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    Parent Training: un allenamento per i genitori

    Il Parent Training, come indica la parola stessa, è un allenamento rivolto ai genitori di bambini che manifestano comportamenti problematici o con i quali hanno difficoltà educative.
    Esso parte dal presupposto che il bambino fa parte di un sistema complesso per cui l’intervento sul singolo minore non è di per sé esaustivo ed occorre agire anche a livello genitoriale. 

    Si tratta di un modello di intervento di matrice cognitivo-comportamentale che mira ad intervenire su particolari comportamenti disfunzionali del bambino lavorando innanzitutto con i genitori, il cui ruolo è considerato fondamentale nel consentirne la modifica favorendone altri più adeguati.

    Non si tratta di una psicoterapia, per questo motivo può essere condotto anche da psicologi non psicoterapeuti, consiste infatti in un percorso che, aumentando la consapevolezza dei genitori, è finalizzato a far loro apprendere, con l’ausilio di diversi strumenti, particolari tecniche. 

    Esso è particolarmente indicato nei seguenti casi:
    • Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività – ADHD 
    • Disturbo della Condotta – DC
    • Disturbo Oppositivo-Provocatorio – DOP 
    • Disturbi dello Spettro Autistico – ASD 
    Il Parent Training si può effettuare sia con la singola coppia che con un gruppo formato da più coppie (generalmente si consiglia un massimo 4 coppie).
    Il numero di incontri, ciascuno della durata di 1/2 ore, è predeterminato, generalmente 10 incontri (numero che ovviamente può variare in virtù delle specifiche situazioni), a cadenza mensile o bimensile. Riguardo ai gruppi è importante che siano omogenei ossia composti da genitori che sperimentano analoghe problematiche quotidiane con i propri figli, in modo che la presenza degli altri componenti del gruppo divenga una risorsa, un’occasione di sostegno, condivisione e confronto positivo e non un terreno fertile per lo sconforto.

    Il primo passo, di fondamentale importanza, consiste nell’inquadramento corretto della diagnosi – ove presente, chiarificandone gli elementi non definiti, sostenendoli, accogliendo ed elaborando le loro paure e perplessità.
    Questo passaggio consente di fare chiarezza dipanando la confusione che spesso i genitori vivono rispetto alla loro situazione e a informarli adeguatamente su cosa li aspetta e come si potrà intervenire. La spiegazione della diagnosi apre la strada a una nuova lettura del problema, identificando criticità concrete e focalizzando sugli elementi essenziali su cui lavorare. 

    Una volta identificati gli aspetti problematici il passo successivo da compiere può consistere nella definizione degli obiettivi. Definire obiettivi in maniera concreta permette di controllare in itinere se si stia proseguendo nella giusta direzione, cosa sta funzionando e cosa no, correggendo se necessario il tiro, e alla fine del percorso di verificare se questi siano stati raggiunti.

    Constatare i progressi ottenuti e il raggiungimento degli obiettivi dimostra al genitore di aver acquisito delle competenze importanti con l’ulteriore effetto positivo di incrementarne il senso di autoefficacia. 


    E’ altresì importante che lo psicologo aiuti i genitori ad individuare le risorse disponibili, nobilitandole, rafforzandole e sviluppando quelle potenziali. Il suo compito sarà anche quello di monitorare la risposta dei genitori rispetto alle sue consegne, questa sarà tanto più positiva quanto più egli sarà in grado di rafforzare la loro motivazione e di coinvolgerli. 

    Trattandosi di un percorso atto ad affrontare problemi concreti, che tuttavia logicamente non sono esuli da dinamiche emotive, esso si contraddistingue per la sua linea pragmatica e operativa ma resta sempre attento anche alle componenti emozionali che riguardano sia i genitori che i figli, tanto più che a loro volta queste possono influenzare il modo di agire. 

    Un altro punto importante del lavoro riguarda le modalità comunicative in quanto una comunicazione disfunzionale rafforzerà le condotte disfunzionali e viceversa.

    Lo psicologo darà quindi alcuni suggerimenti ai genitori su come relazionarsi con il figlio, ad esempio:

    • Ottenere attenzione prima di fare una richiesta
    • Cercare il contatto visivo
    • Utilizzare messaggi chiari e diretti
    • Fungere da esempio positivo, in modo da poter essere “copiati”
    • Lodare in caso di comportamenti adeguati 
    Spiegherà anche ai genitori l’importanza delle regole nell’azione educativa indicando in che modo sia più efficace formularle. Il “contratto” servirà a sugellare l’impegno preso e a ricordare sia al bambino che ai genitori quali sono i comportamenti positivi da perseguire/rinforzare e il relativo premio finale.
    Fra le tecniche ricordiamo l’analisi funzionale, la token economy e il time out

    L’analisi funzionale consente di valutare i comportamenti e allargarne la comprensione ricollegandoli a ciò che è accaduto prima e dopo che si manifestino. 
    La token economy consiste nel rinforzare i comportamenti positivi del bambino con “gettoni” che accumulati in una certa quantità permetteranno al bambino di ottenere una ricompensa precedentemente concordata. 
    Il time out è invece una tecnica di intervento che mette il bambino in condizione di riflettere sulle proprie azioni quando mette in atto un comportamento inappropriato. 

    Alla fine del Parent Training i genitori avranno acquisito un bagaglio di strumenti e tecniche che li avranno aiutati durante il percorso a ottimizzare il loro modo di relazionarsi con il figlio migliorandone di conseguenza i comportamenti problematici.
    Le capacità acquisite rimarranno una preziosa risorsa che li sosterrà anche successivamente nel difficile mestiere di genitori. 
     
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