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    La valutazione delle competenze genitoriali

    Il cambiamento culturale avvenuto negli ultimi decenni, sviluppatosi all’interno di un contesto sociale sempre più articolato e complesso, ha contribuito ad una ridefinizione del sistema familiare, portando alla nascita di un modello globale della famiglia.

    Le basi della famiglia vengono oggi affermate nell’unicità della relazione affettiva, nella genitorialità liberamente scelta e voluta e nella genitorialità come diritto, che rappresenta uno degli esiti più recenti di questa evoluzione.
    Parallelamente però gli stessi mutamenti hanno contribuito a sviluppare, all’interno della rete familiare, sentimenti di disagio psicologico e relazionale, concorrendo alla formazione di quadri problematici a carico dei genitori, che si traducono in situazioni potenzialmente pregiudizievoli per i figli.

    Il disagio in età evolutiva origina difatti principalmente nel sistema familiare e nel più ampio contesto sociale: ne consegue che le modalità di cura genitoriale rivestono un ruolo fondamentale per il benessere emotivo ed affettivo del bambino, sia durante la crescita, sia nell’arco della vita.
    Unitamente alla mutata cornice sociale, profonde trasformazioni economiche hanno investito il sistema familiare; un esempio è rappresentato dall’elevato accesso femminile al mondo del lavoro, unitamente ad una diminuzione del numero dei figli e ad un aumento delle separazioni e dei divorzi.

    In questa cornice assume un interesse primario tutelare la figura del minore, inteso come soggetto titolare di diritti, al quale è necessario garantire un sostegno morale e materiale.
    Si rende necessario quindi analizzare la qualità delle relazioni familiari, muovendo ad una valutazione delle competenze genitoriali, al fine di valutare quanto le dinamiche interne alla famiglia, relativamente alle capacità e agli stili educativi messi in atto dai genitori, operino nei processi di formazione, caratterizzando la relazione genitori-figli.

    La valutazione delle competenze genitoriali si propone di stabilire se le condizioni familiari, in cui il bambino è inserito, possano metterne a rischio lo sviluppo, costituendo situazioni di pregiudizio.

    La separazione dei genitori e la rottura del patto genitoriale rappresenta sicuramente una situazione di pregiudizio in grado di danneggiare lo sviluppo del bambino, in quanto influenza le dinamiche relazionali familiari, sia a livello coniugale che genitoriale.
    La complessità del processo separativo, il coinvolgimento dei figli nelle dinamiche conflittuali, le conseguenze che tale coinvolgimento può comportare per il loro sviluppo psicologico; sono tutti aspetti che richiedono un’elevata specializzazione delle diverse figure professionali chiamate a valutare le competenze genitoriali, le situazioni relazionali imposte dalle vicende separative e i rischi che esse possono causare sull’equilibrio e lo sviluppo delle persone interessate.

    La valutazione della genitorialità si presenta quindi come una complessa attività di diagnosi, che deve tener conto di diversi parametri, maturata in un’area di ricerca multidisciplinare, che valorizza i contributi della psicologia clinica e dello sviluppo, della neuropsichiatria infantile, della psicologia della famiglia, della psicologia sociale, giuridica e della psicologia forense.

    Tuttavia, seppur molteplici, i diversi ambiti disciplinari muovono verso finalità peculiari: il benessere psico fisico delle persone interessate, nell’attività di diagnosi e di terapia e, nell’ambito di un giusto processo e nel prioritario interesse del minore, la tutela dei diritti riconosciuti al bambino dalla legge (Convenzione di New York, articolo 3, comma 1).

    I criteri presenti in letteratura per la valutazione della genitorialità in senso generale, riguardano parametri individuali e relazionali relativi allo studio delle abilità cognitive, emotive e relazionali del ruolo e delle funzioni genitoriali. In riferimento ai parametri individuali viene esaminato il concetto di parenting, al fine di stabilire se i genitori siano in grado di soddisfare i bisogni fondamentali del proprio bambino, da un punto di vista sia fisico, inerente l’alimentazione, la pulizia e la salute, sia psicologico, che implica la sicurezza, l’autonomia e l’indipendenza.

    Consideriamo due delle molteplici indicazioni presenti in letteratura, finalizzate alla valutazione delle competenze genitoriali.
    Budd (2001), determinando il parenting in termini di concordanza tra il funzionamento genitoriale e i bisogni del bambino, propone un modello di valutazione basato su tre aree: la prima considera la modalità di parenting, la seconda le competenze funzionali utilizzate dal genitore nel modo di fornire quotidianamente cura e supporto al bambino e la terza le capacità minime necessarie, utilizzate dal genitore, per garantire la sicurezza del bambino.
    Vicentini (2006) individua, in una metanalisi della letteratura scientifica, otto funzioni genitoriali: la funzione protettiva; la funzione affettiva; la funzione regolativa genitoriale; la funzione normativa; la funzione predittiva; la funzione significante; la funzione rappresentativa e comunicativa; la funzione triadica.

    Unitamente ai criteri scientifici, il fondamento dei parametri giuridici di riferimento su cui basare le valutazioni e le decisioni nei confronti dei bambini e delle loro famiglia risiede nell’articolo n.147 del codice civile.

    Tale articolo attribuisce ai genitori “l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli” e va letta in connessione con l’articolo n.155, che detta le norme per la separazione dei coniugi.
    Tuttavia, nel definire la responsabilità genitoriale, sono stati considerati non solamente i diritti-doveri citati nell’articolo del codice, ma anche i doveri di cura e di ascolto.

    La definizione dei criteri relativi alla rilevazione delle competenze genitoriali ed alla possibilità di recupero delle medesime, è riferita “a tutte le forme di cattiva salute fisica e/o emozionale, abuso sessuale, trascuratezza, negligenza e sfruttamento commerciale o altro, che comportano un pregiudizio reale o potenziale per la salute del bambino, per la sua sopravvivenza, per il suo sviluppo o per la sua dignità nell’ambito di una relazione caratterizzata da responsabilità, fiducia e potere (Consultation on Child Abuse and Prevention dell’OMS 1999 e rapporto OMS del 2002).

    La valutazione della genitorialità implica inoltre due sfere d’azione, la prima a tutela del principio di beneficità, la seconda a salvaguardia del principio di legalità.
    Il principio di beneficità riferisce tutti gli interventi psicosociali di prevenzione e di riabilitazione realizzati da medici, psichiatri, psicologi e operatori sociali, finalizzati al raggiungimento del benessere psico-fisico delle persone interessate.
    Il principio di legalità, sotto la cui egida muovono giuristi, giudici e pubblici ministeri, concerne le decisioni assunte dal Tribunale per i minorenni e dal Tribunale ordinario per la tutela giurisdizionale dei diritti dei minorenni coinvolti, direttamente o indirettamente, in procedimenti giudiziari.

    Compito del Giudice sarà quello di stabilire se e quanto ciascun coniuge sia capace di essere un “buon” genitore, ovvero se vi è, e di quale entità, eventualmente, incapacità in uno dei genitori (o in entrambi), al fine di disporre la forma di affidamento più idonea. Si ricorrerà quindi alla valutazione delle competenze genitoriali nel caso in cui i coniugi, venendo meno al principio della bigenitorialità (termine con il quale si intende il diritto dei figli a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo sia con la madre che con il padre, anche dopo la loro separazione), non riescano a trovare un accordo in merito alla prole o, non rinegoziando il rapporto in maniera collaborativa, favoriscano la comparsa della sindrome di alienazione genitoriale. La sindrome, conosciuta anche con l’acronimo PAS, insorge qualora venga a mancare, tra i coniugi, la collaborazione e la cooperazione, a favore di una forte conflittualità.

    Il terreno in cui si svolge la consulenza è pertanto quello della valutazione delle persone, adulte o minori, e delle loro relazioni, al fine di offrire al Giudice quegli elementi che gli consentano di prendere una decisione, finalizzata sempre a tutelare, nel miglior modo possibile, il minore.


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    Bibliografia
    Bonino S., (2007), La figura del padre, in Minorigiustizia, n.2, Franco Angeli Editore.
    Bottaro M., (2007), L’evoluzione del diritto a tutela del bambino. Spunti e riflessioni, in La rivista di servizio sociale. Studi di scienze sociali applicate e di pianificazione sociale, n.3
    Brazelton T.B., Greenspan S.I., (2001), I bisogni irrinunciabili dei bambini. Ciò che un bambino deve avere per crescere e imparare, Raffaello Cortina Editore, Milano.
    Budd K., Assessing Parenting Competence in Child Protective Cases: a Clinical Practice Model, in Clinical Child and Family Psychology Review, 4,1, pp. 1-18.
    Camerini G.B., Volpini L., Sergio G., De Leo G., (2007), Criteri e strumenti di valutazione delle capacità genitoriali, in Minori giustizia, 3, 46-57
    Camerini G.B., Sechi E., (2010), Riabilitazione psicosociale nell’infanzia e nell’adolescenza, Maggioli Editore, Rimini.
    De Leo G., Patrizi P., (2002), Psicologia Giuridica, Società Editrice il Mulino, Bologna.
    Di Blasio P., (a cura di) (2005), Tra rischio e protezione. La valutazione delle competenze parentali. Edizioni Unicopoli, Milano.
    Spochiado E., (a cura di) (2000), Strumenti per la valutazione della famiglia e del parenting, in Axia, Bonichini.
    Zamagni A.M., (2005), La tutela del minore, casi di affidamento e contributi peritali, in Psicologia e Giustizia, Anno VI, numero 2.

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