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    Prevenire l’abuso delle armi da fuoco regolarmente detenute

    Suicidi e omicidi con armi legalmente detenute sono riportati spesso con grande clamore dai media e fanno notizia per qualche giorno. Meno spazio è dato invece alla prevenzione e alle possibilità di controllo della diffusione di questi fenomeni e dell’abuso delle armi. Anche la normativa è sepolta dalla polvere del tempo. Sul problema dell'abuso di armi da fuoco legali sono ancora scarsi gli studi obiettivi e le indicazioni per una prevenzione efficace ma rispettosa delle diverse istanze, anche di sicurezza della collettività.

    Una risposta e un contributo viene dalla ricerca: è il frutto di una collaborazione scientifica interdisciplinare, organizzato da alcuni operatori. Il sito www.ricercawar.com è frutto delle attività di ricerca della Sezione di Psicologia-Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biomediche e della Cattedra di Criminologia Clinica della Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano con il contributo di alcuni esperti giuristi esterni.

    Il sito, dedicato all'approfondimento di questo argomento, alla documentazione e alla ricerca per la prevenzione, ospita in questi giorni una ricerca condotta in collaborazione con l’Ordine dei Medici di Milano, volta a conoscere la formazione e l’aggiornamento dei medici nella gestione clinica dei pazienti a rischio di uso improprio delle armi. La ricerca sarà successivamente estesa anche agli psicologi e agli psicoterapeuti.

    L’abuso di armi da fuoco ha un’incidenza variabile a seconda delle nazioni, costituendo comunque una primaria causa di morte nei paesi più industrializzati (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2000). La valutazione e la certificazione dell’idoneità a detenere e portare armi è una procedura medica complessa sia per la scarsità di studi empirici su cui fondare i criteri di valutazione, sia per una presunta scarsa formazione specifica dei clinici coinvolti. Il problema in Italia è rilevante dato che molte persone (4 milioni e 800 mila secondo le stime più recenti) detengono armi o le utilizzano per scopi ricreativi o sportivi (per un totale stimato di 10-12 milioni di armi da fuoco).

    La verifica dei requisiti è svolta attraverso il rilascio di un certificato anamnestico dal medico di medicina generale e di un successivo certificato di idoneità psicofisica rilasciato da un ufficiale sanitario della ASL, un ufficiale medico militare o un medico della Polizia di Stato. Non esiste ad oggi una formazione specifica dei clinici nei corsi universitari e specialistici. Medici di medicina generale, psichiatri e psicologi psicoterapeuti si trovano a dover gestire situazioni cliniche di pazienti potenzialmente a rischio di azioni suicidarie o omicidarie senza poter accedere a informazioni sull’eventuale detenzione di armi dai loro assistiti.

    Il tema delle armi suscita sempre atteggiamenti contrastanti e questo non ha probabilmente giovato alla conoscenza scientifica del fenomeno e delle possibilità di prevenzione. La scelta politica di limitare o meno la detenzione legale di armi è gravata da incertezze sull’efficacia; se è vero che mentre alcune ricerche evidenziano una diminuzione di omicidi e suicidi dopo l’introduzione di leggi restrittive sulle armi, lo stesso effetto non è stato riscontrato in altri contesti. Oltre a ciò la crescente richiesta di sicurezza, che motiva alcuni cittadini a disporre di armi da fuoco, e il gran numero di persone che pratica legittimamente attività sportive e ricreative che prevedono l’uso di armi, quali la caccia e il tiro sportivo, rendono poco probabili nel nostro paese modifiche della legislazione in senso restrittivo. Assicurare efficaci metodi di prevenzione che non comportino inutili aggravi al Sistema Sanitario Nazionale e ai cittadini è quindi una priorità.

    Fonte: Ufficio stampa Università degli Studi di Milano 2009.
    http://it.health.yahoo.net/c_news.asp?id=24568

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