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    Lo shopping “triste” della domenica

    Fare shopping di domenica si riflette negativamente sulla felicità. Uno studio condotto dai ricercatori della DePaul University di Chicago e della Ben-Gurion University del Negev, infatti, ha misurato la relazione tra il livello di felicità e l'abitudine di dedicare il giorno di festa agli acquisti anziché alla famiglia, a una gita o anche a una messa. Lo studio ha analizzato il comportamento dei cittadini americani che vivono negli stati in cui è stata abrogata la cosiddetta "blue laws", ovvero la legge che vietava l'apertura domenicale dei negozi.
     
    Secondo i ricercatori, lo shopping festivo è all'origine del calo dei livelli di felicità delle donne, specie di coloro che erano abituate ad andare in Chiesa. Nessun cambiamento, invece, è stato registrato sugli uomini. Le ragioni? Una prima banale spiegazione, secondo William Sander, professore di Economia presso la DePaul University, "è che l'apertura domenicale dei negozi costringe molte persone a lavorare e a nessuno piace farlo in un giorno in cui la maggior parte si riposa". Inoltre, secondo i ricercatori, molte madri si preoccupano del fatto che i propri figli adolescenti comincino a frequentare i centri commerciali ogni domenica, assumendo comportamenti a rischio che favoriscono la dipendenza dallo shopping.

    La consuetudine di passare la domenica nei centri commerciali è diffusa anche in Italia, coinvolgendo chi non ha il tempo per le spese nel corso della settimana e soprattutto chi neppure durante le feste riesce a tenersi lontano dai negozi e per i quali l'impulso a comprare ha ormai raggiunto lo stadio di patologia. "I primi sintomi della dipendenza da shopping – spiega Roberto Pani, docente di Psicologia clinica all'Alma Mater Studiorum, Università di Bologna e autore con Roberta Biolcati del libro 'Le dipendenze senza droga. Lo shopping compulsivo, internet e il gioco d'azzardo' – compaiono molto presto, anche nell'adolescenza, ma si manifestano successivamente intorno ai 30 anni nelle donne, e ai 40-45 anni negli uomini".

    Il fenomeno, infatti, non è confinato all'universo femminile. "Il 30-35% dei disturbi di shopping compulsivo – conferma Pani – riguarda gli uomini". I meccanismi assomigliano a quelli della bulimia solo che l'oggetto dell'irrefrenabile desiderio non è il cibo, ma un vestito, un gioiello, un profumo o un cellulare. "Chi soffre di shopping compulsivo – spiega Pani – trascorre intere giornate a girovagare per negozi, a leggere giornali o navigare in internet per informarsi e cercare l'oggetto del desiderio. Una dinamica che provoca l'innalzamento di certe sostanze come l'adrenalina e le endorfine che hanno sul soggetto un effetto paragonabile a quello delle sostanze eccitanti". Ad acquisto avvenuto, poi, la persona si sente improvvisamente vuota, l'euforia svanisce e spesso si provano vergogna e senso di colpa perché ci si rende conto di aver esagerato.

    Ma perché la domenica dovrebbe rendere gli acquisti più "tristi"? "E' possibile – dice Roberto Pani  – che chi si dedica allo shopping festivo lo faccia per compensare altri vuoti. Nel giorno degli affetti, in cui spesso si mangia insieme in famiglia e con gli amici, le persone sole che magari sono anche un po' depresse cercano una via di fuga e la trovano nei grandi centri commerciali in cui poter riempire i vuoti affettivi con un nuovo acquisto".

    FOnte: http://www.repubblica.it

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