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    La neuropsicologia: una reale opportunità o una chimera per lo psicologo?

    Secondo un’opinione condivisa, ottenere una laurea in psicologia equivale a non avere nulla in mano se non un simbolico pezzo di carta; la laurea non sarebbe dunque un traguardo bensì il punto di partenza di una travagliata formazione continua alla ricerca del momento e delle competenze perfette che, una volta raggiunte, ci permetteranno finalmente di poterci spendere sul mercato del lavoro.

    Spesso sentiamo dire che, con la semplice laurea e l’iscrizione all’albo, non c’è praticamente nulla che possiamo fare per lavorare come psicologi se non ricominciare a cercare un nuovo tipo di specializzazione e formazione.

    E invece, nella maggior parte dei casi, qualche possibilità c’è. E’ vero, gli psicologi sul mercato del lavoro sono tanti ma l’essere umano è talmente complesso che gli ambiti di intervento sono i più diversificati: dalla prima infanzia all’adolescenza, agli interventi di sostegno scolastico, alla gestione di progetti per adulti fino alla psicologia dell’anziano…Il benessere psicologico è un bisogno primario a tutte le età e, per ogni condizione, c’è il giusto psicologo di riferimento. 
    Forse non tutti sanno che la neuropsicologia è un campo in espansione: sicuramente meno attraente della psicologia dello sviluppo, probabilmente meno invitante delle nuove aree di interesse psicologico (come la psicologia del traffico) o meno recente della psicologia dell’emergenza, ma pur sempre un dominio che appartiene sostanzialmente allo psicologo e, del quale, ancora poche persone si occupano con profitto nel nostro paese. 
     
    Ma che cos’è, esattamente, la neuropsicologia? 
    La neuropsicologia studia le prestazioni cognitive negli individui che hanno subito una lesione cerebrale, cercando di capire quali aspetti dell’attività cognitiva siano rimasti intatti e quali, invece, siano stati danneggiati. Lo studio delle conseguenze dei danni cerebrali ha anche lo scopo di trarre inferenze sui processi cognitivi normali. La neuropsicologia cognitiva è perciò lo studio di disordini specifici con lo scopo di comprendere la funzione di base alterata e conseguentemente l’organizzazione normale di un dato sistema cognitivo.
    Secondo la neuropsicologia cognitiva le facoltà mentali possono essere frazionate in una serie di componenti con proprietà funzionali specifiche tra loro collegate (ad esempio la memoria a breve termine, la memoria a lungo termine, eccetera).

    I presupposti della neuropsicologia cognitiva sono i seguenti:

    • Modularità: l’architettura dei processi umani è costituita da componenti distinte o moduli i quali possono funzionare isolatamente o in connessione tra loro;
    • Isomorfismo: esiste una corrispondenza tra l’organizzazione funzionale della mente e quella neurologica del cervello;
    • Lesioni cerebrali: Lo studio dell’attività cognitiva in soggetti che hanno subito lesioni cerebrali ci può fornire moltissime informazioni sul modo in cui gli stessi processi si svolgono in soggetti normali;
    • Sindormi: la maggior parte dei pazienti può essere classificata in termini di sindromi che si basano sulla co-occorrenza di un insieme di sintomi.
    Il cervello umano è dunque altamente specializzato in ogni sua parte, sia dal punto di vista funzionale che da quello strutturale e la neuropsicologia è quella scienza che si occupa di studiare il cervello utilizzando gli strumenti idonei, ovverosia i test neuropsicologici.
    Fino qui, dunque, la definizione precisa anche se non sempre univoca, di ciò che genericamente si intende con il termine “neuropsicologia”, e cioè una scienza interamente dedicata allo studio dei processi cognitivi attraverso strumenti validati e standardizzati, integralmente di dominio psicologico.
    A questo punto la domanda sorge spontanea: è possibile, per lo psicologo, lavorare con la neuropsicologia ed aprirsi una nuova strada in un campo che si sta spalancando proprio in questi ultimi anni, a seguito del progressivo invecchiamento della popolazione, all’aumento delle malattie neurologiche età-associate, al dilagare di situazioni di stress nelle scuole, al fiorire di un nuovo business collegato ai risarcimenti per danno subito in incidenti stradali (giusto per citare alcuni dei numerosi esempi in cui la testistica per la diagnosi neuropsicologica può essere impiegata)?
    In poche parole, è possibile trovare lavoro come psicologo nell’ambito della neuropsicologia? 
     
    La risposta è sicuramente sì. 
    Con una buona formazione pratico-teorica ed un bagaglio di conoscenze che spazino dalla valutazione neuropsicologica e testistica della persona suddivisa per fasce di età, alla diagnosi differenziale, alle caratteristiche cliniche e neuropatologiche dei principali tipi di malattie neurologiche, fino all’utilizzo delle più innovative tecniche di riabilitazione cognitiva e della memoria, lo psicologo rientra a pieno titolo nel campo degli “specialisti della neuropsicologia” e può offrire la propria opera di consulente/formatore/riabilitatore alle scuole, alle strutture residenziali per anziani, alle strutture di ricerca (es. ospedali con “cliniche della memoria”), alle cliniche, ai reparti ospedalieri, alle assicurazioni che si occupano di risarcimento danni da (ad esempio) incidente stradale, ai tribunali come consulenti tecnici, fino a sviluppare questa attività a livello di studio privato. 
    Al momento presente, la  formazione richiesta allo psicologo che voglia spendersi nel campo della neuropsicologia non richiede titoli di master, psicoterapia o specializzazione in quanto è sufficiente la laurea specialistica e l’iscrizione alla sezione A all’albo. Tuttavia, si suggerisce di intraprendere un percorso formativo di specializzazione prima o durante lo svolgimento della professione. Esistono, nel nostro paese, a tutt’oggi solo 3 scuole (presso gli atenei di Roma, Milano-Bicocca, e Trieste; a Padova il corso di specializzazione in neuropsicologia è stato attivato nell’anno accademico 2009-2010) che rilasciano, attualmente, dopo una formazione quinquennale il titolo di “specialista in neuropsicologia” o “neuropsicologo” (ad esempio la Scuola di Specializzazione della Facoltà di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma) che, altrimenti, non può essere utilizzato e permettono l’esercizio della psicoterapia; ciò non vieta comunque agli psicologi adeguatamente formati e iscritti all’albo di lavorare nel campo della neuropsicologia, della diagnosi, della valutazione e intervento neuropsicologico, senza utilizzare il titolo ufficiale di “neuropsicologo”.
    Ma cosa può fare, in concreto, lo psicologo che operi in ambito neuropsicologico?
    La figura professionale dello psicologo che lavora con la neuropsicologia, solitamente evidenzia e valuta eventuali problemi cognitivi, affettivi e relazionali attraverso colloqui individuali, utilizzo di test neuropsicologici, osservazione e conduzione di attività di gruppo o sul singolo.
    In seguito alle valutazioni predispone gli interventi di sostegno per l’eventuale recupero o mantenimento delle abilità cognitive e relazionali e offre uno spazio di ascolto ed elaborazione delle problematiche legate alle varie fasi della vita. 
    Insomma, le possibilità di lavoro sono parecchie e la richiesta non sembra destinata a calare, anzi, al contrario, con un’adeguata formazione sulle spalle, lo psicologo che operi nel campo della neuropsicologia sarà una delle figure più largamente ricercate nel prossimo futuro.
     
    Bibliografia
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