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    Internet crea dipendenza. Allarme in Cina, Giappone e Italia

    La Cina potrebbe diventare il primo Paese a definire la dipendenza da Internet come un vero e proprio disordine mentale, al pari dell'alcolismo o della mania del gioco d'azzardo. Il ministero della salute cinese dovrebbe infatti adottare un nuovo manuale sull'Internet-mania, definita “Internet Addiction disorder” da un gruppo di psicologi cinesi dell'Ospedale Generale Militare di Pechino. I sintomi, scrive il quotidiano ufficiale China Daily, sono la navigazione su Internet per più di 6 ore al giorno, escludendo le ore passate davanti al monitor per lavoro, la tensione e l'irritazione che si creano nell'utente quando non riesce a connettersi alla rete.

    I web-maniaci dividono il loro tempo in 5 attività particolari: giochi on-line, visite nelle pagine pornografiche, reti sociali virtuali, acquisti attraverso Internet e navigazione in generale. La Cina ha la popolazione di internauti più grande al mondo, 253 milioni, una quota-record se si considera che gli Stati uniti ne ha “soltanto” 215 milioni. Il numero, confermano poi fonti governative, continua a crescere parallelamente all'aumento del Pil. Ma secondo gli esperti, il 10 per cento degli utenti che hanno meno di 18 anni (4 milioni di persone circa) sono veri e propri maniaci del Web. La cura a cui dovrebbero sottoporsi queste persone è semplice ma non facile da realizzare: proibire la connessione a Internet e sostituirla con attività in gruppo e occasioni di socializzazione nella vita reale.

    Il problema è diventato poi una vera e propria emergenza sanitaria anche in Giappone e in altri paesi del mondo. In Italia la situazione non è molto diversa. Nel nostro Paese ci sono un milione di persone diventate dipendenti dal lavoro, centinaia di migliaia di navigatori dipendenti da Internet e dal cellulare, e molti altri che non possono far più a meno di fare shopping compulsivo o dedicarsi al gioco d'azzardo. Gli esperti italiani sono già al lavoro per mettere a punto un protocollo speciale proprio per definire il percorso di cura di questi nuovi malati del 21mo secolo.

    Le persone coinvolte appartengono alle più diverse categorie sociali, economiche e anagrafiche. I più a rischio sono tuttavia i giovani e le donne.

    Le persone che vivono questi disturbi provano una grande sofferenza: "I compratori compulsivi – ha spiegato Rosa Mininno, una delle maggiori esperte del settore in Italia – spendono per acquietare un malessere psicologico, un senso di vuoto. Col tempo l'impulso ad acquistare diventa sempre più forte e nascono grandi sensi di colpa e rabbia per l'incapacità di controllare questo impulso". Queste dipendenze compromettono non solo l'aspetto psicologico della persona ma "anche quello fisico, familiare o di coppia e, in generale, tutte le relazioni affettive fondamentali: i dipendenti dal lavoro, per esempio, possono percepire il coniuge come un estraneo compromettendo la sfera affettiva a familiare".

    La specialista riferisce che questi disturbi, insidiosi perché meno riconoscibili rispetto a una dipendenza da sostanza, sono in espansione. "Ecco alcuni atteggiamenti tipici – spiega – che possono aiutare a riconoscere il problema: l'incapacità di resistere all'impulso di mettere in pratica un comportamento; la sensazione crescente di tensione prima dell'inizio dell'atto o quella di perdita di controllo durante l'atto; tentativi ripetuti di ridurre, controllare o abbandonare il comportamento; la reiterazione dell'atto nonostante la consapevolezza che possa causare o aggravare problemi di ordine sociale, finanziario, psicologico o psichico. A queste persone – ha concluso l’esperta, direttrice scientifica della Rete – bisogna restituire responsabilità e senso critico”.

    Fonte: http://www.giornaletecnologico.it/

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