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    L’elaborazione cerebrale del corpo umano

    Gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico "Eugenio Medea" e "Fondazione Santa Lucia", in collaborazione con il dipartimento di Psicologia dell´università "La Sapienza" di Roma, hanno condotto una ricerca per valutare la maniera con cui il cervello elabora visivamente il corpo umano. "The Journal of Neuroscience" dedica allo studio il commento della settimana.

    The Journal of Neuroscience, la prestigiosa rivista della Società Americana di Neuroscienze, ha dedicato il commento della settimana ad una ricerca coordinata da due italiani, il Prof. Salvatore Maria Aglioti e il Dott. Cosimo Urgesi. Allo studio, condotto presso l'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) "Eugenio Medea", l'Irccs "Fondazione Santa Lucia" e il dipartimento di Psicologia dell'università "La Sapienza" di Roma, hanno collaborato il Prof. Patrick Haggard e la Dott.ssa Beatriz Calvo-Merino dell´Università di Londra. La pubblicazione è del 25 Luglio di quest´anno e porta il titolo di "Transcranial magnetic stimulation reveals two cortical pathways for visual body processing".

    Secondo lo studio, il cervello umano elabora l´immagine corporea attraverso due diverse strategie: l´analisi globale e quella particolare. Al fine di semplificare la realtà, infatti, il cervello umano tende a categorizzare, sia a livello neurale che psicologico: la percezione di classi di oggetti differenti (e.g. edifici, utensili, facce, corpi) attiva regioni cerebrali almeno parzialmente separate. E così, mentre gli stimoli con particolare salienza biologica e sociale – come ad esempio il volto umano – vengono in modo preferenziale elaborati secondo una strategia di analisi globale, gli altri oggetti – ad esempio, gli edifici – vengono analizzati sulla base dei dettagli, vale a dire in maniera locale.

    Questo fenomeno è dimostrato dal cosiddetto effetto di inversione, che consiste nella difficoltà a riconoscere un oggetto, se presentato in posizione inusuale, ad esempio ruotato di 180 gradi. Se l´oggetto da analizzare è un volto o il corpo umano, l´effetto di inversione è maggiore rispetto a quando l´oggetto è un edificio. Questo risultato è spiegato dal fatto che, nel primo caso viene adattata una strategia di analisi globale, mentre nel secondo una strategia locale. Se l´effetto di inversione è ampio dunque, il cervello umano sta utilizzando un indice di analisi globale: la possibilità di elaborare il volto e il corpo umano con una strategia globale spiegherebbe così la particolare abilità dell´essere umano nel riconoscere gli altri individui.

    Al fine di studiare le aree cerebrali alla base di questa capacità, la ricerca ha utilizzato la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva, una tecnica che consente di interferire transitoriamente con l´attività neurale inducendo una "lesione" virtuale in specifiche regioni cerebrali di individui sani. "I soggetti sono stati esaminati attraverso il riconoscimento visivo di corpi umani presentati in posizione canonica o invertita" sottolinea Cosimo Urgesi, psicologo ricercatore presso il Polo regionale Friuli Venezia Giulia dell'Irccs "E. Medea", che ha aggiunto "La lesione virtuale dell´area extrastriata per il corpo ha aumentato l´effetto di inversione, suggerendo che la suddetta area è implicata nell'analisi locale.

    Al contrario la lesione virtuale di aree sensorimotorie, in particolare la corteccia premotoria ventrale e la corteccia parietale, hanno ridotto l´effetto di inversione, indicando un possibile ruolo di queste strutture in una strategia globale del riconoscimento corporeo". "Adottare un strategia globale di elaborazione" conclude Salvatore Maria Aglioti, ricercatore presso la Fondazione Santa Lucia e professore ordinario alla facoltà di Psicologia dell´università La Sapienza di Roma, "spiegherebbe la nostra particolare abilità nel riconoscere i co-specifici sulla base dei particolari indizi emotivi e sociali veicolati da faccia e corpo. In questo senso lo studio potrà chiarire alcuni dei meccanismi alla base della ridotta capacità di sintonizzarsi ed empatizzare con altri individui riscontrata in disturbi quali ad esempio autismo e patologie psichiatriche".

    Lo studio suggerisce che l´elaborazione dei dettagli del corpo si basa su processi puramente visivi, mentre l'elaborazione del corpo come un tutto coinvolge processi sensorimotori che implicano l´incorporazione del corpo altrui. Questo risultato è suscettibile di sviluppi applicativi in soggetti che, a causa di problemi neuropsichiatrici, come ad esempio l´autismo, mostrano deficit nella capacità di empatizzare con altri individui.

    Articolo tratto da: www.superabile.it

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