilanciata.

    Infatti, secondo alcuni ricercatori il morbo di Alzheimer potrebbe essere ribattezzato come "diabete di tipo 3".

    Nel diabete di tipo 2, le cellule del corpo smettono di attingere glucosio attraverso il sangue, sia perché il pancreas smette di produrre insulina a sufficienza, sia perché le cellule cominciano ad ignorare le ripetute richieste di insulina (insulino-resistenza).

    Secondo Suzanne M. de la Monte, della Brown University e altri ricercatori, nel diabete di tipo 3, il problema è la resistenza all'insulina nel cervello.

    In un articolo pubblicato in Current Alzheimer Research, de la Monte riferisce che vi sono prove che l'Alzheimer sia fondamentalmente una malattia metabolica, in cui risultano compromesse sia la capacità del cervello di utilizzare il glucosio che la produzione di energia.

    In una ricerca, per esempio, de la Monte e colleghi hanno scoperto che, bloccando il percorso dell'insulina al cervello, si provoca una neurodegenerazione simile a quella del morbo Alzheimer.


    E’allarmante sapere che la droga usata per bloccare l'insulina nell'esperimento assomiglia ai nitriti presenti in molti alimenti. Un’alimentazione ad alto contenuto di grassi, inoltre, aggrava la neurodegenerazione causata da nitriti.

    Le  forme genetiche del morbo di Alzheimer rappresentano la minoranza di casi, secondo quanto riferisce la ricercatrice.  

    Ciò suggerisce che l'Alzheimer è una malattia metabolica,  virtualmente con tutte le caratteristiche del diabete mellito, ma essenzialmente circoscritta al cervello.

    I risultati sottolineano l'importanza del ruolo dello Psicologo nell’educare i propri clienti a ad evitare il cibo spazzatura e a svolgere attività fisica, secondo la psicologa Margaret Gatz, professoressa di psicologia, gerontologia e medicina preventiva presso la University of Southern California.

    In una sua ricerca, la Gatz ha scoperto che il diabete rappresenta un fattore di rischio significativo per l'Alzheimer.

    Sviluppare buone abitudini per quanto riguarda la dieta e l'esercizio fisico, può apportare benefici sia per il rischio di diabete che per il rischio di demenza, secondo la Gatz.

    Questa è un'altra ragione per cui gli Psicologi dovrebbero assolutamente incoraggiare comportamenti alimentari sani ed aiutare le persone a cambiare il proprio stile di vita.

    La Gatz è d'accordo con la premessa della ricerca svolta dalla Professoressa de la Monde, ma non è certa al 100 per cento che l’Alzheimer possa essere definito diabete di tipo 3.

    I ricercatori stanno esplorando molti altri fattori di rischio e protettivi per il morbo di Alzheimer, tra cui la stimolazione intellettuale e sociale.

    Articolo tratto da:

    http://www.apa.org/monitor/2013/02/alzheimers.aspx

     

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