• 250946 iscritti di cui 6 online

    Ortoressia: quando nel dritto qualcosa va storto

    “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo” Ippocrate (460-370 a.C.) “L'uomo è ciò che mangia” Ludwig Feuerbach (1804- 1872 d.C.)

     

    Gabriele è un uomo di 46 anni, laureato, svolge un importante ruolo in ambito legale all'interno di un'importante società.

    Attento alla forma fisica, si allena nella corsa tre volte alla settimana e partecipa a gare di maratona con buoni risultati. Nel 2013, dopo la lettura di alcuni testi sull'argomento, abbraccia la paleodieta con grande orrore della moglie per le sue colazioni a base di salmone e degli amici vegetariani per le inevitabili implicazioni etiche. Agli inizi di quest'anno, abbandonato “lo stile alimentare che ha tenuto in forma l'uomo per 2 milioni di anni”, sempre a fronte di un approfondimento bibliografico, sposa la dieta gluten free che questa volta trova il consenso di tutta la famiglia.

    Lo incontro ad una festa estiva, mentre addenta una pizzetta e, sollevato, mi dice “Ho letto un nuovo libro che sostiene che il glutine non fa così male. Per fortuna, così posso ritornare a mangiare normalmente”.

    Che il cibo sia qualcosa di più di un semplice nutrimento per il corpo, finalizzato alla sopravvivenza dell'individuo ed al perpetuarsi della specie, è noto da tempo ed oggetto di numerose speculazioni filosofiche, antropologiche, mediche, sociali e psicologiche.
    Il cibo, pur essendo ab ovo un bisogno fisiologico primario, nel corso dei secoli e dei millenni della storia dell'uomo ha assunto un significato, un simbolismo ed una valenza che vanno ben oltre il contesto dell'alimentazione.

    Se facciamo riferimento alla piramide dei bisogni di Maslow nella sua versione definitiva del 1962 (1), possiamo vedere come il cibo (posto alla base della piramide insieme ad altri bisogni primari quali la respirazione, l'acqua, il sonno, il sesso, l'omeostasi, l'escrezione), in realtà si ritrovi ad occupare rapidamente posti ben più in alto, fino a raggiungere ai giorni nostri livelli legati al bisogno di appartenenza, di espressione di sé, di autorealizzazione, se non addirittura di trascendenza.

     

     

    Secondo alcuni psicologi sociali (2) nei momenti di crisi e di incertezza, durante i quali i bisogni superiori non possono essere soddisfatti, vi è una “regressione” verso bisogni inferiori che vengono riletti e rivestiti di valori e significati nuovi e più elevati.

    Da qui l'esplosione dell'interesse generale nei confronti dell'universo del cibo che ormai permea le conversazioni e le attività delle persone: termini come gluten-free, senza zuccheri aggiunti, senza grassi saturi, veganismo, biologico, paleodieta, km 0, senza pesticidi, OGM free sono comunemente noti grazie alla diffusio mediatica.

    In Italia, secondo un'indagine condotta da Nielsen (3) su un panel di consumatori di età superiore ai 14 anni, l'interesse nei confronti della cucina, e di conseguenza del cibo, coinvolge il 34,2% degli intervistati superando l'interesse per la musica e per gli eventi sportivi.

    In questo panorama culturale “ossessionato dal cibo”, spesso il cibo, come nuova moda (4), diventa il riflesso dei valori e dell'identità di una persona. Nei paesi industrializzati l'attenzione alla dieta ed alla perdita di peso sono culturalmente accettati da tempo, ma solo in anni relativamente recenti il bombardamento di informazioni su ciò che fa bene o male, con attenzione ad una dieta sana che favorisca la salute e migliori la qualità della vita, ha portato ad un rapporto sempre più problematico con il cibo: i nuovi disturbi non sono più legati al “troppo cibo” o al “poco cibo”, ma alla qualità del cibo.

    I disturbi del comportamento alimentare sono fortemente connessi alla cultura in cui si sviluppano e sono espressione di un determinato periodo storico e di uno specifico contesto sociale. Ed è proprio in questo contesto storico e culturale che sta emergendo un nuovo fenomeno legato ad comportamento alimentare problematico: l'ortoressia nervosa (ON).

    Caratteristiche dell'ortoressia

    Il termine (dal greco Orthos, dritto, corretto e Orexis, appetito) coniato nel 1997 (5), da Steve Bratman, medico, dietologo, esperto di medicine alternative, ex ortoressico per sua stessa ammissione, si riferisce ad una malsana fissazione per una sana e corretta alimentazione.
    Le persone con ortoressia evitano tutti quei cibi che potrebbero contenere pesticidi, OGM, grassi dannosi, troppo sale, troppo zucchero o altri ingredienti non “puri”, controllano che le confezioni non contengano plastica o altri materiali che possano contaminare il cibo.

    Anche i metodi di preparazione ed i materiali degli utensili utilizzati sono parte del rituale degli ortoressici. L'ortoressia si differenzia da un sano salutismo, che manifesta un corretto rapporto con il cibo, fonte di piacere e di appagamento, e può essere considerata un disordine psicologico perché le scelte alimentari, e ciò che da esse consegue, possono compromettere il benessere fisico (stretto regime alimentare che porta a malnutrizione), la vita sociale (isolamento) o l'equilibrio psicologico (6).

    Il dibattito sull'inquadramento diagnostico dell'ortoressia è tuttora aperto ed il disturbo non ha ancora trovato una sua collocazione esplicita nel DSM 5: secondo alcuni autori (7) potrebbe essere ascrivibile fra i disturbi evitanti/restrittivi dell'assuzione del cibo (8), rientrando quindi nei disturbi del comportamento alimentare (DCA), secondo altri (9) invece potrebbe essere considerata un moderno disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

    In quest'ultima ottica nell'ortoressia l'ossessione è continuare a pensare e pianificare la propria dieta, mentre la compulsione è la dieta stessa, per la quale si spende eccessivo tempo nel selezionare, preparare e mangiare il cibo corretto.

     

    2015 Koven and Adry

     

     

    Indipendentemente dalla collocazione nosografica, si può parlare di ortoressia in presenza delle seguenti condizioni (6):

    • dedicare più di 3 ore al giorno all'ideazione, alla ricerca ed alla preparazione del cibo • provare un senso di superiorità nei confronti di chi ha altre abitudini alimentari
    • seguire un rigido regime alimentare controllato qualitativamente e mettere in atto restrizioni compensatorie in caso di trasgressione
    • associare l'autostima all'aderenza alla dieta
    • mettere al centro della propria vita l'alimentazione corretta, ponendo in secondo piano valori, relazioni, precedenti interessi o attività ed anche la salute fisica.

    La giornata tipo di una persona ortoressica può essere suddivisa in 4 fasi (7, 11):

    1. pianificazione dei pasti in anticipo evitando cibi ritenuti dannosi
    2. impiego di una grande quantità di tempo nella ricerca e nell'acquisto del cibo giusto, a discapito di altre attività fino ad arrivare all'autoproduzione per avere la certezza dell'origine e della bontà dell'alimento
    3. preparazione del cibo secondo procedure e con materiali degli utensili utilizzati sicuri per la salute
    4. vivere forti sentimenti di soddisfazione e di accresciuta autostima in caso di aderenza perfetta alle tre fasi precedenti oppure, in caso contrario, sviluppo di sensi di colpa e disagio per non aver rispettato le regole autoimposte

    Come nei DOC, anche nell'ortoressia i comportamenti alimentari diventano dei rituali, che ingigantiscono l'importanza del rapporto con il cibo: tagliare in cibo con precisione, masticare a lungo, mangiare in solitudine ed in silenzio sono per l'ortoressico compulsioni che mirano a produrre benessere legato al controllo dell'ansia.

    Risulta subito evidente che in una tale ritualità poco posto possono trovare le relazioni sociali con persone che non condividono le stesse abitudini e la persona con ortoressia tende sempre più ad evitare momenti di socialità basati sulla condivisione del cibo, accrescendo quindi il proprio autoisolamento, con inevitabile ulteriore irrigidimento sulle proprie norme alimentari (12).

    Mangiare cibi sani produce nell'ortoressico un senso di benessere, che non deriva dal piacere del cibo, ma piuttosto da un senso di controllo sulla propria salute e quindi sull'imprevedibilità della vita; l'idea dell'ortoressico, basata spesso su conoscenze superficiali, che tutta la salute dipenda dal cibo lo porta ad aspirare ad una purezza interiore (11), ottenuta mangiando cibi puri, paragonabile alla purezza raggiunta attraverso pratiche di meditazione e spiritualità profonde.

    Con il passare del tempo le restrizioni dietetiche diventano sempre maggiori, l'ossessione sulla qualità del cibo diventa la cosa più importante della vita, il senso di superiorità nei confronti di “chi non mangia sano” ha il sopravvento con catastrofiche conseguenze sul funzionamento globale e sul benessere dell'individuo (12).

    Strumenti diagnostici

    Già Bratman e Knight nel 2000 (6) avevano ideato un test basato su 10 domande a scelta dicotomica (sì/no) per diagnosticare l'ortoressia nervosa.

    Il Test Bratman per l'ortoressia

    1. Pensi alla tua dieta più di 3 ore al giorno?
    2. Pianifichi i pasti con vari giorni di anticipo?
    3. Il valore nutrizionale di ciò che mangi è più importante del piacere di mangiare?
    4. La qualità della tua vita è diminuita parallelamente al miglioramento della qualità della tua alimentazione?
    5. Ultimamente sei diventato più rigido con te stesso?
    6. Mangiare in modo sano aumenta la tua autostima?
    7. Hai rinunciato a cibi che ti piacevano per mangiare quelli “giusti”?
    8. La tua dieta ti rende difficile mangiare fuori, allontanandoti dalla famiglia e dagli amici?
    9. Ti senti in colpa quando "sgarri" dalla tua dieta?
    10. Quando mangi in modo sano, ti senti in pace con te stesso e con il controllo completo della situazione?
    11. Se la risposta è sì a 4 o 5 delle precedenti domande, il soggetto può essere considerato a rischio. Se la risposta è sì a
    12. tutte, quella per il mangiar sano è una vera e propria ossessione.


    Successivamente le ricerche in questo campo si sono sviluppate soprattutto in Europa. Per superare la rigidità della risposta dicotomica (sì/no) del test di Bratman, che poco si addice alla dialettica tipica dei popoli latini, il gruppo di Donini e colleghi dell'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” ha sviluppato un questionario, autosomministrato, l'ORTO-15 (13), composto da 15 items che valutano la presenza di comportamenti ossessivi relativi a selezione, acquisto, preparazione e consumo di cibi considerati sani.

    Ciascun item è valutato su una su scala Likert a 4 punti (sempre, spesso, a volte, mai), dove i comportamenti normali ricevono punteggio 4 mentre quelli a rischio 1. Un punteggio al di sotto di 40 è considerato indice di ortoressia.

    Attraverso le domande di questo test si possono indagare l'area cognitivo-razionale (item 1, 5, 6, 11, 12, 14), l'area clinica (3, 7-9, 15) e l'area emozionale (2, 4, 10, 13), traendone informazioni utili in fase di approfondimento diagnostico.

    Epidemiologia

    A fronte di una diffusione mediatica imponente (inserendo in Google la parola Ortoressia, come risultato si hanno 29500 pagine e con Orthorexia 377000 pagine), in letteratura il numero degli studi scientifici sull'argomento è decisamente basso (facendo una ricerca con PubMed si trovano solo 40 lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali dal 2002 ad oggi). Come per ogni altra condizione problematica o morbosa, i dati riguardanti l'epidemiologia sono modellati sulla base della sensibilità e della specificità degli strumenti di valutazione (10).

    La mancanza di strumenti universalmente validati impedisce di fare una stima della prevalenza del disturbo nelle diverse popolazioni. Donini e colleghi nel 2004 (13) hanno condotto uno studio su un campione di 404 individui sottoponendoli al test Orto- 15.

    In base ai punteggi ottenuti il 17,1% dei soggetti è stato classificato come “fanatico della salute”, mentre il 6,9% francamente ortoressico. Nello stesso studio emerge una prevalenza maggiore del disturbo tra gli uomini rispetto alle donne. Facendo riferimento alla seppur scarsa letteratura internazionale i dati epidemiologici sono talmente variabili che è sicuramente necessario approfondire le ricerche e sviluppare ulteriori strumenti di valutazione.

    Counseling e ortoressia

    Osservando il grafico di Koven e Abry, salta subito all'occhio l'intricata sovrapposizione tra ortoressia ed altre condizioni francamente patologiche. Per l'ortoressia conclamata, cioè quando la persona è arrivata ad un rapporto con il cibo talmente ossessivo e totalizzante che ne risultano compromessi uno o più aspetti della vita (fisico, psicologico o sociale), è sicuramente necessario un trattamento multidisciplinare che coinvolga diverse figure professionali: medici, psicoterapeuti, dietisti. Per quanto riguarda l'ambito psicoterapeutico e psichiatrico, la letteratura internazionale (9) riporta buoni risultati clinici con la psicoterapia cognitivo-comportamentale associata ad una terapia farmacologica con inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (farmaci usati nel trattamento del disturbo depressivo, del disturbo ossessivo-compulsivo e dei disturbi di panico e ansia).

    Dal momento che la linea di confine tra uno stile di vita sano ed un disturbo come l'ortoressia è molto sottile e variegata e poiché, come afferma Bratman (6), orthorexics start small, il counseling psicologico può ricoprire un ruolo fondamentale proprio nelle fasi iniziali di ciò che potrebbe diventare un disturbo: attraverso il counseling, quella fascia di popolazione che Donini (13) definisce “fanatica della salute” può essere riportata ad un sano rapporto con il cibo e di conseguenza all'equilibrio.

    L'ortoressico inizia eliminando i cibi “spazzatura”, si documenta in maniera più o meno approfondita, abbraccia una teoria od una filosofia alimentare e la estremizza, arrivando ad eliminare anche nutrienti fondamentali per l'organismo (andando quindi incontro a deficit) e ad accettare solo un ristrettissimo gruppo di alimenti considerati puri, esenti da contaminazioni e quindi fonte di benessere.

    Come già detto in precedenza, alla base dell'ortoressia c'è il concetto che “tutta la salute dipende dal cibo” quindi, controllando il cibo, si può avere il pieno controllo della salute e quindi della vita.
    Compito dello psicologo è scardinare questa convinzione che alla lunga risulta essere fortemente disfunzionale. Non bisogna però mai perdere di vista il fatto che, come per l'anoressia, anche nell'ortoressia la persona è egosintonica, non pensa assolutamente di avere un problema o che il suo comportamento sia sbagliato, anzi nella visione dell'ortoressico sono i comportamenti alimentari degli altri ad essere sbagliati.

    È quindi illusorio pensare di riuscire a rendere consapevole l'ortoressico dei rischi derivanti dalle sue abitudini alimentari: si otterrebbe una reazione di ferma negazione. È anche poco probabile che la persona “fanatica della salute” chieda il supporto di uno psicologo riportando una problematica alimentare.

    Si può pensare quindi che un importante ruolo dello psicologo sia quello di intercettare il disagio, individuato nella persona che magari viene in consultazione per altre ragioni, ed evitare che diventi disturbo. Lo strumento diagnostico ORTO-15, pur con i suoi limiti, potrebbe essere un punto di partenza per un percorso di correzione dei pensieri disfunzionali.

    Gli items 2 (Quando vai al supermercato ti senti confuso?), 4 (Le tue scelte alimentari sono condizionate dalla tua paura circa il tuo stato di salute?), 10 (Pensi che la tua attenzione a mangiare solo cibo sano accresca la tua autostima?) e le corrispondenti risposte potrebbero essere utilizzate per esplorare l'aspetto emozionale e da lì partire con un lavoro sulle emozioni che alimentano l'ossessione per il cibo sano e sulle paure del cibo ritenuto nocivo e delle malattie che ne possono conseguire.

    Proprio a partire da questo, si possono correggere pensieri disfunzionali facendo leva su eventuali malesseri fisici derivanti dalla dieta squilibrata. Fondamentale è procedere per piccoli passi, perché in presenza di rigidità, perfezionismo e bisogno di controllo, l'acquisizione di una graduale flessibilità nell'alimentazione si può ottenere solo stabilendo piccole eccezioni ritenute tollerabili.

    L'obiettivo finale è il raggiungimento della consapevolezza della necessità di riappropriarsi del piacere del cibo, importante per la salute quanto, se non di più, della bontà del cibo stesso (bontà del cibo intesa come sana alimentazione).

    Gabriele è stato un ottimo psicologo di se stesso, ma dal momento che, nella maggior parte delle situazioni, nessuno si salva da solo, è importante che gli psicologi si informino e si formino per far fronte anche alle nuove condizioni di disagio che emergono nella nostra società e nella nostra cultura.

    Bibliografia
    1. Maslow AH. Toward a psychology of being. 1962
    2. Alderfer CP. Existence, Relatedness, and Growth; Human Needs in Organizational Settings, New York: Free Press. 1972
    3. Rapporto Coop 2014. Consumi e distribuzione. Nielsen
    4. http://www.huffingtonpost.com/martha-stewart/food-is-the-new-fashion_1_b_821078.html
    5. Bratman S. Health Food Junkie. Yoga Journal 1997; September/October:42-50
    6. Bratman S, Knight D. Health food junkies. Othorexia nervosa: overcoming the obsession with healthful eating. New York: Broadway Books. 2000.
    7. Catalina Zamora ML, Bote Bonaechea B, García Sánchez F, Ríos Rial B. Ortorexia nerviosa. ¿Un nuevo trastorno de la conducta alimentaria? Actas Esp Psiquiatr. 2005;33(1):66–8.
    8. American Psychiatric Association . Diagnostic and statistical manual of mental disorders. 5. Arlington, VA: American Psychiatric Publishing. 2013
    9. Brytek-Matera A. Orthorexia nervosa – An eating disorder, obsessive-compulsive disorder or disturbed eating habit? Arch. Psych. Psychother., 2012, 1, 55-60.
    10. Koven NS, Abry AW. The clinical basis of orthorexia nervosa: emerging perspectives. Neuropsychiatr Dis Treat. 2015 Feb 18;11:385-94.
    11. Mathieu J. What is orthorexia ? J. Amer. Dietet. Assoc., 2005, 105, 1510-1512.
    12. Bagci Bosi T, Camur D, Guler C. Prevalence of orthorexia nervosa in resident medical doctors in the faculty of medicine (Ankara, Turkey). Appetite, 2007, 49, 661-666.
    13. Donini L., Marsili D, Graziani Mp. Imbirale M. Cannella C., Orthorexia nervosa, a preliminary study with a proposal for diagnosis and a attempt to measure the dimension of the phenomenon. Eat. Weight Disord., 2004, 9, 151- 157.

    Risorse online

    http://www.benessere.com/psicologia/arg00/ortoressia.htm
    http://www.eufic.org/article/it/artid/ortoressia-nervosa/ http://www.psicoterapia-bologna.org/approfondimenti/disturbi-comportamento-alimentare/ortoressia
    http://www.marketrevolution.it/food-new-fashion-evoluzione-e-futuro-del-food/
    http://www.huffingtonpost.com/martha-stewart/food-is-the-new-fashion_1_b_821078.html

    Per lasciare un commento è necessario aver effettuato il login.

    Aree riservate agli abbonati di liberamente