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    La consulenza perinatale per il sonno del neonato

    Da un po’ di tempo ormai, sempre più genitori richiedono la consulenza di un esperto per il sonno dei propri figli, c’è infatti chi lamenta che il bimbo ha scambiato il giorno per la notte, chi invece è stremato dai continui risvegli e chi teme di viziare optando per quello che viene definito sonno-condiviso.

    Ma tutti questi problemi riportati dai genitori sono davvero reali? Esistono davvero i “bambini che non dormono la notte?”

    La maggior parte dei neonati e dei bambini non ha infatti particolari problemi con il sonno, ma sicuramente l’incidenza sembra essere notevolmente aumentata dato che, come riporta la Società Italiana di Pediatria, il 25% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffre di disturbi del sonno, mentre dopo i 6 anni e fino all’adolescenza la percentuale si attesta intorno al 10-12%.

    Ma cosa si intende per disturbi del sonno nel bambino?
    I più comuni sono insonnia (20-30%), parasonnie (25%), disturbi del ritmo circadiano (7%), disturbi respiratori del sonno (2-3%), disturbi del movimento legati al sonno (1-2%), ipersonnie (0,01-0,20%)(SIP,2019).
    In molti casi però i risvegli e le difficoltà notturne che le famiglie sperimentano sono fisiologiche in quanto, nei bambini, il ciclo di sonno funziona in modo differente da quello degli adulti.
    Il neonato, infatti, passa quasi tutto il suo tempo a dormire (circa 16-18 ore); il suo sonno viene definito polifasico in quanto caratterizzato da una serie di pisolini intervallati da microrisvegli.
    La produzione della melatonina, ormone che regola il ritmo circadiano, inizia solamente dal quarto mese di vita.

    Altra grande differenza tra il sonno del neonato e dell’adulto consiste nella durata dei cicli di sonno; il sonno, infatti, è diviso in due stati che si alternano, la fase non-Rem anche definita sonno profondo e la fase Rem o sonno rapido.
    Quest’ultima è la fase del sonno nella quale sogniamo.
    Proprio questa fase è quella in cui cadono subito i neonati ed è anche quella che dura di più in quanto è funzionale allo sviluppo e alla stimolazione cerebrale: si consolidano memoria e apprendimento, è favorita la secrezione dell’ormone della crescita, si rafforza il sistema immunitario e ciò consente al cervello di “ripulirsi” dalle tossine di scarto prodotte durante la veglia.
    Il micro-risveglio tra queste fasi è fisiologico, pertanto un bimbo piccolo durante un solo ciclo può risvegliarsi e chiedere l’attenzione dei genitori più volte.

    Esistono tuttavia momenti particolari in cui l’incidenza dei risvegli notturni tra un ciclo di sonno e l’altro aumenta: sono le fasi cosiddette della “sleep regression”. Alcuni esempi di sleep regression sono:

    • quando il bambino impara a gattonare e camminare,
    • per cause più organiche come la dentizione o l’inserimento al nido o alla scuola dell’infanzia,
    • nascita fratellino/sorellina,
    • ripresa lavorativa della mamma per cui magari il bambino necessita di un maggiore contatto fisico, ricercandolo anche la notte,
    • tensioni familiari,
    • cambiamento nelle routine quotidiane, trasloco.

    La scarsa informazione rispetto alle caratteristiche del sonno dei bambini e dei potenziali fattori di rischio può portare i genitori ad interpretare male i risvegli e, più in generale, a pensare che qualcosa non funzioni correttamente.
    L’esperto sul sonno dei bambini dovrà fornire conoscenza della fisiologia del sonno infantile e della sua evoluzione senza dimenticare degli strumenti pratici che il genitore possa utilizzare nella vita quotidiana.
    Alcune buone prassi sono ad esempio proporre delle routine e delle accortezze pratiche che possano migliorare la situazione e aiutare i bambini che fanno fatica ad addormentarsi e dormire. Il tutto rispettando la fisiologia del sonno e mantenendo uno sguardo scientifico basato su delle evidenze.

    Spesso, infatti, quello che serve per superare le difficoltà del sonno del bambino, che sicuramente possono generare un senso di sfiducia, stanchezza e nervosismo nei genitori, sono la consapevolezza e le giuste informazioni scientifiche utili a trovare un corretto equilibrio per quella famiglia.
    È sempre da tenere in considerazione, infatti, la grande variabilità dell’essere umano anche quando si tratta di bambini.

    Un bambino può aver bisogno di più ore di sonno, un altro può essere più sensibile ai rumori e aver bisogno, pertanto, di un ambiente meno stimolante, e così via.
    Un consulente sul sonno inoltre aiuterà a ricreare dei rituali utili a rendere piacevole il momento dell’andare a dormire, sempre nel rispetto dei bisogni di quella specifica famiglia.


    Articolo scritto dalla dott.ssa Martina Prette, tutor nel “Master breve in psicologia perinatale” organizzato da Obiettivo Psicologia.

    Bibliografia e sitografia
    Il bambino da 0 a 3 anni. Guida allo sviluppo fisico, emotivo e comportamentale del bambino. T. Berry Brazelton, Rizzoli, 2009
    www.uppa.it
    https://sip.it

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