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    Preti sul lettino. Agio e disagio nel lavoro pastorale

    Anche i sacerdoti, come i cittadini comuni alle prese con le tante difficoltà del lavoro e della vita quotidiana, oggi sono sopraffatti dallo stress psico-fisico, tanto che molti rischiano il cosiddetto 'burnout', incapaci di rispondere ai carichi eccessivi di richieste e responsabilità. E anche loro, abituati a spendersi per gli altri, ormai devono ricorrere a forme di aiuto psicologico.

    ''Preti sul lettino. Agio e disagio nel lavoro pastorale'', è stato infatti il tema di un convegno promosso dall'Istituto di Psicologia della Pontificia Università Salesiana, in cui psicologi, terapeuti e religiosi hanno discusso di quanto gli impegni parrocchiali, le richieste dei fedeli, le numerose emergenze si riflettano anche su forme di disagio psicologico, in cui spesso il sacerdote non può contare su alcun aiuto. ''Come diceva un anziano padre spirituale ai suoi novizi: 'Se sei un curatore d'anime, smettila di trascurare te stesso e allenati a reagire, ripristinando il sostegno interiore centrato sulle motivazioni di fondo''', ha detto padre Giuseppe Crea, missionario comboniano e psicoterapeuta, che in un suo studio sul tema ha coniato il termine ''burnout pastorale''. ''Quando la persona avverte il peso delle proprie inconsistenze – ha proseguito -, deve imparare a individuare i tanti segnali di un malessere che si sta accumulando dentro di se', senza negare le problematiche ma al contrario riconoscendole come parte della propria storia''.

    Decidere di prendere sul serio la sofferenza psichica di chi opera nella pastorale, allora, ''non può più essere un 'optional', ma deve essere parte di una responsabilità comune che coinvolge anche i laici''. Dagli studi del professor Leslie Francis, anglicano, docente all'Università di Warwick (Regno Unito), presentati al convegno, è emerso che i sacerdoti appartengono alla categoria psicologica degli ''introversi'' in una percentuale significativamente più alta rispetto alla media della popolazione maschile.

    E la caratteristica di introversione significa preferire lavorare per conto proprio su obiettivi piuttosto che in gruppo, privilegiare il contatto interpersonale (confessione e direzione spirituale), la propria vita di preghiera, cura dei dettagli e capacità organizzativa per la vita parrocchiale, scarsa flessibilità nel cambiare i progetti o adattarli per rispondere a nuove urgenze. Il che significa che i sacerdoti sono più a rischio di stress.

    L'introversione, nel resto della popolazione, è una caratteristica di personalità più femminile che maschile; nelle suore si osservano punteggi più alti nella scala dell'estroversione che nella popolazione generale è piuttosto una caratteristica maschile.

    Il prof. Alberto Oliverio, psicobiologo, docente tra l'altro alla Università Salesiana, ha osservato che ''in Italia, in particolare, c'è stata una lunga diffidenza e larvata conflittualità tra le figure dello psicoterapeuta e del prete, ma a partire dagli anni Settanta, lo sviluppo dei corsi di Laurea in psicologia ha innovato la situazione: il mondo dell'inconscio ha trovato una maggiore accettazione, un crescente numero di preti ha seguito corsi di laurea in Psicologia''. ''L'esplorare diversi settori della conoscenza umana – ha spiegato -, apprendere ad aiutare gli altri, esplorare la dimensione dello spirito e della religione, fare esperienza nel campo delle relazioni interpersonali, imparare ad esprimersi, a vivere. Questi aspetti sfaccettati dell'esperienza riguardano tutti noi, in particolare quanti si rivolgono all'aiuto e alla comprensione degli altri, tra cui il sacerdozio''.

    Articolo tratto da: http://www.lastampa.it

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