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    La forma delle nostre città influisce sulla forma dei nostri corpi?

    C'è una relazione tra il modello urbanistico di una città e la forma fisica dei suoi abitanti? In futuro tra le strategie epidemiologiche andrà contemplata anche la revisione della pianta e della struttura delle città? Lo sostiene uno scienziato canadese, che ha elaborato una complessa teoria partendo dalle riflessioni sulla strada percorsa per trovare un ristorante decente durante la sua pausa-pranzo.

    Lawrence Frank, professore di Urbanistica alla University of British Columbia di Vancouver, è uno dei protagonisti di un’area scientifica emergente che esamina la relazione tra la forma delle nostre città e la forma dei nostri corpi. Lui e altri ricercatori ritengono di aver raccolto evidenze di significative conseguenze negative sulla salute umana di alcuni modelli urbanistici.

    Ad esempio il modello urbano che vuole una bassa densità di edifici molto grandi concentrati in centro, una forte dipendenza dalle automobili e la netta separazione tra zone residenziali e commerciali scoraggerebbe l’attività motoria, contribuendo alla diffusione dell’obesità e di tutte le patologie che ne derivano. Viceversa, l’abbondanza di zone pedonali e la diffusione capillare sul territorio urbano di luoghi di ristoro e negozi favorirebbe l’attività fisica.

    Uno studio del 2003 della San Diego State University ha sancito che i residenti di quartieri ad elevata pedonalizzazione hanno una minor tendenza a diventare obesi degli altri. Uno studio del 2004 su 10.500 abitanti della zona di Atlanta ha invece stabilito una correlazione diretta tra numero di ore passate in automobile e obesità. “E non si creda che l’urbanistica incida sul peso corporeo in modo trascurabile”, spiega Lawrence Frank. “Un uomo che vive in una comunità urbana compatta nella quale spostarsi a piedi o in bicicletta è possibile e funzionale pesa in media 4,5 kg meno di chi è costretto a muoversi su grandi distanze”.

    Non tutti si dicono d’accordo con le conclusioni di Franck & co.  L’economista Matthew Turner dell’University of Toronto per esempio spiega: “Abbiamo analizzato per sei anni dati riguardanti più di 5000 persone, tracciando i loro movimenti quotidiani e il loro peso corporeo, e abbiamo stimato che l’effetto di un modello urbanistico con bassa densità di edifici molto grandi concentrati in centro, una forte dipendenza dalle automobili e netta separazione tra zone residenziali e commerciali è zero o molto vicino allo zero”.

    Lawrence Frank però rimane della sua opinione, e anzi rilancia, perché ritiene che l’urbanistica e la salute siano legate non solo tra loro, ma anche alla condizione sociale e culturale degli abitanti di una città. “Le persone infatti che dichiarano di preferire un modello urbano non compatto tendono ad essere di scarsa scolarizzazione, con scarso accesso a cibi naturali e poco o nulla interessate alla fitness e alla salute”.

    Fonte: Harder B. Weighing in on city planning. Science News 20/01/07.
    http://it.health.yahoo.net

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