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    Mafia: aspetti psicologico-sociali e impatto sullo sviluppo

    Che negli ultimi trenta o quarant’anni le mafie siano cambiate è fuor di dubbio. Che abbiano lasciato le campagne, abbandonato i kalashnikov e optato per una nuova tattica operativa, è altrettanto chiaro. Quello che, per molto tempo, non lo è stato, però, è capire che fine avessero fatto, la loro nuova collocazione, c’est-à-dire, i rapporti col potere.

    È successo che le mafie hanno attraversato l’Italia e sono giunte al Nord seguendo, effettivamente e metaforicamente, la via opposta a quella che, 151 anni fa, percorse Garibaldi nel tentativo di unificare la nazione. Una volta al Nord, il corso è stato quello di rivolgersi a lavoratori e imprenditori, a commercianti ed esercenti, ad amministratori degli enti pubblici, a giornalisti e a politici; in questo modo, sembrerebbe, si è venuta a creare quella rete fitta e, per molto tempo, invisibile che rappresenta il modo in cui le organizzazione criminali operano oggi.

    Alla luce di questi nuovi insediamenti, alcune unità di ricerca del Nord e del Sud hanno instaurato una collaborazione per di una comprensione aggiornata delle due organizzazioni criminali maggiormente radicate in Italia: Cosa Nostra e ‘Ndrangheta.
    L’incontro ha aperto le porte al progetto di ricerca “Mafia: aspetti psicologico-sociali e impatto sullo sviluppo. Una ricerca al Nord e al Sud”; l’intento è quello di esportare al Nord scienza e conoscenza del fenomeno mafioso, utilizzando i raffronti prodotti dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia vecchi e nuovi. L’èquipe si estende in un’area che, da Palermo, arriva fino in Valle d’Aosta; comprende il Dipartimento di Psicologia (coordinato dal Prof. Lo Verso, docente di Psicologia clinica) e il Dipartimento DEMETRA Colture Arboree della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Palermo, il Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Psicologiche “Giuseppe Catalfanno” dell’Università degli Studi di Messina, l’unità di ricerca dell’Università della Valle d’Aosta, il Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e la collaborazione del Prof. Dalla Chiesa, docente di Sociologia della Criminalità Organizzata presso l’Università degli Studi di Milano.

    I contributi, quindi, riguardano diversi campi di studio: la psicologia, la sociologia e l’analisi del sistema territoriale della ruralità; questo delinea un quadro multidisciplinare di elevata importanza scientifica. Ad un livello socio-antropologico, si vuole comprendere come e in che cosa è cambiata la struttura di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta rispetto ai nuovi insediamenti e alle nuove politiche. L’aspetto psicologico guarda alle relazioni familiari, alle emozioni e ai miti che caratterizzano la persona vicina e/o affiliata all’organizzazione; per far ciò si è rivelato un mezzo utile, ad esempio, l’analisi dell’accettazione o del rifiuto di forme clientelari, fenomeno di grande attualità se si pensa alla crisi qualitativa dell’Italia dei nostri giorni. I ricercatori della Facoltà di Agraria, analizzano i freni che la mentalità mafiosa apporta allo sviluppo socio economico del territorio in termini di impoverimento.

    Lo sguardo scientifico e professionale, quindi, unisce l’Italia in questo progetto di ricerca che si mostra capace di seguire i mutamenti socio-antropologici, storici e territoriali caratterizzanti l’evoluzione del fenomeno mafioso per come, quindi, va inteso ad oggi.

    Articolo di Chiara Perlongo, tratto da: http://www.siciliainformazioni.com

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