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    L’alcool “rimpicciolisce” il cervello dei giovani

    Gli adolescenti che bevono alcolici hanno una regione del cervello più piccola dei coetanei, la corteccia prefrontale. È quanto dimostrato per la prima volta da Michael De Bellis, professore di psichiatria e scienze comportamentali e direttore dell'Healthy Childhood Brain Development Research Program al Duke University Medical Center, in uno studio apparso sulla rivista Alcoholism: Clinical & Experimental Research.

    Precedenti studi avevano dimostrato che adulti consumatori abituali di alcol oltre i limiti consigliati hanno queste stesse strutture cerebrali più piccole del normale, ma finora nessuna indagine era stata dedicata a scoprire se la stessa situazione fosse riscontrabile nei giovanissimi abituati a qualche bicchiere di troppo; bevitori sì, ma non da così tanti anni da far pensare che l’alcol abbia già fatto loro il “lavaggio del cervello”, ossia abbia lavorato al suo “rimodellamento”.

    Ma con quasi un giovane delle scuole superiori su tre che è uso al binge drinking anche pesante (un comportamento in cui pesanti bevute, spesso concentrate nel week end, sono alternate a giorni di astinenza completa), hanno riferito gli esperti, era importante condurre queste indagini anche sui giovanissimi con qualche disordine nel consumo di alcolici.

    La corteccia prefrontale è una regione chiave nella pianificazione di azioni, nella riflessione complessa, nel controllo delle emozioni e nell’inibizione. Le sue funzioni in un certo senso potrebbero essere indicative del fatto che le ridotte dimensioni nei bevitori siano una premessa e non una conseguenza del bere. In altri termini le persone con ridotte dimensioni di questa corteccia potrebbero essere più vulnerabili al richiamo dell’alcol perché meno capaci di controllare le proprie azioni e prevedere le conseguenze di esse. Ma questa, hanno sottolineato gli esperti, per ora è pura speculazione: è troppo presto per dire se l’alcol sia la causa o la conseguenza della riduzione di volume della corteccia prefrontale.

    In questo studio gli esperti hanno confrontato con la risonanza magnetica funzionale la corteccia prefrontale, le regioni talamiche e il cervelletto di 14 giovani (8 maschi, 6 femmine) che consumavano alcol con quella di 28 coetanei (16 maschi, 12 femmine) con lo stesso livello socio-culturale dei primi ma non bevitori. I ragazzi erano adolescenti (13-17 anni) o giovani adulti (18-21). È emerso che il volume della corteccia prefrontale nei giovani bevitori era sempre ridotto rispetto a quello dei coetanei di controllo e la riduzione sembra proporzionale alle quantità di alcol consumate. Le regioni talamiche invece non sembrano influenzate dal consumo di alcol mentre il cervelletto dei bevitori, ma solo per i maschi, è più piccolo.

    Gli esperti non si sbilanciano ancora nella spiegazione di questi risultati. Le ipotesi alternative sono molte: l’alcol potrebbe semplicemente causare la riduzione di volume della corteccia (cosa però più credibile per bevitori adulti che hanno anni di consumo di alcol alle spalle); oppure il suo volume, di per sé ridotto, rende più inclini a cadere nel bicchiere pieno; oppure ancora, poiché proprio l’adolescenza è l’età più critica per la maturazione di questa e altre zone del cervello, il consumo precoce di alcol potrebbe ritardare questa maturazione, conseguentemente questi giovani sarebbero meno “giudiziosi” dei coetanei e non in grado di riflettere sulle conseguenze delle loro azioni, insomma una sorta di circolo vizioso che si autoalimenta. Per districarsi tra questo marasma di ipotesi però, hanno concluso gli esperti, servono nuovi studi. Al momento loro si stanno interessando a vedere come reagisce il cervello di questi giovani bevitori a un periodo di sobrietà, ma il nuovo lavoro è appena iniziato.

    Biblio: De Bellis M et al. Prefrontal Cortex, Thalamus and cerebellar volumes in adolescents and young adults with adolescent onset alcohol use disorders and co-morbid mental disorders. Alcoholism: Clinical & Experimental Research 2005; 28(9).
    Autore: Paola Mariano
    Fonte: http://it.health.yahoo.net

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