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    La psicologia della moda e dell’abbigliamento

    Nuove prospettive professionali per lo psicologo
     
    La psicologia è la scienza che studia il comportamento umano cercando di comprendere i processi mentali, emotivi e relazionali che lo determinano, in vista di promuovere e migliorare la qualità di vita e la percezione soggettiva di benessere.
     
    Alla luce di questa definizione, è facile comprendere come la psicologia si possa adattare ad un ambito infinito di contesti in cui le persone di trovano a vivere: il lavoro, l’educazione, la coppia che si crea, la coppia che non c’è più, lo sport…
     
    Una dimensione di interesse verso la quale la psicologia si sta spingendo è quella relativa alla psicologia della moda.
     
    Essa si occupa sia di indagare le rappresentazioni sociali legate alla moda, sia il modo in cui un particolare modo di apparire possa essere, da un lato, identificativo di certi tratti di personalità e, dall’altro, possa essere strumento di coping nella gestione delle emozioni e delle competenze sociali allorché ci si trovi ad interagire con gli altri.
     
    In questo ultimo contesto, la figura professionale che è richiesta è quella di uno psicologo che coniughi alle competenze di base proprie del mestiere la capacità di essere un consulente di immagine, per offrire sia ai privati sia alle aziende gli strumenti, in primis, per comprendere quale possa essere il modo migliore per apparire e, in secondo luogo, per metterlo in pratica.
     
    Vi sono contesti e situazioni di vita in cui la difficoltà della definizione di un ruolo diventa fattore invalidante la percezione di benessere.
     
    Ricordo, per esempio, una persona che – dopo anni di lavoro come medico – era andata in pensione. Questa nuova condizione, al di là dei meccanismi di adattamento ad un nuovo stile di vita, portava con sé anche la difficoltà di non sapere come ridefinire il proprio modo di apparire, da tempo abituato ad un certo stile.
     
    Per questa persona è stato utile essere supportata nell’imparare a fare luce su quali fossero le dimensioni del proprio sé di cui riappropriarsi, a cui dare nuova forma, in un’ottica di complessità sintonica che la aiutasse a non esperire la dimensione del “non mi riconosco più”, “non so più chi sono”.
     
    Generalmente, la richiesta in ambito privato arriva proprio dalle persone – specialmente donne – che si trovano a vivere momenti di transizione: il momento del pensionamento è uno di questi, ma anche il periodo della gravidanza e del post gravidanza, i cambiamenti di lavoro, la separazione coniugale, l’adattamento ad un nuovo stile di vita subentrato dopo una malattia…
     
    Anche nel contesto aziendale è sentita l’esigenza di identificare come le persone – imprenditori, dirigenti, addetti al contatto con il pubblico nelle vendite o nei servizi, gestione del personale… – possano rappresentare, attraverso sé stesse, un’immagine positiva del contesto lavorativo a cui appartengono.
     
    In questa dimensione la consulenza psicologica propria del mondo del lavoro può offrire una conoscenza più ricca se integrata con l’attenzione all’immagine e al modo in cui la stessa viene comunicata.
     
     
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