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    Nuove ricerche sull’espressione delle emozioni

    Sulla scia di Darwin, gran parte degli scienziati non avrebbe più dubbi sul fatto che gli esseri umani condividano le stesse emozioni di base. Ma “questa idea sembra non avere alcun fondamento scientifico”. Parola di Lisa Feldman Barret, della Northeastern’s University, che ha firmato su Current Directions in Psychological Science un lavoro dal titolo invitante: “Darwin era in errore sull'espressione delle emozioni?”

    “Da molti anni si assume che quando una persona prova un'emozione, la mostra automaticamente sul proprio viso. Su questa idea vengono attualmente sviluppati in USA training per addetti alla sicurezza negli aeroporti e corsi di formazione per gli agenti dell'FBI. Ma c'è una mole di ricerca in materia che dimostra dati alla mano che le emozioni non stanno scritte sulla nostra faccia”, ha dichiarato in questi giorni la Feldman in una nota di commento al suo studio.

    L'opera sotto osservazione è quella che Darwin scrisse dopo avere terminato la più famosa Origine delle specie: “L'espressione delle emozioni negli animali e nell'uomo”. Ma più che il pensiero di Darwin (che “ne avrebbe parlato in termini di vestigia, cioè di caratteristiche evolutive persistenti ma ormai prive di funzionalità, come il coccige ad esempio, residuo della coda”), la psicologa americana sembra voler mettere sotto accusa certa “psicologia del buon senso comune” che negli USA ha portato alla diffusione non solo di corsi per il personale di sorveglianza, ma anche di procedure e protocolli per la sicurezza nazionale… Fondati sul nulla, a suo giudizio.

    Nella sua rassegna la Feldman richiama le ricerche più recenti, pubblicate anche su riviste prestigiose quali Nature e Science, che metterebbero in discussione il concetto di “espressione facciale delle emozioni di base”, sottolineando come, "oltre a non esserci studi scientifici che sostengano tale credenza popolare, ve ne sono invece moltissimi che con i propri dati sperimentali la screditano sin nelle fondamenta".

    Articolo tratto da: http://brainfactor.it/index.php

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