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    Meglio non smettere mai di fare esami

    Gli esami non finiscono mai. Ma per il cervello è meglio così, perché le prove continue lo mantengono giovane e in forma. È quanto emerge da uno studio statunitense svolto dai ricercatori in psicologia della Kent State University (Ohio) che hanno indagato sul modo di trattenere nella memoria le cose apprese a seconda che queste siano poi oggetto di un’interrogazione, o di un esame, o meno. Nel primo caso la differenza si nota subito: il cervello si industria per trovare parole chiave, ancore della memoria che aiutino a ricordare meglio.

    L’ESPERIMENTO – Per provare la loro teoria, gli psicologi inglesi hanno svolto su 118 volontari un test sull’apprendimento di una lingua straniera. Per la popolazione esaminata – di lingua inglese – l’obiettivo era trattenere 48 parole in lingua swahili attraverso un semplice esercizio di memorizzazione di un vocabolo. Per esempio la parola "wingu", nuvola. Se ripetuta molte volte nel cervello non è detto che venga poi ricordata. Ma se associata a una immagine chiave (per gli inglesi "wing", ali, e all’immagine degli uccelli che volano tra le nuvole), tale escamotage permette di ricordarla a lungo. Ecco che qui intervengono le differenze tra un cervello impigrito e uno sotto pressione: per riuscire a superare l’esame finale di verifica delle parole apprese, le persone analizzate mettevano subito in atto le strategie di ancoraggio con una parola-chiave (mediatore) per ricordarla. I risultati al test finale erano ottimi, diversamente da quanto accadeva a chi era stato messo davanti al libro senza essere poi interrogato.

    A SCUOLA – I risultati di questa ricerca, appena pubblicati su Science, danno manforte all’uso di verifiche, questionari e interrogazioni a scuola, dimostrando che per memorizzare meglio è necessario verificare spesso il proprio grado di conoscenza. Non solo se esaminati dagli altri, ma – consigliano i ricercatori della Kent University – sarebbe bene mettersi alla prova anche da soli per imparare a usare parole mediatrici e allenare costantemente il cervello.

    Fonte: http://www.corriere.it/

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