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    Il Soccer Virus: malessere motivazionale

    David Johnson, psicologo e membro della British Psychological Society , a seguito di una serie di insuccessi di squadre inglesi ben quotate, ha cominciato a porsi qualche domanda sulla motivazione dei calciatori professionisti e sull'andamento del calcio in generale.

    Nelle sue riflessioni si è chiesto come mai professionisti di alto livello, che dovrebbero essere estremamente motivati in realtà non lo sono.

    Il suo interesse sul “malessere motivazionale” si è focalizzato sul calcio di alto livello per due ragioni principali: in primo luogo, perché attira più interesse tra i media e gli sponsor e, in secondo luogo, perché il problema sembra essere più presente fra i giocatori professionisti che giocano in squadre della massima serie.

    I manager delle squadre e gli allenatori attribuiscono la causa dell’apparente mancanza di motivazione alla forte pressione fisica e psicologica che investe i calciatori. Per quanto riguarda i tifosi, pur investendo i giocatori di una carica eroica, paradossalmente spesso li accusano di essere strapagati, sovrappeso o disinteressati.

    David Johnson, individuando la causa del malessere in un’eccessiva retribuzione dei giocatori, parla di un virus e conia il termine “Soccer Virus”, uno strano elemento legato a ricompense esterne, estremamente attivo ed aggressivo, che sta dilagando nel calcio professionistico e sta intaccando lentamente la motivazione dei calciatori professionisti.

    Come con i virus, suggerisce di capire il contesto in cui dilaga, i comportamenti a rischio che lo possono diffondere e propone come primo intervento la consapevolezza della sua esistenza per riuscire a sviluppare un ambiente che ne sia immune, o in grado di ridurne l'impatto, e riportare fra i giocatori un senso di passione, di curiosità e di desiderio verso il gioco.

    Il tema della motivazione di un individuo, e di un gruppo, è complesso e sarebbe troppo riduttivo, e non realistico, associarlo ad un unico fattore, tuttavia l'afflusso di investimento economico esterno e massiccio degli ultimi anni nel calcio sembra essere uno degli elementi che può aver esasperato il livello motivazionale di molti professionisti.

    La motivazione estrinseca, in questo caso il denaro, ha cominciato ad assumere un livello significativo negli ultimi 30 anni, quando i salari pagati ai calciatori cominciarono ad aumentare marcatamente ed il calcio è diventato un elemento finanziario e commerciale imponente. Più la motivazione è estrinseca, legata cioè a fattori esterni come potrebbe essere il denaro, la celebrità, lo status sociale, più il motore interno che spinge a raggiungere gli obiettivi rischia di perdere in potenza.

    È un fattore psicologico che colpisce indistintamente tutti e i calciatori non sono diversi dal resto delle persone. Va ricordato, tuttavia, che personalità, ambiente, storia personale, credenze, atteggiamenti, valori sono tutti elementi rilevanti per la nostra motivazione.

    La comodità, legata a denaro e tentativi della società di rimuovere il più possibile tutti gli ostacoli ai propri giocatori, e il livello di prestazione sembrano seguire un andamento inversamente proporzionale.
    Questo non è un fenomeno peculiare del calcio, ma permea tutta la società contemporanea, l’intero mondo della “celebrità” ne è un esempio: desiderio e aspettative a breve termine ed immediata ricompensa estrinseca.

    Non si possono tirare indietro le lancette dell'orologio e tornare alle origini del gioco come puro divertimento, ma si può prendere coscienza che esiste un virus e tentare di ristrutturare quello sport che può ancora essere passione per milioni di persone che lo seguono e lo giocano e passione e reddito per chi lo pratica professionalmente.

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