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    Padri “rivoluzionari”: il recupero della fisicità e della tenerezza

    Manifestazioni d’affetto e di attenzione come i baci, gli abbracci, il condurre il figlio per mano o il prenderlo in braccio possono sembrare oggi cose del tutto naturali, ma fino a pochi decenni fa le esternazioni affettive e le cure corporee non costituivano affatto una modalità comune e diffusa nei rapporti padre-figlio.

    Da questo punto di vista esse rappresentano un segnale rilevante del forte avvento della corporeità nell’esperienza paterna: in particolare nei primi anni di vita dei bambini, la vicinanza e l'intimità con il figlio sono significativamente diverse in termini sia quantitativi che qualitativi rispetto al passato.
    I padri di una volta infatti sembravano essere spaventati dalla "fisicità" del bimbo: avevano paura di fargli male in quanto non abituati e facevano fatica a prendere confidenza con situazioni quotidiane come il bagnetto, il massaggio, la vestizione.

    Ora invece i papà amano toccare, stringere e sentire fisicamente i propri figli, sopratutto quando sono ancora piccoli.
    L'immagine che riporta Greenberg (1994) di un padre che si prepara con trepidazione ad allattare col biberon la prima volta il neonato figlio, togliendosi la camicia nel sentire ancora di più il contatto col figlio, e cercando la posizione più comoda per entrambi, cristallizza il cambiamento dei padri di oggi, che familiarizzano e cercano una ri-collocazione rispetto ad un cambiamento della paternità carico di significati relazionali e comunicativi rispetto al figlio, in quanto il contatto corporeo, la vicinanza e gli sguardi senza dubbio rappresentano un potente mezzo di comunicazione affettiva che, pur essendo presente anche in passato, tuttavia veniva difficilmente esplicitato o reso pubblico.

    Un bambino piccolo mette in gioco l’emotività di chi si occupa di lui: è un essere dipendente e indifeso che si abbandona totalmente con fiducia e provoca emozioni forti quali tenerezza e commozione ma anche ansia e paura.

    Proprio per questo il contatto con i bambini piccoli prevede la liberazione della tenerezza, della capacità di abbandono e di comunicazione intima, ed è la possibilità di sperimentare tali emozioni e di lasciarsi andare ad esse a rendere più intimo il rapporto padre-figlio.

    Sappiamo bene come in passato l’identità maschile veniva costruita sulla negazione della esperienza emotiva e dell'esperienza del corpo come fonti di conoscenza. Per potersi identificare con i bisogni del bambino invece, è necessario fare appello alla propria sensibilità e permettersi di sperimentare atteggiamenti teneri e contatti corporei con il neonato, pertanto il cambiamento dell'uomo, ha interessato l'attenuazione della dimensione verbale e razionale, a favore di una maggiore comunicazione fisica, non verbale, letteralmente “di pelle”.

    Si può dire che l'uomo/padre di oggi abbia attenuato la priorità della funzione personalità (seguendo un modello gestaltico), "in cui l'uomo si definiva verbalmente" ed entrava veramente in contatto col figlio quando questi era già capace di parlare e muoversi nelle interazioni sociali: veniva così trattato dal padre come un adulto (pari), che aveva la funzione di fargli scoprire e portarlo nel mondo.

    "Ora invece si assiste ad un recupero della funzione es e della comunicazione corporea, che prima venivano un pò negate dalla cultura di quel tempo, il padre ora riesce a tenere col calore del corpo un bambino e non si vergogna di questo" secondo Spagnuolo Lobb, considerando che prima gli abbracci e le manifestazioni d'affetto in genere erano un'esclusiva delle madri: l'uomo non mostrava emozioni e non aveva questo suo ruolo, in quanto l'aprirsi emotivamente poteva in qualche modo minacciare la sua identità virile.

    È evidente che la diminuzione della distanza fisica porta con sé anche una diminuzione della distanza psicologica: molti dei nuovi papà non a caso cominciano ad investire molto tempo ed energie nelle attività ludiche, nello sport, nel divertimento con i figli, momenti piacevoli in cui il padre e i figli si avvicinano, si conoscono e comunicano; da qui verso la realtà esterna in quanto simbolicamente il gioco tra padre e bambino può essere definito come il ponte tra la famiglia ed il mondo.

    Anche questo in termini sociologici rappresenta certamente una novità rispetto a quanto detto prima: questa disponibilità di tempo e di volontà, come già detto, non era frequente nei rapporti padre-figli in passato.

    Tali aspetti di condivisioni ludico-corporee segnalano anche una disponibilità dei padri a far emergere il bambino che è in loro, e questo entro certi limiti può essere considerato un aspetto positivo.
    Certamente per alcuni padri questo è anche un tentativo per far emergere parti dell’esperienza che sono mancate nella infanzia.

    Per un altro verso questa tendenza da parte maschile ad interpretare un nuovo tipo di rapporto con i figli basato sul gioco, sulla condivisione, sull’intimità, ovvero sulle dimensioni più piacevoli, può nascondere il tentativo di allontanare da sé le dimensioni legate alla responsabilità, alla gestione del conflitto o al contenimento (Deriu, 2005).

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