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    Prevenzione contro gli attacchi di panico

    Paola Vinciguerra, psicoterapeuta, presidente dell’EURODAP, Associazione Europea Attacchi di Panico e Direttore dell’Unità Italiana Attacchi di Panico presso la Clinica Paideia di Roma è circondata da, come li ha ribattezzati lei, “dappisti” (da DAP, Disturbi da Attacchi di Panico). Cura uomini e donne per i quali la vita è resa impossibile dal panico e il numero di questi malati sta crescendo vertiginosamente.
    “Il momento socio-politico-economico sta inesorabilmente producendo i suoi danni – spiega la Vinciguerra – e il malessere sta dilagando con i vari sintomi con cui il disagio psichico normalmente si esprime e gli attacchi di panico, insieme alla depressione, stanno diventando un sintomo comune tanto che vengono rappresentati anche nelle fiction televisive”.

    “Le persone hanno difficoltà a riconoscere un Dap – aggiunge l’esperta – si pensa, erroneamente, che ognuno di noi, con i ritmi di vita stressanti da sostenere quotidianamente, possa essere colto da cambiamenti di umore improvvisi, da forte ansia accompagnata da battito cardiaco accelerato, da rossori in viso, forte sudorazione e mancanza del respiro. Tutto questo poi seguito da gastriti e cefalee muscolo-tensive. Se non si interviene ci ritroveremo un giorno, inaspettatamente, a rimanere bloccati in una stanza, colti dal terrore di uscire, di socializzare, di vivere. Questa è la situazione estrema in cui i piccoli attacchi di panico sono diventati grandi, perché non curati e non riconosciuti”.

    “E’ necessario fare prevenzione – afferma la psicoterapeuta che collabora con la Cattedra di Neurologia dell’Università La Sapienza di Roma – Non a caso infatti si sta introducendo il nuovo concetto di psicologia che non è curare ma prevenire ed educare. In America si destinano fondi alla ricerca della nuova psicologia ed in Inghilterra al Wellington College di Crowthorne è già divenuta materia d’insegnamento.
    Nel nostro centro sono già attivi corsi dedicati a questo nuovo approccio di prevenzione.

    Il lavoro è basato sull’aumento dell’autostima, sul miglioramento del rapporto empatico con l’altro, della capacità dell’investimento delle proprie energie; si vuole portare il paziente ad individuare le mete personali di felicità, ad accettarsi, ad organizzare il pensiero in forma positiva.
    Per arrivare a tutto ciò si usano vari tecniche di bioenergetica, comportamentismo, di rilassamento e di gestione dell’ansia per arrivare a conquistare un reale stato di benessere psico-fisico.

    Tutto questo deve divenire uno dei nostri impegni primari, il nostro modo di far fronte alle difficoltà. Sforzarsi ed irrigidirsi non porterà alcun risultato positivo né da un punto di vista pratico nè personale”.

    Articolo tratto da: http://italiasalute.leonardo.it/default.asp

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