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    Lo psicologo a scuola per preverire il bullismo

    Sì, ci sono bambini che arrivano in classe con i segni delle botte. Mica qualche estemporaneo schiaffo: botte da orbi. Alcuni si vergognano di quei lividi, altri finiscono per condividere con il vicino di banco quest’orribile esperienza: con tutte le devastanti conseguenze che questo comporta. Il mio compito è stare loro vicino, convocare i genitori, fare in modo di proteggere l’intera classe dagli effetti di quei racconti. Al di là naturalmente della denuncia penale, a quella ci pensa la scuola…».

    Chi parla è Fabrizio Florio, 32 anni, professione «psicologo di classe» (anche se a lui la definizione piace poco: «In me c’è anche molto dell’operatore sociale») che da qualche mese si siede silenziosamente fra i banchi di alcune scuole di San Salvario, «scuole di trincea», come le chiama lui.

    Qui, il magico equilibrio dell’integrazione fra bambini italiani e stranieri spesso paga un prezzo: quello del disagio individuale, dello scolaro che si isola o viene isolato, quello del ragazzino che è disposto a far di tutto per diventare il leader della classe e poi si trasforma in bullo.

    Disagio fuori, in famiglia, scandito da casi di estrema violenza domestica che si traducono in un bambino che non si fa coinvolgere nei giochi, oppure pensa ad altro mentre gli altri fanno tutti la stessa cosa, o ancora rivaleggia, maleducato, con il vicino di banco.

    Il giovane Florio, laureato in Psicologia clinica e di comunità, è stato ingaggiato dal Comune, nell’ambito del progetto «Tappeto volante» anche per prevenire fenomeni di bullismo. Una realtà che a Torino miete parecchie vittime e che l’assessorato alle Risorse educative di Luigi Saragnese sta cercando di misurare anche attraverso la distribuzione di un questionario le cui risposte saranno note fra una settimana.

    Fabrizio non indossa certo il camicie bianco, ha l’età di un giovane supplente (anche se ha già due figli), veste jeans e si mimetizza con il gruppo dell’asilo Bay, dell’elementare Raineri, della media Manzoni. Si mescola agli allievi durante le lezioni, ma anche l’intervallo. E’ una sonda umana nascosta fra i banchi alla ricerca di comportamenti strani «compresi quell’aggressività che è l’anticamera del bullismo», spiega l’assessore Saragnese.

    Florio è un amico che solo in un secondo tempo gli alunni scoprono essere psicologo: «La mia funzione è essenzialmente preventiva. Quando mi accorgo che un bambino è subissato di regali, ma non rende come dovrebbe e si estrania dal gruppo, oppure tende ad essere intrattabile capisco che si tratta di un ragazzo agiato ma fatalmente solo. Figlio di professionisti, vittima di quei genitori che cercano di colmare la propria assenza con telefonini, felpe e playstation».

    E i veri fenomeni di bullismo di che cosa sono figli? «Della troppa o cattiva televisione, di un rapporto sbagliato con i genitori. Insomma, quel che accade a scuola è lo specchio di ciò che accade nella società». Tutta colpa di Dragon Ball che ha preso il posto di Braccobaldo Show? «Anche quello, perché no?», risponde Florio.

    Articolo di Emanuela Minucci tratto da: www.lastampa.it

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