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    Il trattamento dei DSA: scopi e modalità di intervento

    I Disturbi Specifici dell'Appredimento (DSA) costituiscono un’area di interesse clinico all’interno della quale, negli ultimi trent’anni, c’è stato un importante avanzamento delle conoscenze psicologiche e delle modalità di intervento.

    Sono numerosi, infatti, i contributi scientifici che hanno permesso di affinare sia gli strumenti per l’indagine diagnostica sia le tecniche di prevenzione e trattamento.

    Un passo fondamentale in questa direzione è stato compiuto con la pubblicazione, nel 2010, delle linee guide sui DSA elaborate nell’ambito della Consensus Conference e che derivano dal confronto di 10 associazioni e società scientifiche di studiosi e professionisti esperti di questi problemi.

    Tale documento, partendo dalla definizione comune di questa particolare categoria di disturbi, ne ha definito non solo i criteri diagnostici e le procedure di indagine, ma anche gli approcci terapeutici più utili e funzionali.

    Due sono le domande importanti che bisogna porsi parlando del trattamento dei DSA e alle quali la Consensus Conference ha dato risposta:

    1. qual è lo scopo del trattamento?

    2. Quali sono i metodi più adatti da utilizzare per conseguire il più alto livello di miglioramento?


    Se si prende in considerazione il primo quesito, bisogna tener presente che i DSA per loro natura non sono guaribili al 100%, in quanto hanno, alla base della loro insorgenza, fattori congeniti non modificabili.

    Tuttavia, con le tecniche riabilitative adeguate è possibile ridurre l’impatto di questi fattori sullo sviluppo del bambino, fornendo a quest’ultimo un sostegno efficace per il controllo e la gestione dei propri limiti di apprendimento.

    In considerazione della loro natura, quindi, lo scopo di un trattamento rivolto ad un bambino con DSA include diversi aspetti quali:

    • favorire un migliore sviluppo delle competenze necessarie, nonostante la presenza di uno specifico deficit
    • fornire strumenti e strategie per poter apprendere attraverso percorsi alternativi che tengano conto sia della tipologia di deficit, sia delle singole necessità dell’individuo
    • fornire strumenti per la gestione di situazioni di difficoltà
    • evitare che si sviluppino altre forme di disagio (altre forme di DSA, oppure disagi di tipo emotivo)


    Come affermato dalla Consensus Conference: ”un trattamento è da considerarsi efficace nella misura in cui i risultati che produce siano superiori alla evoluzione naturale attesa del disturbo”.

    Le tecniche di intervento e le metodologie
    per il trattamento ad oggi ipotizzate ed utilizzate sono diverse.

    Un approccio multidisciplinare garantisce sicuramente una prognosi migliore.

    Un aspetto fondamentale spesso trascurato, che assicura il funzionamento del trattamento, è la costruzione di una rete solida di sostegno al bambino che lo coinvolga insieme alla famiglia, alla scuola, al gruppo dei pari e all’equipe che lo ha in carico. Questo dovrebbe essere uno dei primissimi passi da fare a seguito della diagnosi di DSA.

    Successivamente è necessaria la presa in carico da parte del servizio di logopedia e/o neuropsicologia.
    In questo caso, tradizionalmente si parla di riabilitazione, ma in realtà sarebbe più corretto parlare di abilitazione logopedica o neuropsicologica, in quanto con un bambino che presenta un DSA non si interviene per far riacquistare una capacità perduta, ma per attivare al meglio possibile un'abilità non posseduta e/o non sviluppata completamente.

    Il trattamento prevede sedute individuali e/o di gruppo finalizzate all’allenamento delle funzioni cognitive deficitarie, avvalendosi del supporto di strumenti e ausili vari: dai più semplici (carta e matita) a quelli più complessi ma di maggiore impatto, come quelli informatici.

    In questa fase, a seconda del deficit coinvolto, si lavora sulle abilità visuo-spaziali, sul riconoscimento dei fonemi e dei grafemi, sull’automatizzazione delle procedure di calcolo, sulla formazione del lessico, sul tratto grafico, ecc.

    In concomitanza con un approccio così tecnico e specifico legato alle abilità di lettura, scrittura e calcolo, si deve avviare un percorso di consulenza psicologica di sostegno che aiuti il bambino ad affrontare le difficoltà emotive e relazionali che possono essere legate alle difficoltà di apprendimento.

    Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che i bambini passano la maggior parte del loro tempo a scuola e che la crescita della propria autostima e della stima che hanno gli altri, molto spesso va di pari passo con i risultati che si ottengono durante lezioni e compiti in classe.

    In questo contesto, i bambini e/o ragazzi con DSA si confrontano quotidianamente con compagni più capaci di loro e questo li porta a non sentirsi membri del gruppo-classe o addirittura ad essere esclusi da quest’ultimo proprio dagli stessi compagni.

    Inoltre sono spesso presenti continue sollecitazioni da parte degli adulti ad un impegno maggiore che possono far sviluppare al bambino sensi di colpa o meccanismi di difesa improntati sull’ opposizione e sulla ribellione (disimpegno, bullismo, aggressività, inibizione, chiusura).

    Allo stesso tempo è raccomandabile un intervento di consulenza anche con la famiglia del bambino per lavorare sulle criticità che il DSA porta all'interno delle relazioni familiari.

    Le criticità più comuni sono: la gestione di eventuali comportamenti oppositivi del bambino, la gestione di sentimenti di impotenza e di rabbia, la gestione dei sensi di colpa, la valorizzazione degli aspetti funzionali e dei punti di forza specifici di ciascun individuo.

    Altrettanto importanti, ai fini di un adeguato percorso di riabilitazione, sono gli strumenti di aiuto e sostegno forniti dalla scuola e dagli insegnanti.

    Attualmente i bambini e i ragazzi affetti da DSA non hanno diritto all'insegnante di sostegno. Hanno però diritto, grazie alle Legge 170/10, a strumenti didattici e tecnologici di tipo compensativo e a misure dispensative, che permettano loro di apprendere in modo più facile  e di sostituire alcuni tipi di prove valutative con altre equivalenti ma più adatte alle loro personali capacità di apprendimento.

    A seconda della materia o dell’ambito di studio, possono essere utilizzati strumenti compensativi come: la calcolatrice, le mappe concettuali, tabelle, tavole pitagoriche, particolari software che aggirino il disturbo e rendano l’apprendimento più stimolante e meno frustrante, risorse audio, risorse video, ecc.

    Inoltre l’alunno con DSA deve essere dispensato dal fare esercizi che avrebbero come unica conseguenza quella di mettere il bambino di fronte ai propri limiti cognitivi favorendo l’insorgenza di sentimenti di inadeguatezza. Tra questi: prendere appunti, leggere a voce alta, studiare a memoria una tabellina, risolvere un quesito nello stesso tempo dei compagni di classe, ecc.

    Infine è necessario non caricare eccessivamente il bambino dell’ansia legata ad una prova valutativa. I bambini con DSA vanno assolutamente valutati come gli altri ma con prove che non vadano ad esacerbare le difficoltà di partenza. Per esempio, se un bambino presenta disgrafia o disortografia, gli insegnanti devono privilegiare la valutazione orale rispetto a quella scritta.

    Tutti questi strumenti e questi accorgimenti vanno concordati con gli insegnanti attraverso il Piano Didattico Personalizzato, partendo dal presupposto che nei bambini con DSA non è presente una generale incapacità di apprendere ma sono necessarie strategie di apprendimento, memorizzazione e comunicazione diverse rispetto allo standard.

     
    Bibliografia

    Viola Davide, Difficoltà e disturbi specifici dell'apprendimento, Ed. Libreria Universitaria, 2012
    Cornoldi Cesare, Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il Mulino, 1999
    Atti della Consensus Conference, dicembre 2010

     

     

     

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