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    Lo psicologo nei servizi per l’infanzia: il Coordinatore pedagogico

    Quella del coordinatore pedagogico è una professionalità sempre più emergente in campo educativo.
    Da tempo, nel mondo dei servizi alla persona, era emersa l'esigenza di figure professionali determinanti per la qualificazione, in senso educativo, di tutti i servizi dell'infanzia; di risorse capaci di assumere, all'interno delle organizzazioni, un ruolo fondamentale e insostituibile di "cerniera" tra la dimensione gestionale e la dimensione operativa del lavoro socio-educativo.

    Al fine di poter comprendere meglio le motivazioni che determinarono l’esigenza di istituire tale figura professionale, la sua evoluzione nel tempo, gli attuali compiti e funzioni, risulta necessario adottare una prospettiva storica.

    Si tratta di una figura professionale, dapprima legata prevalentemente agli enti locali, che si è sviluppata parallelamente alla nascita e diffusione degli asili nido e delle scuole dell'infanzia comunali (anni '70 – '80).

    Negli anni successivi invece, con l'aggiornamento delle normative regionali in materia di servizi educativi e sociali alla prima infanzia, il coordinamento veniva richiesto anche presso strutture a gestione privata (anni '90).
    Nessuna legge statale però, ha mai sancito l’obbligatorietà della presenza del coordinatore nei servizi per l'infanzia, né ha definito il suo ruolo e il suo mandato; la totale responsabilità di un impegno in questa direzione è stata delegata all’iniziativa locale e regionale, da cui è conseguita una grande varietà di esperienze; e nelle diverse realtà il ruolo del coordinatore pedagogico è stato investito di funzioni multiformi ed eterogenee.

    Diventa allora, impossibile definire in termini universali, validi per tutte le realtà, l’identità professionale di questa figura, in quanto il ruolo riconosciuto in una Regione può risultare differente da quello attribuitogli in altre Regioni; perfino all’interno di uno stesso territorio regionale esso può mostrare una pluralità di sfumature e di connotazioni diverse legate alla sensibilità e alla responsabilità di ciascun ente locale.

    La difficoltà di chiarire in termini assoluti l’identità professionale del coordinatore pedagogico e la sua limitata diffusione sul territorio nazionale come esperienza concreta, può spiegare anche, la carenza di letteratura specializzata, a livello nazionale, sul tema.

    Quella del coordinatore, inoltre è una delle professionalità che, in campo educativo, maggiormente risente della necessità di rispondere ai cambiamenti sociali, educativi ed economici in atto.
    Il coordinatore deve infatti “assimilare” tali cambiamenti, capirli, analizzarli, per meglio divenire strumento di progettazione pedagogica, di organizzazione, di gestione e di verifica dell’esperienza dei nidi e dei servizi per la prima infanzia, ma sopratutto è chiamato a svolgere un'azione di  riferimento e sostegno per il gruppo educativo, con funzioni di riconoscimento e gestione delle dinamiche relazionali ed emotive del gruppo stesso.

    Gestire ed organizzare un gruppo di educatori significa prima di tutto conoscere il ruolo dell’educatore; capire quindi come entrare in contatto e gestire situazioni di disagio in età evolutiva diventa determinante per promuovere azioni di educazione alternative e strategie d’intervento che vengono integrate da una serie di iniziative tese a promuovere la cultura della genitorialità e l’idea di “società educante”.

    Tutto ciò richiede ad una figura “pubblica” la capacità di entrare in contatto con la cultura diffusa e con gli ambienti informali in cui si costruisce una certa idea di genitore e di educazione. Una figura capace di offrire un sostegno psicopedagogico alla famiglia, allo scopo di potenziare le risorse del genitore nel ruolo formativo e di incentivarne la collaborazione al processo educativo.

    Questa breve descrizione evidenzia quanto il complessivo processo di espansione del ruolo e delle funzioni di coordinamento “raccolga”, da un lato, i campi tradizionali d'interesse dei servizi per l'infanzia, dall'altro, aree d'intervento “annesse”, ma potenzialmente fertili per un contributo alla cultura psico-pedagogica (genitorialità, disagio, ecc).

    Proprio per la poliedricità delle competenze di questa professione, che tendono a variare e a plasmarsi in relazione ai contesti territoriali e istituzionali nei quali opera, la figura del coordinatore pedagogico si caratterizza per ricchezza e complessità; ma al tempo stesso, corre costantemente il rischio di perdere quelle connotazioni comuni e costanti necessarie a una sua definizione sul piano dell’identità, in conseguenza anche, della mancanza di una legislazione, sul piano nazionale, che non ha agevolato la determinazione di un profilo unico della figura.

    Con l'intervento del privato convenzionato nel sistema dell’offerta di servizi e scuole per la prima e seconda infanzia, la realtà del coordinamento si è andata via via arricchendo e le richieste professionali sono divenute fortemente eterogenee.
    Ciò, se da un lato può rappresentare uno stimolo e un’opportunità di operare in modo incisivo sui contesti educativi, dall’altro richiede però, lo sviluppo di competenze professionali nuove.
    Negli ultimi anni diverse esperienze hanno cercato di delineare i contorni e le caratteristiche del ruolo specifico del coordinatore pedagogico.

    In sintesi si possono individuare 2 aree di funzione, storicamente consolidate:

    area gestionale-organizzativa, che vede il coordinatore pedagogico impegnato nella:

    • Gestione delle risorse umane (organizzazione del lavoro, attribuzione di funzioni, determinazione di turni degli operatori, sostituzioni, ferie, ecc);
    • Gestione dell’utenza (rapporti con le famiglie, iscrizioni e controllo delle frequenze, rapporti con genitori, partecipazione agli organismi di gestione sociale, ecc); 
    • Gestione amministrativa (acquisto di arredi e materiali per le attività educative, forniture controllo di un fondo delle piccole spese, ecc).


    area operativa socio-educativa con compiti di:

    • Sostegno professionale all’attività degli educatori (presenza ed osservazioni nel servizio, partecipazione alla programmazione educativa e verifica dei contenuti educativi e della validità dei programmi, presenze alle riunioni del gruppo educativo); 
    • Costruzione di progetti educativo-culturali collettivi  per le politiche dell’infanzia di un determinato contesto territoriale;
    • Promozione culturale di tematiche relative all’educazione dell’infanzia nel suo insieme (anche coinvolgendo il mondo adulto);
    • Raccordo e messa in rete di tutti gli interventi educativi presenti sul territorio (progetti di continuità, attività di raccordo fra pubblico e privato, iniziative  extrascolastiche);
    • Verifica della qualità educativa del servizio;
    • Formazione e aggiornamento delle operatrici.


    Queste funzioni permettono di sostenere che il coordinatore educativo è una delle figure più centrali nella determinazione di aspetti importanti del servizio scolastico-educativo e i compiti ad esso attribuiti, insieme al contesto di rete in cui la figura opera, richiedono complesse competenze di ruolo sia tecniche che relative alle capacità personali.

    In base all'analisi precedente si può desumere quali siano le competenze tecniche e le capacità personali richieste al coordinatore:

    • Conoscenze e capacità relative alla realizzazione dei procedimenti economali e relativi alla gestione del personale; 
    • Conoscenza degli attuali modelli di programmazione educativa, maggiormente utilizzati nella tipologia di servizio gestita e capacità di realizzare un piano di intervento educativo con congruenza tra obiettivi, strumenti ed attività; 
    • Conoscenza dei modelli di valutazione e di verifica della qualità dei servizi educativi; 
    • Capacità di monitorare e risolvere i punti di criticità dei processi lavorativi;
    • Capacità di leadership: assumere responsabilità di progetti, di iniziativa, ecc; 
    • Assertività e comunicazione efficace (comunicazione verbale franca, immediata, genuina), prendere decisioni calcolandone vantaggi e svantaggi, ecc; 
    • Problem solving;
    • Propensione a guidare il gruppo degli operatori ( incentivare e valorizzare il lavoro di gruppo) e alla cooperazione (rispetto delle idee altrui, accettazione della condivisione del proprio ambito lavorativo, facilitazione dello spirito di gruppo, ecc); 
    • Approccio cognitivo: pensiero creativo e divergente, efficace alla realizzazione di diversificate progettualità (disponibilità di divergere dal proprio quadro di riferimento conoscitivo ed esperienziale, creare progetti innovativi, accettare di divergere dallo standard, ecc); 
    • Assumere un atteggiamento facilitante al relazione con l’altro: empatia, rispetto, cordialità, concretezza, ecc; 
    • Gestione dei conflitti interpersonali efficace, con particolare attenzione alla  mediazione tra i bisogni manifestati dalle diverse figure professionali e dall’utenza.


    In conclusione ritengo che, per garantire un miglioramento della qualità dei servizi per l'infanzia, sia necessario valorizzare la figura del coordinatore, attribuendogli credibilità e rappresentatività; e sostenendo con azioni concrete il suo operato.

    Come abbiamo visto, il coordinamento dei servizi educativi si realizza ad un livello di complessità così elevato, per cui la prima azione essenziale di supporto è preparare professionisti all'altezza di tale complessità.
    E' quindi necessario proporre una formazione attenta e specializzata, che miri, non solo a potenziare le competenze tecniche di ruolo necessarie a questa figura, ma che rappresenti un’effettiva possibilità di crescita rispetto alle qualità personali e offra un orientamento di modalità di esercizio delle funzioni in grado di rispondere alle mutevoli condizioni dei contesti organizzativi.

    Autore: Dott.ssa Raffaela Pompei

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