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    Il parent training. Un intervento sul Sistema

    Il Parent Training nasce alla fine degli anni '60 (Hanf, 1969)  come modello di intervento nei casi di disturbi del comportamento infantile, ma è nell’ultimo decennio che ha conquistato un ruolo essenziale nel lavoro con i minori. 
     
    Questo intervento considera i genitori come agenti di primaria importanza nello sviluppo del figlio, trovando necessario, attraverso diverse modalità, migliorare l’interazione con il bambino per favorire comportamenti più adeguati.
     
    Il minore viene in questo modo narrato in una cornice più ampia, le criticità segnalate dai genitori vengono affrontate in un lavoro sul Sistema all’interno del quale è collocato.
     

    E’ concretamente un training per i genitori, un percorso finalizzato ad apprendere e padroneggiare delle tecniche, a ragionare su contenuti e dinamiche, a promuovere consapevolezze e posizionamenti sani, tra e dentro di loro.


     
    Generalmente viene proposto in parallelo ad un percorso psicoeducativo del minore, in questo caso l'intervento con la coppia genitoriale permette anche di generalizzare e stabilizzare nel tempo i progressi ottenuti in terapia con il bambino, in altri casi è l’unico intervento proposto al nucleo familiare.
     
    Iniziare un percorso di Parent Training è già di per sé una prima operazione trasformativa: determina il passaggio da un approccio delegante ad una posizione di consapevolezza e messa in discussione più ampia: dal minore che viene condotto dal terapeuta per intervenire sulle difficoltà ad un coinvolgimento della realtà all’interno della quale il minore vive, agisce e interagisce. 
     
    Un percorso di Parent Training è caratterizzato da diverse fasi legate ad altrettanti stadi del lavoro di acquisizione di competenze e consapevolezza.
     
    Un livello importante accompagna i genitori nell’individuazione del contesto all’interno del quale si generano determinati comportamenti, aiutandoli ad identificare i processi caratteristici del funzionamento del sistema familiare.
     
    Ad esempio, in relazione ai comportamenti critici ai genitori viene chiesto di annotare anche cosa accade subito prima e subito dopo le manifestazioni disfunzionali (antecedente e conseguente).
     
    Lavorando sui processi e non sui contenuti ci si rende spesso conto di come certe manifestazioni facciano parte di una sequenza più ampia della mera manifestazione critica: il bambino manifesta disagio ogni volta che c’è stato un conflitto tra i genitori o se è rimasto da solo?
    Dopo le crisi le risposte dei genitori sono sempre le stesse?
    Ottiene benefici o rinforzi?
     
    Già nel 1982 Patterson spiegò come una gestione inadeguata dei comportamenti disfunzionali messi in atto dal figlio da parte del genitore possa intervenire favorendo il mantenimento di tali condotte nel bambino fino all’instaurarsi di un circolo vizioso: il ciclo di coercizione.
    Chiunque abbia condotto queste attività saprà perfettamente come abbassando il volume dei contenuti e osservando i processi si possano trovare delle risposte inaspettate a certe reiterazioni. 

    Un esempio indicativo è il caso di una bambina che metteva sempre a
    repentaglio la propria incolumità, facendosi male con numerosi incidenti. I genitori, in perenne crisi, si interrogavano sul perché questo accadesse senza accorgersi che ogni incidente si manifestava a ridosso del fine settimana, quando sentiva più forte la mancanza di un nucleo sereno, e portava entrambi i genitori al suo capezzale, forzatamente riuniti.
     
    Il disagio come strumento di guadagno, la ramanzina come rinforzo e ottenimento di attenzioni, il “quando mi faccio male voi tornate insieme”; questi contenuti affrontati nel momento giusto possono essere illuminanti per dei genitori in difficoltà.
     
    Un altro livello si focalizza sulle etichette che, spesso inconsapevolmente, vengono utilizzate per definire il figlio. Il Parent Training permette ai genitori di ragionare sulle attribuzioni implicite e sulle conseguenze delle stesse sul minore. 
     
    Numerosi autori (ad es. Benedetto et al., 2005; Gordon et al., 1994) rilevano come sia importante rendere i genitori consapevoli delle emozioni provate da loro e dai figli, e che è necessario comprendere un sistema di idee e aspettative che influenzano il modo di agire.
     
    Durante gli incontri viene alimentata la percezione di autoefficacia degli attori coinvolti, in psicologia diremmo che da un locus of control esterno si passa ad uno interno.
    Il primo è 
    caratterizzato dall’attribuire la responsabilità di ciò che ci accade ad elementi esterni a noi, promuovendo una visione fatalista e delegante: noi come destinatari impotenti della direzione che prendono gli eventi.
     
    Il locus of control esterno restituisce il senso del controllo, attribuendo a se stessi il senso di padronanza sugli eventi. Sentire di padroneggiare la situazione, di possedere le chiavi di lettura per interpretarla e gli strumenti per affrontarla, sono elementi necessari affinché gli interventi sul minore siano efficaci.

    In conclusione, è importante che il clinico, ancora prima degli altri attori convolti, sia consapevole della delicatezza e dell’importanza del significato sotteso ad un percorso come questo.
     
    Aiutare un sistema a riposizionarsi e promuoverne le risorse è un’operazione di grande delicatezza, per chi lo propone e per chi lo riceve.
     
    Non si sta proponendo soltanto una consulenza alla famiglia, ma una rivoluzione.
     

    L'articolo è stato scritto dal dr. Francesco Cosco, docente nel corso "Il parent training: tecniche e strumenti di intervento psicologico" organizzato da Obiettivo psicologia.
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