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    Lo psicologo perinatale e il sostegno al nucleo genitoriale

    La relazione tra il bambino ed il caregiver è una vera e propria danza relazionale ed il suo ritmo, dopo la nascita, è scandito dal cammino di sviluppo delle competenze comunicative del neonato.

    La letteratura e la ricerca della perinatalità si caratterizzano per l’attenzione forte e sempre costante a rinnovarsi cercando di focalizzare con maggiore chiarezza “quando nasce” la relazione tra il bambino ed il caregiver.

    Stern (1998) fa riferimento al rapporto dei genitori con il bambino immaginario e temporalmente colloca questo momento intorno al terzo mese di gestazione quando i genitori hanno modo di vedere le prime ecografie. 

    L’interesse sperimentale in questo ambito è cresciuto intorno agli anni ‘70. Ad oggi si afferma con fermezza l’esistenza di un correlato tra l’esperienza emotivo sensoriale della madre durante la gravidanza e lo sviluppo psico emotivo del feto.

    L’attivazione della risposta del sorriso verso la quarta settimana di vita del bambino segna l’inizio dei cicli di interazione che caratterizzano la relazione tra il bambino (neonato) e il caregiver. 

    Le importanti domande in prospettiva clinica che deve porsi lo psicologo che lavora per sostenere la mamma e il nuovo nucleo genitoriale sono ad esempio: “come è giunta emotivamente la donna al momento della nascita?” – “quali aspetti psico-emotivo consci e inconsci caratterizzano questa fase ed impattano sull’esperienza relazionale che va prendendo forma?” 
    Nel relazionarsi con i propri figli, i neo genitori ri-entrano in contatto con i conflitti che hanno caratterizzato in età infantile il loro rapporto con i propri genitori.

    Le evidenze cliniche ci permettono di confermare come esista un legame tra le rappresentazioni genitoriali del bambino e l’espressione comportamentale e sintomatica del bambino stesso (Cramer, 1990).
    Data tale dinamica, al fine di promuovere un ambiente relazionale che faciliti la salute e lo sviluppo sano del bambino, il lavoro clinico dello psicologo in questo ambito dovrà mirare a sostenere ed accompagnare i neo genitori affinchè creino un ambiente che sia stimolante il benessere.

    Partendo dalle indicazioni cliniche proposte da Fava-Viziello 2010 individuiamo alcune importanti caratteristiche dell’ambiente educativo:

    1. Accudente verso il bambino ma soprattutto rispettoso. È questo il momento in cui si mettono le basi affinché il bambino – futuro adulto – sappia essere sensibile e capace di empatizzare con le emozioni proprie e degli altri: se il bambino in questa fase non sarà rispettato lui non riuscirà a sviluppare tale capacità. L’ambiente educativo e familiare dovrà essere caratterizzato da regole ferme che aiutino il bambino a sviluppare la capacità di assumere il controllo di sé.

    2. Pronto a dare risposte sensibili ed emotive del caregiver verso i bisogni del bambino. Quando i bisogni del neonato non sono soddisfatti, si attiverà il sistema d’allarme attacco-fuga. Un ambiente accudente attento e capace di cogliere e gestire i bisogni del bambino, farà sì che il bambino stesso riesca a ristabilire l’equilibrio interiore evitando l’attivazione del sistema d’allarme attacco-fuga.

    3. Che promuova lo sviluppo della funzione riflessiva. Il caregiver dovrà promuovere la sicurezza nel legame di attaccamento. Il bambino così imparerà a comprendere il proprio comportamento e il significato del comportamento altrui in termini di stati mentali.

    4. Capace di vedere il bambino in ciò che è veramente senza sottovalutare la vulnerabilità del bambino e il suo temperamento. Il genitore dovrà essere aperto a conoscere, scoprire e lasciare libero il bambino di divenire sé stesso e quindi portarsi dentro di sé alcuni aspetti e elementi della relazione con i caregivers e altri no.

    5. Buona elaborazione da parte dei genitori dei propri vissuti connessi alla propria esperienza infantile al fine di evitare di agirla sul bambino (Manzano et al., 2001). 

    Non sempre i neogenitori sanno che il significato dato alle proprie esperienze infantili (più o meno consapevolmente) ha un profondo impatto sul loro modo di essere genitori. Attraverso il lavoro clinico che lo psicologo fa con i genitori, sosterrà il sistema familiare facendo luce sugli elementi del mondo del genitore che inconsciamente tende a caricare sul figlio.

     
    Autore: Dr.ssa Chiara Iazzolino, Psicologa, collabora con Obiettivo Psicologia come docente nel Master Breve in Psicologia Perinatale >   
     

    Bibliografia
    Manzano, J., Palacio – Espasa, F., Zilkha, N., (2001), Scenari della genitorialità. Milano: Cortina.
    Stern, D., (1987), Il mondo interpersonale del bambino. Torino: Bollati Boringhieri.
    Monica Guarise “Come si girano i girasoli” Come aiutare un genitore a vedere il proprio figlio in consultazione psicoterapica” in Psicologia Psicoterapia e Salute, 2012, Vol. 18, No. 2, 239-304.
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